Trento, Teatro Sociale, 29 novembre 2025, ore 20
THIS IS A PREMIERE
Prima nazionale
idea, coreografia, interpretazione di Cristiana Morganti e Emanuele Soavi
drammaturgia Cristiana Morganti
disegno luci Simone Mancini
costumi Chiara Venturini
sguardo esterno Achim Conrad, Kenji Takagi
sound editing Federico Casadei
assistenti alla coreografia Elena Copelli, Federico Casadei
direttore tecnico Roman Sroka
produzione esecutiva Achim Conrad
ufficio stampa Elisa Sirianni
distribuzione per l’Italia Roberta Righi
Un ringraziamento speciale a Mark Sieczkarek per i costumi della scena d’apertura
una produzione Emanuele Soavi incompany e Cristiana Morganti
in coproduzione con Festival euro-scene – Leipzig (DE), Pina-Bausch-Zentrum – Wuppertal (DE), Centro Servizi Culturali Santa Chiara – Trento (IT), TanzFaktur – Köln (DE) con il sostengo di Teatri di Pistoia Centro di Produzione Teatrale – Pistoia (IT) e Teatro Comunale di Ferrara (IT), finanziata dal Kulturamt der Stadt Köln, Ministerium für Kultur und Wissenschaft des Landes Nordrhein-Westfalen e Landesbüro Freie Darstellende Künste Nordrhein-Westfalen, con il sostegno di NATIONALE PERFORMANCE NETZ Koproduktionsförderung Tanz, finanziata dalla Beauftragte der Bundesregierung für Kultur und Medien (DE).

Cristiana Morganti, storica interprete del Tanztheater Wuppertal Pina Bausch, ed Emanuele Soavi, cresciuto con coreografi come William Forsythe e Jiry Kylian, sono i protagonisti di questa nuova e insolita collaborazione con scuole coreografiche differenti per modelli e linguaggi corporei. Con una produzione europea che coinvolge il Centro Servizi Culturali Santa Chiara di Trento e con realtà della danza contemporanea germaniche ecco che prende forma un nuovo modo di comunicare la danza moderna.
Con This is a premiere si confrontano in due ideatori l’uno con l’altra, indagando con parole, gesti e danza il loro modo di intendere l’arte e il teatro, ma anche le loro origini, la loro vita di “immigrati” italiani trapiantati in Germania. Del resto lo spettacolo ha debuttato a Colonia con i dialoghi in tedesco, quindi tradotto cercando di non perdere il senso delle parole anche nelle diverse sonorità linguistiche.

Un plasmare sequenze ed episodi (apparentemente “copia e incolla”) solo per renderli filo conduttore da cui si diramano nuove idee e visioni poetiche. Ma anche una discussione ironica e graffiante sugli attuali “codici di comportamento” nel mondo della danza, con mode e trend ormai onnipresenti, obblighi impliciti ed espliciti divieti. Parliamone e poi danziamo. Entrambi artisti italiani, che vivono e lavorano in Germania da più di vent’anni, coreografi di successo, consapevoli dei loro background di appartenenza, dei loro stili e approcci compositivi personali. Confrontandosi uno con l’altra, mettono in discussione il loro modo di intendere l’arte e il teatro, indagano le loro origini, il dietro le quinte della loro carriera e l’innegabile evidenza di essere consciamente e inconsciamente legati a specifiche radici culturali. Si interrogano su temi socio-politici, come la fluidità di genere, la sostenibilità, ma anche su temi specifici legati alla faticosa fase produttiva alla base di un nuovo spettacolo. con un sapiente innesto di diali tra l’ironico e il grottesco e pungente hanno messo in luce anche i meccanismi distorti del mondo dello spettacolo creando una sorta di dialogo a distanza con il pubblico, mettendo l’ attenzione sulla funzione del teatro nella società odierna. Morganti e Soavi vogliono rendere visibili e partecipi gli spettatori alle loro riflessioni e lo fanno direttamente sul palco, con parole, gesti e danza. E questo loro costante, specifico rispondere con il corpo è anche un modo di tradurre e rendere evidenti i loro diversi linguaggi di movimento. tatto fluidità quello di Soavi che offre ampia dimostrazione in uno stacco iniziale e in alcuni passi di assoli, a contrasto con la Morganti di una staticità e movimenti essenziali.

