Arco (Tn) Salone delle feste del Casìnò di Arco, 12 gennaio 2024, 0re 15.30
Domeniche in Musica. Organizzazione Camerata Musicale di Arco. Lega Vita SerenaPiacere! Sono Operetta.
A cura di Elisa Luppi

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L’operetta è un genere teatrale e musicale nato nel 1856 (con La Rose de Saint-Flour di Jacques Offenbach) divenuta famosa nel 1860 in Francia e solo successivamente in Austria. Differisce dal più tradizionale melodramma per l’alternanza sistematica di brani musicali, parti dialogate e storie a lieto fine obbligatorio. In sostanza una sorella minore dell’opera. Fu un genere molto presente nell’Europa centrale che già in precedenza presentava una simile alternanza di canto e recitazione, nei generi dell’opéra-comique francese e del singspiel tedesco. D’altra parte il genere dell’operetta non si identifica solo con una forma, ma soprattutto con un gusto ed una dimensione culturale, quella della borghesia francese e austriaca fin de siècle, con la sua predilezione per le storie sentimentali ambientate nella buona società del tempo semplici ma accattivanti con amori che si trovano e si lasciano, amori nati da incontri casuali per non lasciarsi mai. Musiche sul ritmo dei valzer firmati da Johann Strauss (suo Il Pipistrello, 1876 storia intrigante di scambi di persona) o da Franz Lehar ( sua La Vedova Allegra del 1905 tra affari di stato e notti da Chez Maxin a Parigi). Zingari orgogliosi della loro storia di girovaghi tra i grandi imperi del centro Europa (la vicenda de Lo Zingaro Barone di Johann Strauss del 1886 è un riassunto di storia europea). Si arriva alla vigilia della Grande Guerra quando nel 1915 compare la Principessa della Csárdá di Emmerich Kálmán che proietta il suo pubblico tra i ritmi indiavolati delle danze ungheresi sempre con amori che si trovano e che si lasciano. Un mondo si sfascia ma altri ne nascono. Ecco la Cina che si apre al mondo con il suo principe ambasciatore a Vienna nel Il Paese del Sorriso che Lehar scrisse nel 1925 o le musiche grottesche di Nico Dostal per l’operetta Clivia del 1933 (qui è un attrice americana che si trova in Bolivia che deve sposarsi per entrare in quel paese, caso volle che incontra un giornalista del luogo che altro non è che il presidente dello Stato in incognito). Non manca anche l’Italia con le melodie veneziane di Riccardo Drigo con le sue Arlecchinate, lui direttore musicale dei Balletti imperiali di San Pietroburgo.
Un mondo musicale che si apriva anche ai ritmi di oltre oceano, ma che se pur popolare non perse la sua forma anche “colta” specie in Germania e Austria dove l’operetta viene rappresentata, oltre che nei teatri appositamente dedicati, specie a Vienna Parigi e Berlino, nei grandi teatri d’opera. Famosi cantanti lirici e grandi direttori d’orchestra non hanno per nulla trovato disdicevole dedicarvisi in tal maniera alcuni titoli sono transitati nel repertorio operistico.

In occasione delle Domeniche in Musica organizzate dalla Camerata Musicale di Arco, Lega vita serena, con il supporto del Comune di Arco e della locale Cassa Rurale, tutto questo mondo è transitato sul palco dello storico salone delle feste del Casinò di Arco. Struttura quanto mai adatta ad accogliere queste melodie, costruito nel periodo ottocentesco in una città che fu Kurort dell’impero Asburgico. Proposta nata dal soprano Elisa Luppi con la sua associazione Armonicà dedicata alla formazione nel repertorio lirico corale operativa tra Riva del Garda e Tenno che ha creato una narrazione divertente e sorprendente collegando i vari aspetti del mondo dell’operetta quando mai variegato per stili e situazione. A fare da supporto e a prestare voce e immagine ai vari personaggi una sapiente alternanza di professionisti e allievi che animano i corsi della sua associazione.

