di Annely Zeni

LAWRENCE FEININGER – FOTO GIORGIO ROSSI – 1956

Il 7 gennaio 1976 Il 7 gennaio 1976 moriva, in un incidente stradale a Campo di Trens (Bressanone) Laurence K.J. Feininger, artista, musicista, sacerdote, che aveva eletto Trento a propria patria adottiva per realizzare il suo progetto di salvaguardia e diffusione del patrimonio musicale legato al ritualismo cristiano. Un immane lavoro di ricerca, catalogazione, trascrizione di manoscritti o opere a stampa dal Medioevo al Settecento, il cui risultato ha arricchito il patrimonio culturale trentino di una vasta biblioteca, a lui intitolata, conservata al Castello del Buonconsiglio e che costituisce un unicum a livello mondiale. Proprio l’importanza del lascito ha indotto la nascita, nel 2011, del Centro di eccellenza Laurence Feininger, oggi in prima fila nel cantiere degli eventi dedicati al cinquantenario della scomparsa.  Intanto il  7 gennaio un Concerto presso la Sala della Filarmonica di Trento alle 20.30  e una santa Messa in memoria arricchita dai canti del Gruppo vocale Laurence Feininger alle 18.00 nella Chiesa del Seminario diocesano, ricorderanno la figura del sacerdote e del compositore, con l’esecuzione di sue pagine per organo (alla consolle del Vegezzi bossi di Via Verdi saranno Paolo Delama e Stefano Rattini) e per pianoforte (pianista Lucrezia Slomp) nonché una preziosa prima esecuzione assoluta di un quartetto per archi affidata alle cure del Quartetto Ludus. Ne abbiamo parlato con Marco Gozzi, ordinario di musicologia e storia della musica all’Università di Trento nonché vicepresidente a anima scientifica del Centro Feininger,  con al suo attivo più di 200 lavori riservati alla musica medievale e rinascimentale.

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Come descriverebbe l’eredità spirituale e culturale lasciata da Laurence Feininger alla città di Trento e al mondo della musica? ​
Il lascito di Laurence Feininger è enormemente prezioso, sia come patrimonio materiale (la grande biblioteca liturgico-musicale oggi conservata al Castello del Buonconsiglio) sia come eredità di pensiero e di azione, un’eredità nata principalmente dalla conversione al cattolicesimo di fronte alla bellezza del canto gregoriano e della musica liturgica, una potente esperienza religiosa incontrata attraverso un monaco benedettino del monastero di Neuburg, probabilmente l’abate Adalberto von Neipperg , fortemente contrario all’incipiente nazismo. Feiniger ricevette infatti il battesimo a 25 anni, il 19 maggio 1934 in quel monastero benedettino vicino ad Heidelberg, dove si stava laureando in musicologia con Heirich Besseler, uno dei maggiori musicologi tedeschi del Novecento. Da quel momento la sua missione fu di rendere viva ‘ad maiorem Dei gloriam’ la grande tradizione della musica sacra cattolica di rito latino, sia attraverso la catalogazione, lo studio, la trascrizione e la pubblicazione in edizione moderna dell’immenso patrimonio musicale sacro, sia con l’esecuzione delle meraviglie musicali che andava scoprendo, attraverso il ‘Coro del Concilio’, un grande coro polifonico formato da tanti ragazzi trentini, che operò in tutta Europa dal 1949 al 1971. È un’eredità impegnativa, ma degna di essere valorizzata instancabilmente.