Si parla, si danza a si canta quando nel raccontare gli stereotipo tedeschi e italiani inevitabilmente si cade nella musica quella popolare anni ’70 e 80 fatta di Celentano, Modugno, Battisti, De Andrè, Cotugno, come una rimpatriata nostalgica in terra straniera. Sempre emigranti sono e si percepiscono come tali.
Lo spettacolo parte con quelle interviste stereotipate montate con voci fuori campo su come ci si è trovati a lavorare assieme, come vi siete trovati i perché e i come di questo progetto a cui fa seguito anche risposte sarcastiche e stereotipate sulle motivazioni perchè si fa danza eccetera eccetera. Ma le risposte poi vengono fuori nel corso dello spettacolo.
ma anche stereotipi è stata l’intervista del conduttore post spettacolo, con il pubblico che si è trattenuto come è costume in una premiere ed ecco il dialogo intervista tra pubblico e conduttore

Sulla collaborazione tra Cristiana Morganti e Emanuele Soavi.
Cristiana: “Confesso che all’inizio l’idea di creare uno spettacolo in collaborazione con un altro coreografo mi spaventava un pochino: non riuscivo infatti ad immaginare come condividere il misterioso processo della creazione. Ma ultimamente, forse perché reduce da un paio di anni che mi hanno vista soprattutto in scena con i miei assoli, l’dea del confronto e dello scambio con un altro coreografo mi intrigava ed inspirava molto.
Penso che con Emanuele sarà una sfida, ma in senso buono. Sono curiosa di scoprire il suo linguaggio coreografico, così diverso dal mio, curiosa dalla fusione delle nostre idee e delle nostre esperienze. Soprattutto sento che ci aiuteremo a vicenda ad investigare, con ironia ed umorismo, temi e situazioni che ci stanno a cuore ma che forse da soli non oseremmo affrontare. Credo che io ed Emanuele siamo due artisti maturi e sensibili che hanno voglia di relazionarsi col pubblico in maniera diretta e sincera. Il mio desiderio è infatti coinvolgere gli spettatori portandoli nel nostro universo, mostrando candidamente il confronto tra due personalità ben definite su temi attuali che possono anche vederli non d’accordo. Mi sembra infatti che presentare un dialogo dove alla fine l’ascoltarsi diventi la cifra vincente, sia di questi tempi un idea quasi rivoluzionaria. Ovviamente questo scambio sarà fatto di parole ma soprattutto di movimenti, voci, danza, musica, in un alternanza di situazioni divertenti, ma anche poetiche e misteriose, legate al nostro vissuto più profondo, ai nostri ricordi. Essere in due da coraggio.”
Emanuele: “In questa creazione con Cristiana vorrei provare a presentare scene e situazioni semplici, dirette, ma ricche di densità espressiva e di intenzioni da svelare in maniera teatrale. Immagino un lavoro dove artisti e pubblico siano molto vicini, quasi in contatto. Un dialogo dal vivo fatto di storie reali e immaginarie, sui momenti difficili e quelli esaltanti che fanno parte del processo di produzione di uno spettacolo. Vorrei raccontare desideri segreti, e vecchie ferite, con sincerità ed ironia. E poi, con l’incontro dei corpi in movimento, esprimere quanto sia diventata complicata, al giorno d’oggi, l’interazione reciproca. Come la distanza tra gli esseri umani, tra persona e persona sia sempre maggiore. Credo che io e Cristiana possediamo entrambi un incrollabile senso dell’umorismo e una sensibilità innata all’autocritica e credo che potremmo riuscire a trasmettere un’idea di danza contemporanea molto diversa da quella che risuona spesso nell’immaginario comune. Un’arte esigente sì, ma anche estremamente gioiosa e comunicativa: perché non ritrovare semplicemente il piacere di vedere sul palco danzatori e performer in movimento, interpreti che si interrogano in modo “insolito” e allo stesso tempo si divertono?
Vorrei scoprire fino a che punto siamo ancora aperti e capaci di ascoltarci a vicenda, di creare un valore aggiunto (artistico) attraverso la cooperazione, e preferibilmente il confronto. Lasciare andare l’ego, e consentire allo sguardo dell’altro di rivelarci nuovi aspetti e prospettive: forse è questo ciò che la nostra società dovrebbe imparare per fare scoperte sorprendenti che possano poi diventare la base per qualcosa di ‘NUOVO’?”







