di Francesca Bernardi
Allo Spazio Heart di Vimercate, in provincia di Monza e Brianza, la mostra “Alfonso Cortesi. Storia di un corniciaio” conclusasi il 16 marzo 2025
La storia che vorrei raccontare oggi è nettamente diversa da tutte quelle che siete abituati a leggere con in calce la mia firma. Ciò che accade abitualmente è che io vada ad una mostra, a visitare una galleria o una città, e ve ne parli standone un po’ al di fuori, senza approfondire troppo e senza restituirvi una lettura per addetti ai lavori. Oggi la narrazione invece inizia in prima persona. Era il 2004 ed ero una studentessa di un liceo modenese quando la professoressa di arte disse una cosa che mi face riflettere molto, allora come adesso, e ogni volta che ci ripenso. “La Storia dell’Arte che leggiamo su questi libri ragazzi è solo una delle tante Storie possibili. Vi viene narrata dal punto di vista dei grandi artisti, di quelli che la tradizione ha tramandato come tali, ma si potrebbe studiare Arte tramite i cosiddetti minori, o per correnti, o utilizzando le cornici”. Utilizzando le cornici. Ecco quell’espressione mi restò impressa, immaginando un giorno di poter analizzare la Storia dell’Arte attraverso quel tipo di studio e appena ho letto il comunicato stampa sono tornata a quella mattina del 2004.
La mostra ha reso omaggio alla figura di Alfonso Cortesi, un artigiano che ha saputo trasformare il mestiere del corniciaio in una vera e propria arte, giocando un ruolo fondamentale nella scena artistica italiana del XX secolo. Il percorso espositivo, curato da Simona Bartolena e Armando Fettolini è stato un tributo alla sua maestria artigiana che ha contribuito in modo indissolubile alla percezione e alla narrazione visiva di quelle stesse opere. Erano quaranta i pezzi in mostra, di ventitré artisti differenti eppure non erano loro i protagonisti. Al centro di tutto vi era in primis la cornice e in seconda battuta il legame profondo tra il corniciaio e i grandi nomi dell’arte italiana. Il risultato è il racconto di una parte della storia dell’arte che raramente viene messa in luce.
Alfonso Cortesi con la moglie Mariuccia

Ma chi è Alfonso Cortesi? Nato nel 1918 (…) ancora giovanissimo, trova impiego come garzone da Egisto Marconi (…) fra i principali innovatori dell’arte corniciaia europea, che lavorò con tutti i grandi artisti del tempo, da Sironi a Morandi, e padre di Giorgio Marconi, uno dei maggiori galleristi italiani. A interrompere la sua crescita professionale sopraggiunge la guerra. Cortesi parte per la Campagna di Russia, un’esperienza terribile, che lo segnerà profondamente. (…) Tornato a Milano, nel 1946 sposa Mariuccia Colnaghi (…) che resterà per sempre al suo fianco, diventando una preziosissima alleata, consigliera e aiutante, oltre che compagna e madre di Venusta, la loro unica figlia. Nel 1947 aprono un primo laboratorio di cornici a San Siro, e solo tre anni dopo, nel 1950, si spostano in un atelier più grande a Monza. L’Italia del secondo dopoguerra è un paese ancora con molte macerie che cerca di riprendersi poco alla volta, e l’idea di aprire un’attività che punta su un bene effimero come le cornici è a dir poco coraggiosa” [1]. Ma Mariuccia e Alfonso non si lasciano spaventare, e il tempo darà loro ragione, negli anni del dopo guerra, infatti l’arte e l’artigianato italiano vivevano un periodo di grande fermento e rinnovamento.
Alfonso Cortesi e Luigi il suo aiutante
Il lavoro di Cortesi ha cambiato la visione della cornice che fino ad allora veniva considerata quasi come un accessorio, un ornamento senza valore. Elevandone il concetto ad una scelta stilistica capace di arrivare anche ad influenzare la percezione dell’opera, ne cambierà per sempre il ruolo: da oggetto decorativo, ad elemento fondativo della narrazione visiva del dipinto stesso, elemento che ne modifica la sua lettura e la sua interpretazione.

Il laboratorio di Cortesi oggi
Nel corso della storia, la cornice ha avuto un ruolo che è andato modificandosi. Nel Rinascimento, per esempio, la cornice aveva un valore funzionale ed estetico: si trattava di un elemento che conferiva solidità al dipinto, spesso realizzato su tavola, e ne nascondeva lo spessore. Con il passare dei secoli, tuttavia, la cornice è diventata un elemento decorativo, legato alle mode e ai gusti dei proprietari. Questa evoluzione ha portato a un progressivo distacco tra l’opera d’arte e la cornice, che veniva spesso sostituita a seconda delle tendenze. Nel XX secolo, tuttavia, alcuni artisti hanno iniziato a riflettere nuovamente sul ruolo della cornice, come Lucio Fontana, che ha integrato la cornice nell’opera stessa, o Frank Stella, che ha creato opere in cui la cornice non è più un oggetto separato, ma fa parte del dipinto stesso. Cortesi ha anticipato questi sviluppi, riconoscendo che la cornice, lontano dall’essere solo un contorno, doveva essere in sintonia con l’opera, in grado di amplificarne il messaggio e la forza espressiva.
Alfonso Cortesi con Lino Marzulli
Alfonso Cortesi, sapeva mettere in cornice sia un Concetto spaziale di Fontana che il disegno di un bambino. Sceglieva le opere senza alcun intento semplicemente perché erano di suo gusto e giocava con il suo lavoro decentrandole quel tanto che bastava per creare un’emozione o realizzando i lati non perfettamente perpendicolari. In mostra anche le sue celebri “Biennale”. Più sobrie e discrete, così chiamate perché destinate negli anni cinquanta e sessanta ad artisti che presero parte alla manifestazione veneziana. Una sorta di contenitore in perfetta armonia cromatica con l’opera, che non ne sormonta i contorni ma vi si avvicina appena creando un passepartout virtuale dall’ombra portata dell’opera.
Il libro con elenco di opere della collezione Cortesi
La mostra di Vimercate ha voluto celebrare l’arte del corniciaio, ma ha invitato anche a riflettere sul rapporto tra l’opera d’arte e il supporto che la racchiude, raccontando una storia in cui la cornice non è più solo un oggetto, ma diventa una parte integrante della visione dell’artista. Il progetto ha messo in evidenza come Cortesi, con la sua sensibilità unica, abbia saputo intuire la relazione profonda tra il supporto e l’opera, modificando il modo in cui l’arte veniva percepita e vissuta. La mostra è diventata così una riflessione sull’evoluzione del mestiere di corniciaio e sul suo contributo all’arte contemporanea, restituendo la memoria di un uomo che ha scommesso sul futuro dell’arte, trasformando una tradizione artigiana in una forma di espressione artistica a tutti gli effetti.
[1] Tratto dal libro-catalogo CORTESI. Storia di un corniciaio presentato al finissage della mostra il 16 marzo 2025








