di Maria Di Stasio
TRA SEGNO E DIREZIONE .La ricerca artistica di Blacksy tra identità, materia e trasformazione. Simona Carbone 
https://www.blacksy.it/   

Nel lavoro di Blacksy (Simona Carbone) l’arte non è mai semplice rappresentazione, ma un processo di interrogazione profonda sull’esistenza. La sua ricerca si muove lungo un territorio intimo e universale al tempo stesso, dove l’esperienza individuale diventa linguaggio condiviso e la materia si carica di significati simbolici. Ogni opera è una soglia: uno spazio di passaggio tra ciò che è visibile e ciò che appartiene alla dimensione interiore dell’essere. L’artista costruisce un vocabolario visivo che nasce dall’osservazione del vivere contemporaneo e dalle sue tensioni più profonde: identità, memoria, scelta, trasformazione. La sua pratica non segue una direzione lineare, ma procede per stratificazioni, per accumulo di segni, per intuizioni che si sedimentano sulla superficie
dell’opera come tracce di un vissuto in continua evoluzione. Elemento centrale della ricerca di Blacksy è il rapporto tra materia e segno. I materiali non sono mai neutri,
ma portatori di una memoria intrinseca che dialoga con il gesto artistico. Il segno emerge come atto necessario, quasi rituale, capace di dare forma a un pensiero che precede l’immagine.
La materia viene attraversata, incisa, trasformata: diventa luogo di confronto tra controllo e abbandono, tra progettualità e istinto. In questo equilibrio fragile risiede la forza del suo linguaggio, che rifiuta l’estetica fine a sé stessa per abbracciare una dimensione più profonda, in cui ogni intervento è carico di senso. Ricorrente nella ricerca dell’artista è il concetto di direzione, intesa non come traiettoria fisica ma come orientamento esistenziale. Le forme, i segni e le composizioni alludono a un movimento costante, a un andare che non conosce una meta definitiva. La direzione diventa così metafora della condizione umana: un percorso fatto di scelte, deviazioni, ritorni e slanci improvvisi. Non esiste una risposta univoca nelle opere di Blacksy, ma una pluralità di possibilità interpretative che riflettono la complessità dell’essere. L’opera non impone un significato, ma invita lo spettatore a riconoscersi, a interrogarsi, a trovare la propria direzione all’interno dello spazio visivo.
La ricerca dell’artista si concentra su una visione dell’identità come processo dinamico, mai definitivo. L’essere umano viene osservato nella sua dimensione fragile, mutevole, in continuo dialogo con il tempo e con l’esperienza. La memoria non è nostalgia, ma materia viva che riaffiora attraverso il segno, diventando parte integrante della costruzione visiva.
In questo senso, l’opera si configura come un archivio emotivo: ogni elemento racconta un passaggio, una trasformazione, un frammento di vita che si traduce in forma. L’arte diventa così strumento di consapevolezza, capace di rendere visibile ciò che spesso resta inesprimibile. Un aspetto fondamentale della ricerca di Blacksy è il ruolo attribuito allo spettatore. L’opera non è un oggetto concluso, ma uno spazio aperto alla relazione. Chi osserva è chiamato a entrare in dialogo con il lavoro, a completarlo attraverso la propria esperienza e sensibilità.
Questa apertura trasforma la fruizione in un atto partecipativo, in cui l’arte diventa esperienza condivisa. Il significato non è mai imposto, ma nasce dall’incontro tra l’opera e lo sguardo di chi la attraversa. Nel panorama dell’arte contemporanea, la ricerca di Blacksy si colloca in un ambito che privilegia l’indagine interiore e il valore simbolico del gesto artistico. Il suo lavoro dialoga con le urgenze del presente, offrendo una riflessione profonda sull’essere umano e sulle sue molteplici direzioni possibili.
La sua pratica si distingue per la capacità di coniugare introspezione e universalità, trasformando l’esperienza personale in un linguaggio aperto, accessibile e profondamente umano. La ricerca artistica di Blacksy si configura come un viaggio continuo nell’essenza dell’essere. Attraverso materia, segno e simbolo, l’artista costruisce un percorso che invita alla riflessione, al confronto e alla consapevolezza. Un’arte che non offre risposte, ma pone domande necessarie, lasciando che ogni direzione resti aperta, come la vita stessa.

2025
– Video mostra dell’opera “The Signs of Life” presso il Teatro Manzoni a Milano
– Collettive presso gallerie a Parigi e Tokyo (febbraio)
– Art World Dubai, importante fiera internazionale d’arte (aprile)
– Mostra internazionale d’arte contemporanea “Everland” alla Galleria Il Leone a Roma (aprile)
Collettive a Pechino e Parigi
– Prima mostra personale a Palazzo Martini a Oria (BR), mio paese d’origine
– Collettiva “Introspettiva” in una galleria di Napoli (ottobre)
– Paratissima, fiera d’arte internazionale a Torino (ottobre)
– Collettiva “Tradizione e Innovazione” presso la Chiesa di Santa Maria di Porto Salvo a Napoli (6-14 dicembre)

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui