Con l’ultima rappresentazione del Götterdämmerung di Richard Wagner avvenuta il 17 febbraio Il Teatro alla Scala ha concluso una prima serie dindi rappresentazioni del ciclo wagneriano dell‘Anello del Nibelungo. Ma non ha chiuso questa esperienza musicale presentando al pubblico scaligero due serie di rappresentazioni affidate ai direttori  che nelle hanno gestito i precedenti allestimenti.
Dal 1° marzo 2026 il Teatro alla Scala presenta un nuovo allestimento del Ring des Nibelungen di Richard Wagner, con la direzione affidata a Simone Young e Alexander Soddy e la regia di David McVicar, esattamente a 150 anni dalla prima esecuzione del 1876 e a 100 anni dalla prima produzione della Tetralogia al Teatro alla Scala nel 1926.
Primo ciclo – ALEXANDER SODDY
DAS RHEINGOLD – 1 marzo, ore 20
DIE WALKÜRE – 3 marzo, ore 18
SIEGFRIED – 5 marzo, ore 18
GÖTTERDÄMMERUNG– 7 marzo, ore 18
Secondo ciclo – SIMONE YOUNG
DAS RHEINGOLD – 10 marzo, ore 20
DIE WALKÜRE – 11 marzo, ore 18
SIEGFRIED – 13 marzo, ore 18
GÖTTERDÄMMERUNG – 15 marzo, ore 18

A corredo delle rappresentazioni, il Museo Teatrale alla Scala presenta dal 30 gennaio una mostra, visitabile fino al 3 maggio 2026, intitolata “La rivoluzione del Ring Visconti Ronconi Chéreau”, a cura di Giovanni Agosti e con l’allestimento di Margherita Palli. La mostra è dedicata a Pier Luigi Pizzi, scenografo de La Walkiria e Sigfrido nella regia scaligera di Luca Ronconi.
Sui pannelli del Ridotto dei Palchi “A. Toscanini”, sempre dal 30 gennaio, arriva invece “Risonanze Wagner – Visioni intorno al Ring”, esposizione a cura di Gianluigi Colin e Mattia Palma che esplora l’eredità del Ring des Nibelungen attraverso un progetto espositivo che vede protagoniste quattro artiste contemporanee, Antonella Benanzato, Flaminia Veronesi, Chiara Calore e Federica Perazzoli.

Non mancano gli aspetti innovativi che si sono succediti nel teatro milanese a partire proprio dal 1926 con la direzione affidata a Arturo Toscanini e che hanno segnato la storia degli allestimenti alla Scala
La rivoluzione del Ring – Visconti Ronconi Chéreau
Nel corso degli anni Settanta l’interpretazione prevalente del Ring subisce una radicale mutazione: dall’approccio prevalentemente astratto e simbolico della Bayreuth di Wieland Wagner a una lettura sociologica e politica anche ispirata dal saggio di T.W. Adorno.
La mostra, curata da Giovanni Agosti e allestita da Margherita Palli, presenta l’origine di questa impostazione al Teatro alla Scala, con la commissione di un nuovo allestimento a Luchino Visconti, che aveva da poco presentato nelle sale La caduta degli dèi ed era impegnato a girare Ludwig.  In seguito alla malattia di Visconti il progetto è affidato per la regia a Luca Ronconi e per la scenografia a Pier Luigi Pizzi.
Il Ring di Visconti alla Scala sarebbe dovuto iniziare con l’Oro del Reno nel marzo del 1973. La malattia che colpisce il regista rende impossibile la realizzazione del progetto, nonostante bozzetti e figurini fossero già pronti. Di fronte all’emergenza, si sceglie di mandare in scena l’Oro del Reno con un allestimento esistente, quello di Monaco di Baviera, firmato da Günther Rennert nel 1969. Quando diviene chiaro che Visconti non potrà subentrare neanche per La Walkiria, Paolo Grassi e Massimo Bogianckino, che hanno assunto la guida del Teatro, affidano il progetto a Luca Ronconi e allo scenografo Pier Luigi Pizzi. Va così in scena nel 1974 una rivoluzionaria Walkiria che ricolloca il melodramma nel contesto borghese in cui era stata concepita.
La nuova concezione infastidisce il direttore Wolfgang Sawallisch, indigna il pubblico e gran parte della critica. Pier Luigi Pizzi convince il direttore a non abbandonare il progetto, ma dopo le contestazioni a Sigfrido nel 1975 Sawallisch si dissocia definitivamente lasciando il Ring della Scala incompiuto. Il progetto di Ronconi e Pizzi si realizzerà alcuni anni più tardi al Maggio Musicale Fiorentino, dove Massimo Bogianckino è Sovrintendente dal 1975, sotto la direzione di Zubin Mehta.

Bozzetto-di-Pier-Luigi-Pizzi-per-La-Walkiria-del-1974

L’ambientazione guglielmina e la critica del capitalismo che caratterizzano il progetto scaligero compaiono come temi caratterizzanti del celebre allestimento firmato a Bayreuth nel 1976 da Patrice Chéreau con la direzione di Pierre Boulez e le scene di Richard Peduzzi, in occasione del centenario del Festival.

foto Brescia e Amisano

Nella sezione della mostra che presenta gli allestimenti scaligeri precedenti gli anni ‛70 sono esposti tre olii di Mariano Fortuny, parte di una serie di nove dipinti di argomento wagneriano realizzati dall’artista nel 1947 per un progetto di allestimento che, dopo la morte dell’artista, sarà realizzato nel 1950 da Nicola Benois. I nove dipinti sono custoditi dall’Archivio storico-artistico del Teatro, che li ha fatti restaurare per l’occasione.
Del resto, le influenze del fenomeno wagneriano in generale, e del progetto monumentale del Ring in particolare, non si sono mai arrestate: dal concetto stesso di serialità alle imprevedibili diramazioni del fantasy, ancora oggi siamo tutti debitori, più o meno consapevoli, di quella visione artistica rivoluzionaria. La scommessa affrontata in questa sede è stata verificare se le personalità artistiche contemporanee possano ancora entrare in risonanza con la Tetralogia

ScalaMuseo Ring 2026 Web©hanninen

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