Nel nuovo allestimento firmato da Leo Muscato, con protagonisti Vladimir Stoyanov, Stefan Pop, Maria Katzarava, Giacomo Prestia, Paolo Arrivabeni, alla testa della Filarmonica Arturo Toscanini, dell’Orchestra Giovanile della Via Emilia e del Coro del Teatro Regio di Parma, dirige la partitura nell’edizione critica curata da Andreas Giger

“Quando ho iniziato a studiare I due Foscari – racconta Leo Muscato nelle sue note di regia – nel mio cervello si è creata una discrepanza fra musica e storia: da un lato c’era una vicenda ambientata in una Venezia rinascimentale della metà del XV secolo, con uomini che indossavano delle tuniche lunghe fino ai piedi; dall’altra una musica fortemente ottocentesca, con forme chiuse, cabalette eroiche e leitmotiv che caratterizzano i personaggi. Quasi istintivamente mi è venuto spontaneo pensare che se avessimo ambientato questa storia in un’epoca più vicina a Verdi, quella discrepanza non l’avrei più sentita. La cifra estetica di scene e costumi punta dunque a restituire un’astrazione. Il visivo è portato all’essenza. Per suggerire gli ambienti diversi adoperiamo un unico impianto scenografico che consente molti ed evidenti cambi di immagine. Senza fermare mai l’azione, si passerà da un quadro all’altro, senza soluzione di continuità, conferendo all’azione un ritmo molto serrato. E tutto ciò per alimentare un’idea di teatro che inseguo da sempre: un teatro che metta lo spettatore nella condizione di immaginare quello che non c’è; un teatro in cui la menzogna è bandita e la finzione diventa l’unico mezzo rimasto per riuscire a urlare delle verità che qualcuno possa ascoltare”.
«Bel dramma, bellissimo, arcibellissimo!» scriveva entusiasta Verdi al librettista Francesco Maria Piave nei mesi di preparazione de I due Foscari. A distanza di pochi mesi dal successo veneziano di Ernani, il compositore propose al Teatro Argentina di Roma, il 3 novembre 1844, il suo sesto titolo operistico, ispirato al dramma The two Foscari di George Byron. La musica scava, per la prima volta attraverso singoli temi per ciascun personaggio, nei legami più intimi, quelli familiari, e svela i contrasti interiori che dilaniano la coscienze, aprendo la strada alle altrettanto intime Luisa Miller, Stiffelio e Traviata.

I due Foscari inaugura il Festival Verdi 2019, giovedì 26 settembre alle ore 20.00 al Teatro Regio di Parma, (repliche 6, 11, 17 ottobre), nel nuovo allestimento firmato da Leo Muscato, con le scene di Andrea Belli, i costumi di Silvia Aymonino e le luci di Alessandro Verazzi. 

“Il direttore d’orchestra è un interprete che si trova di fronte un segno scritto – spiega Paolo Arrivabeni nelle sue note di direzione – e suo compito è appunto interpretarlo, cercare di capire perché il compositore ha scritto in quel determinato modo. Se Verdi ha scelto una tinta così tetra, così scura, lo ha fatto evidentemente con l’intenzione di seguire lo spirito del soggetto. Ogni volta che dirigo quest’opera sento come le tinte tenebrose abbiano lo scopo di evocare un’ambientazione, per certi versi in alcuni momenti si sente anche il sapore del mare, come Verdi farà poi con Simon Boccanegra. Il compito del direttore è proprio quello di sottolineare quel determinato colore che non a caso Verdi ha voluto mantenere per tutta l’opera. Ad esempio la scena di Jacopo da solo in prigione: all’inizio c’è un’introduzione strumentale di viola e violoncello soli – e il fatto che Verdi scriva “soli” non è un caso, è quasi onomatopeico, come se volesse già così sottolineare la solitudine in cui si trova Jacopo. Il senso di tristezza e desolazione che comunica questa introduzione è già di per sé geniale. Qui Verdi è veramente avveniristico, ha un fare da compositore del Novecento. Di fronte a una situazione di questo genere occorre semplicemente assecondare quello che Verdi ha voluto suggerire in termini espressivi”.

Foto: D.I.Gi.P. Paolo Chiste’
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Laureata in Filosofia all'Università di Bologna e curatrice degli archivi comunali di Riva del Garda, ha seguito un corso di specializzazione in critica musicale a Rovereto con Angelo Foletto, Carla Moreni, Carlo Vitali fra i docenti. Ha collaborato con testate specializzate e alla stesura di programmi di sala per il Maggio Musicale Fiorentino (Macbeth, 2013), Festival della Valle d'Itria (Giovanna d'Arco, 2013), Teatro Regio di Parma (I masnadieri, 2013) e Teatro alla Scala (Lucia di Lammermoor, 2014; Masnadieri 2019) e con servizi sulle riviste Amadeus e Musica. Attualmente collabora con la testata on-line Le Salon Musical e con la rivista teatrale Sipario. Svolge attività di docenza ai master estivi del Conservatorio di Trento sez. Riva del Garda per progetti interdisciplinari tra musica e letteratura.