E cosi accanto al soprano Sabrina Schneider, che quel mondo l’ha vissuto come artista e figlia d’arte, a cui calza a pennello il ruolo di soubrette, esuberante Principessa della Csárdá con il giovane Claudio Righi, nell’appassionato duetto d’addio, ecco in scena le allieve delle classi di canto Monica Zucchelli nella diva Clivia, Jerta Pizzini che ha dato voce al mondo zingaro di Johann Strauss. Guido De Nittis e Rossano Valli (baritono e tenore) con Monica Zucchelli nella serenata veneziana di Drigo con tanto di mantelli e abiti in stile veneziano per poi entrare nel mondo del Cavallino Bianco.

Una regia coordinata da Elisa Luppi stessa con Anna Finessi e Sabrina Schneider  che ha saputo ricostruire con pochi elementi in scena (un divanetto, un orologio, una sedia) l’ambiente di un caffè chantant d’altri tempi reso ancor più accattivante dai costumi. Ogni artista in palco portava la sua dote di abiti e costumi che ha amplificato l’immaginario collettivo di questo mondo, gestito dall’esperta in abiti Wilma Sicheri che ha combinato quanto ciascuno del gruppo metteva a disposizione. Del resto a quel mondo della moda di inizio ‘900 rievocato in un gustoso duetto da Wunder bar di Robert Katscher tra Sabrina Schneider e Elisa Luppi. Ecco che come in tutte le operette che si rispettano, non è mancata la presenza della voce tenorile a cui affidare le melodie più importanti e note del panorama dell’operetta.

Giancarlo Galtieri, tenore attivo negli organici dell’Arena di Verona, si è presentato nell’aria Tu che m’hai preso il cuor dal Paese del sorriso di Lehar e in conclusione con la melodia certamente più famosa del mondo delle operette quel Tace il labbro  dal La Vedova allegra di Lehar in coppia con il soprano Schneider. E qui entra in campo il coro di Armonicà, dapprima come presenza silenziosa nascosto da lenzuoli come mobilio da conservare che entra lentamente come parte di pubblico in palco partecipe, nei loro vestiti che restituivano un colpo d’occhio sull’epoca, in un ideale salotto ricostruito tra divanetti e tronet viennesi, ad accompagnare i volteggi dei due protagonisti nel Valzer delle sirene.

Colpo di scena la presenza di danzatori del gruppo danze storiche Salotto Maffei (Helmut Graf e Giulia Bigazzi) che hanno animato con passi di Csárdá e giri di valzer alcuni passaggi musicali. Rigorosamente musica dal vivo: un pianoforte (Antonio Vicentini) e un violino (Maya Parisi) hanno saputo ricreare il giusto ambiente da Salone musicale.
Una proposta che ha raccolto un enorme successo facendo registrare il tutto esaurito nell’ampio salone (300 erano i posti previsti) con tanta gente anche in piedi e tanti che non hanno potuto entrare per assistere a questa rievocazione di un mondo musicale sempre piacevole e di colori.

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Federica Fanizza
Laureata in Filosofia all'Università di Bologna e curatrice degli archivi comunali di Riva del Garda, ha seguito un corso di specializzazione in critica musicale a Rovereto con Angelo Foletto, Carla Moreni, Carlo Vitali fra i docenti. Ha collaborato con testate specializzate e alla stesura di programmi di sala per il Maggio Musicale Fiorentino (Macbeth, 2013), Festival della Valle d'Itria (Giovanna d'Arco, 2013), Teatro Regio di Parma (I masnadieri, 2013), Teatro alla Scala (Lucia di Lammermoor, 2014; Masnadieri 2019), Teatri Emilia Romagna (Corsaro, 2016) e con servizi sulle riviste Amadeus e Musica. Attualmente collabora con la rivista teatrale Sipario. Svolge attività di docenza ai master estivi del Conservatorio di Trento sez. Riva del Garda per progetti interdisciplinari tra musica e letteratura. Ospite del BOH Baretti opera house di Torino per presentazioni periodiche di opere in video.

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