Qual è l’importanza del patrimonio musicale raccolto da Laurence Feininger per la cultura musicale internazionale? ​
La Biblioteca musicale Feininger è un unicum a livello mondiale, anzitutto per la ricchezza di documentazione sulle fonti liturgico-musicali sia manoscritte sia a stampa, ma anche per la passione e la determinazione che l’ha costruita e ampliata nel tempo. La biblioteca si compone di sei importanti sezioni: 1) oltre mille edizioni liturgiche con e senza notazione (dal Quattrocento al Novecento), 2) centotrentacinque grandi manoscritti liturgici con notazione (dall’undicesimo al diciottesimo secolo), 3) manoscritti di musica polifonica provenienti dal fondo romano di Santo Spirito in Saxia, 4) numerose trascrizioni musicali autografe di Laurence Feininger, 5) i centoquarantadue volumi di pubblicazioni della ‘Societas Universalis Sanctae Ceciliae’, curate personalmente da Laurence Feininger, 6) un ampissimo archivio fotografico comprende 1300 bobine di microfilm e oltre 300.000 fotografie di manoscritti e di edizioni di musica sacra, i cui originali sono conservati in biblioteche ed ar­chivi di tutto il mondo (Aosta, Augsburg, Basel, Bergamo, Berlino, Bologna, Bruxelles, Città del Vaticano, Durham, Edimburgo, Firenze, Gemona, Jena, Köln, Kremsmünster, Lisbona, Londra, Lucca, Milano, Montecassino, Modena, Monaco, Münster, Napoli, New York, Paris, Regensburg, Roma, Tenbury, Trento, Treviso, Venezia, Verona, Vienna, Washington). Fu verso la metà degli anni sessanta del Novecento che Feininger iniziò la raccolta sistematica di manoscritti e di edizioni liturgiche. Egli non si limitò a comprare manoscritti antichissimi o libri liturgici anteriori al Concilio di Trento, ma raccolse tutte le testimonianze, anche tarde o periferiche (manoscritti di epoche successive all’invenzione della stampa, edizioni settecentesche, ottocentesche, ecc.), di quel complesso cerimoniale che egli considerava “impareggiabile mezzo per comunicare la Dottrina della Verità” e “impareggiabile mezzo pastorale”: la liturgia cattolica. Qualsiasi libro che facesse parte di questa storia millenaria aveva per lui un valore inestimabile; questo distanzia enormemente i suoi criteri di valutazione e di scelta da quelli dei suoi eruditi colleghi bibliologi o musicologi, che consideravano e considerano quelle fonti solo marginalmente, e per un qualche particolare di loro interesse. Ciò che Feininger raccolse non è dunque una collezione da bibliofilo o da hobbista incallito: non c’era una fissazione da appassionato di libri antichi o da paleografo dilettante che lo spingeva; per Feininger quei libri erano cose vive, testimonianza di una storia di cui faceva parte, alla quale apparteneva da quando si era convertito al cattolicesimo. E la sua competenza nel campo superava di molto le visioni parziali degli altri studiosi. Feininger spendeva tutti i suoi soldi, spesso ricavati dalla vendita dei quadri del padre, nell’ampliamento della sua collezione

Laurence Feininger al lavoro in Vaticana. 1951

Quali sono le iniziative previste per il 50° anniversario della scomparsa di Laurence Feininger? ​

Il Centro di eccellenza Laurence Feininger ha già messo in cantiere numerose iniziative, che saranno inaugurate per l’appunto il prossimo 7 gennaio 2026. A cinquant’anni dalla morte sono previste nuove pubblicazioni (tra cui l’edizione inglese della magnifica biografia di Giuseppe Calliari, l’edizione delle trascrizioni di mottetti a quattro e otto voci di Giovanni Giorgi a cura di Roberto Gianotti, due monografie sul Prosario domenicano della Biblioteca Feininger a cura di Luisa Passamani e mia e sul Proprium francescano a cura di Giulia Gabrielli, Enrico Correggia e Giacomo Ferraris), conferenze, convegni, corsi, esposizioni bibliografiche, tavole rotonde (all’interno della diciannovesima edizione del seminario internazionale ‘Zelus domus tuae’), concerti in collaborazione con il Festival di Musica Sacra e l’intero Festival Trento Musicantica (giunto alla quarantesima edizione!), celebrazioni liturgiche, presentazioni di libri, aggiornamento del sito e creazione di nuove pagine e di nuovi strumenti di ricerca musicologica (https://www.centrofeininger.eu/), tra cui il nuovo sito italiano con i manoscritti Feininger collegato al progetto internazionale ‘Cantus Index’, creazioni multimediali, proiezione di documentari, ricerche, catalogazioni e diversi altre idee legate al cofinanziamento e alla collaborazione con numerose istituzioni trentine a cui è stata chiesta la partnership.

Trento-San-Lorenzo-19.06.1955

Quali sono le opere più significative di Feininger che il Centro ha contribuito a far conoscere al pubblico?
La prima opera è la sua Biblioteca, la seconda è il suo lavoro certosino e appassionato nei diversi ambiti: trascrizioni, studi, pubblicazioni, composizioni musicali, ma è ovvio che ogni edizione, ogni manoscritto e ogni scatto fotografico della biblioteca meriterebbe uno studio attento e una importante valorizzazione. I quattro grandi filoni legati a Feininger che in questi anni il presidente Danilo Curti ha spinto a valorizzare attraverso studi, ricerche, pubblicazioni e concerti sono: il gregoriano (anche quello dei secoli XV-XIX), i codici musicali trentini del Quattrocento (la più importante collezione di polifonia quattrocentesca esistente al mondo e probabilmente il motivo principale dello stabilizzarzi di Feininger a Trento), la policoralità romana del sei-settecento (scoperta negli anni ’40 del Novecento da Feininger attraverso lo studio dei manoscritti della Bilioteca Vaticana), le trascrizioni e le edizioni di musica sacra, le composizioni originali sue e del padre. Il Festival Trento Musicantica ogni anno da quarant’anni fa conoscere attraverso concerti, mostre e conferenze alcuni dei capolavori conservati in biblioteca e legati alla figura e all’opera di Feininger.

Quali sono le opere di Feininger che, secondo lei, meritano maggiore attenzione e studio?
Se parliamo delle opere compositive in senso stretto direi i Preludi e fughe per tastiera degli anni 1933-34, poiché, come spiega Paolo Delama nell’introduzione all’edizione delle opere per tastiera curate da Alberto Delama, la stragrande maggioranza delle altre composizioni scritte da don Lorenzo, fatte salve le Messe, aveva una destinazione relativamente ‘domestica’ e fruita quasi esclusivamente dal gruppo di giovani amici a lui vicini: ad esempio l’organico inconsueto di due violini e flauto trova corrispondenza nei momenti musicali con i violinisti Guido Crepaz e Dario Segatta (mentre al flauto suonava lo stesso Feininger), ed è lo stesso assetto cameristico che ricalca quello che, probabilmente, prima della partenza della famiglia per l’America, era interpretato – per la parte violinistica – dal padre e dalla madre. I Preludi e fughe hanno invece una genesi meno occasionale e legata alla felice competizione compositiva con papà Lyonel, nel comune amore per Bach e per il grande contrappunto. Sono composizioni ‘ascetiche’, come le definì Edward Lowinsky .Appartengono all’indirizzo contrappuntistico antitonale, quasi modale e incorporano procedimenti quattrocenteschi come il canone mensurale e l’aumentazione proporzionale o altre diavolerie del mondo franco-fiammingo.

Quali sono le caratteristiche principali del quartetto per archi composto da Laurence Feininger nel 1939, eseguito per la prima volta nell’appuntamento del 7 gennaio? ​
Il quartetto, composto nel giugno 1939 a New York, appartiene a un momento assai fecondo del giovane studente universitario: nell’elenco delle composizioni di questo periodo (tra il 1932 e il 1940) spiccano, oltre al quartetto,  le opere cameristiche e orchestrali, come i sei concerti per due violini e flauto, i due concerti per violino e orchestra, due concerti grossi, due concerti a 20 voci, le quattro messe, una sacra rappresentazione, i preludi e fuga e le suite per tastiera oltre ad altri pezzi cameristici. Il quartetto è organizzato secondo la forma classica nei quattro movimenti canonici: Allegro, Adagio, Menuetto con Trio, Presto e lo stile, pur essendo tonale, non vuole imitare qualche autore classico o romantico, ma sceglie un linguaggio essenziale, moderno ma non dissonante, molto attento alla forma, che non concede nulla al fascino accattivante dei temi, ma è invece assai impegnato nello scolpire ritmicamente le frasi, nella ricerca di un loro sviluppo coerente, con grande riguardo per la chiarezza strutturale e l’architettura formale. Nella scrittura si vede anche la destinazione ad un uso tra amici del pezzo e al gusto di far musica insieme.

Qual è il significato della celebrazione della Messa in latino cantata in gregoriano per ricordare Laurence Feininger? ​
L’opera di Feininger non si spiega senza l’incontro con la liturgia cattolica di rito latino, che l’affascinò mentre era giovane studente universitario, che lo fece convertire e poi diventare sacerdote. Il rito latino vede una perfetta pertinenza dei testi dei canti in gregoriano a ciascuna celebrazione, tutti i canti del proprium in quel rito sono coessenziali alla celebrazione e integrati con le letture. Questa unità può essere del tutto disattesa in una celebrazione moderna, ma il problema non è la lingua, o il tipo di rito. Feininger era legato al vetus ordo e al rito antico precedente al Concilio Vaticano II, la messa nel suo cinquantesimo anniversario sarà celebrata con il novus ordo e non sarà accompagnata solo da canti gregoriani, ma anche da canti provenienti da un Ordinarium francescano settecentesco a due voci. Dopo mezzo secolo, una Messa dice che questa persona non è stata dimenticata e riconosce un’eredità spirituale e culturale. È anche un modo per riaffermare che la vita di don Lorenzo ha lasciato un’impronta che continua a generare senso, affetto, gratitudine e nuova energia.

 

 

 

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