di Francesca Bernardi
Sostenere il futuro. L’arte come resistenza al digitale invisibile Tra materia e immateriale, artisti e performer esplorano la fragilità dell’umano nell’era della connessione continua, trasformando l’arte in un esercizio di lentezza, attenzione e resistenza poetica.
Fabio Sironi, CAVALLO DI TROIA CON CRUCIVERBA
C’è una parola che attraversa la mostra Sostenere il futuro, promossa da NOIBRERA APS e Evuz Art ODV su invito di Rete Cultura Vigevano per la IX edizione del Festival delle Trasformazioni: sostenibilità. Ma qui la sostenibilità non è solo ambientale o tecnologica è culturale, etica, perfino spirituale. È la sostenibilità del pensare, del ricordare, del percepire. In questa prospettiva, il digitale non è più solo il tema da affrontare ma l’ambiente stesso ovvero la condizione in cui siamo immersi. Come scriveva Vilém Flusser, la tecnologia contemporanea non si limita a rappresentare il mondo ma “lo ricrea attraverso i suoi stessi codici”. La mostra sembrerebbe volersi muovere su questa soglia dove la materia e l’immateriale si confondono e l’arte diventa il luogo in cui il pensiero prende corpo.

Fin dall’inaugurazione – segnata da due performance emblematiche – lo spazio espositivo si è fatto organismo sensibile. In “Non sono ancora diventato migliore” di Alex Sala, il corpo dell’artista attraversava la stanza con gesti minimi e reiterati quasi un algoritmo corporeo che inciampa nella propria programmazione. È un atto fragile ma lucidissimo che restituisce al pubblico l’imprevisto dell’umano nell’era della precisione digitale. In “Teatro Fracking”, ideata da Fabio Sironi accompagnato da Gianni Mimmo, la performance si è fatta suono e scavo: un dialogo improvvisato di segni, parole e strumenti che evocava la frattura interiore di una coscienza iperconnessa. Le due azioni, così diverse, hanno funzionato come una sorta di prologo critico: non rappresentare la tecnologia ma mostrarne le incrinature. Dentro la mostra il discorso si sviluppa come un continuum di riflessioni. Marco Raimondo costruisce, con le opere Mindstorm e Il dolce pensare in un mondo digitale, una dialettica espressa in dittico fra rapidità e lentezza, fra flusso cognitivo e materia pittorica. Da un lato abbiamo una stampa digitale, nata dal ritmo frenetico del pensiero frammentato, dall’altro la controparte nella tela ad olio dove il gesto pittorico diventa atto di resistenza. È una tensione che richiama le analisi di Hartmut Rosa sulla “società della velocità”: l’artista, rallentando il gesto, rende di nuovo sostenibile l’atto stesso del pensare. Accanto a lui, Marina Falco riporta la riflessione sull’organismo fisico e sul suo destino. La sua installazione installazione site-specific composta da 18 elementi di carta Orizzonti del corpo, è un percorso di carte e segni che scandiscono l’evoluzione dell’uomo ma anche la sua dissoluzione nella spirale virtuale della chiocciola “@”. Falco invita al silenzio, al signum harpocraticum, come gesto politico contro il rumore di fondo del mondo digitale. L’opera diventa mappa interiore e vede il corpo come orizzonte da ritrovare ovvero il primo territorio della sostenibilità.
Il filo della memoria, invece, attraversa le due opere di Maurizio Bondesan. In Scheda di memoria archetipica e Processore mistico barbarico, circuiti e figure primordiali convivono sul plexiglass come in un sogno del silicio. È l’inconscio della macchina che incontra l’archetipo umano in una tensione tra calcolo e mito. Il bronzo ossidato della cornice restituisce il tempo e il peso della materia, opponendosi alla trasparenza del supporto. In Bondesan l’arte è un’ecologia del senso, un tentativo di conservare, dentro il linguaggio tecnologico, la memoria della mano e del respiro.


La dimensione più interiore e meditativa emerge invece nelle opere di Emma Bozzella. Spazio vuoto mentale è un omaggio alla lentezza orientale, al vuoto come condizione di apertura; Preziosa origine risale alla genealogia biologica e spirituale dell’uomo, dal mare primordiale alla consapevolezza. Bozzella suggerisce che la sostenibilità più urgente sia quella della mente: imparare a svuotarla, a restituirle silenzio, per far riaffiorare intuizioni non ancora codificate.
Le ricerche dei vari artisti non restano separate, ciascuna propone una forma di resistenza poetica dalla lentezza alla memoria, passando per corpo e vuoto andando a comporre un unico tessuto concettuale che s’interroga sulla medesima domanda: cosa resta umano in un mondo sempre più plasmato dalla tecnica?

È in questa coralità che si percepisce la forza del progetto. NOIBRERA APS ed Evuz Art ODV, due realtà diverse ma affini, hanno costruito una piattaforma di dialogo in cui la creatività si manifesta come gesto civile, comunitario. La loro mostra non si limita a tematizzare la sostenibilità, ma la pratica: nel ritmo dell’allestimento, nel rapporto con il pubblico, nella scelta dei materiali e dei tempi di fruizione.
Come scriveva Italo Calvino nelle Lezioni americane, “la leggerezza non è fuga dalla realtà, ma modo di attraversarla con un diverso peso”. Sostenere il futuro si muove in questa direzione: attraversare il presente senza esserne travolti, riconoscendo nell’arte la possibilità di un pensiero sostenibile. In un mondo che tende alla smaterializzazione, gli artisti qui riuniti restituiscono al pensiero il suo corpo, e alla materia la sua anima.
La mostra resterà visitabile sino al 16 novembre 2025
Seconda Scuderia del Castello di Vigevano
Piazza Ducale – Vigevano (PV)
Artisti in mostra
Alessandro Abruscato, Massimo Bandi, Maurizio Bondesan, Emma Bozzella, Giò Cacciatore, Giuliana Consilvio, Renzo Dell’Ungaro, Aleksandra Erdeljan, Marina Falco, Annamaria Gagliardi, Renato Galbusera, Silvana Giannelli, Antonio Giarrusso, Giuse Iannello, Lorenzo Lucatelli, Giò Marchesi, Giuseppe Matrascia, Veronica Menchise, Nik Palermo, Nadia Pelà, Günter Pusch, Marco Raimondo, Pierangelo Russo, Alex Sala, Fabio Sironi, Rossella Taffa, Laura Trazzi






Ottimo articolo!