Arena di Verona, 30 agosto 2025
Rigoletto. Melodramma in tre atti su libretto di Francesco Maria Piave
dal dramma Le roi s’amuse di Victor Hugo
Musica di GIUSEPPE VERDI
Si avvia verso la conclusione il 102° Arena Opera Festival, che ripropone Rigoletto – quest’anno nel tradizionale allestimento di Ivo Guerra – con un cast d’eccellenza. Regia, scene e costumi sono di quelli che accontentano un po’ tutti, dai turisti saltuari, contenti di farsi stupire dalle imponenti scenografie illuminate, ai melomani più conservatori, felici di non imbattersi in un altro laser-show ultramoderno e di godersi un “classicone”. Pregiudizi a parte, lo spettacolo funziona, e salvo alcuni passaggi in cui i movimenti scenici appaiono un po’ faticosi, rallentati, il resto procede con successo e accesa partecipazione del pubblico.
Il merito, forse, è anche di un cast d’eccezione: sul palco dell’Arena, nella serata di sabato 30 agosto, una squadra affiatata di nomi illustri mette in piedi una rappresentazione tutt’altro che scontata. Nel nome del titolo, Luca Salsi conferma (o forse supera) ogni aspettativa, realizzando un personaggio praticamente perfetto. Con la solita tecnica e il grande carisma, Salsi diventa un Rigoletto tormentato e furente, che stupisce per la performance vocale e cattura per la profonda interpretazione. Splendida, al suo fianco, la Gilda di Rosa Feola, che già nell’estate del 2023 ci aveva dimostrato – sul palco dell’Arena – di avere tutte le carte in regola per realizzare un personaggio di grandissima qualità. Il timbro è bello, particolare, e usato con saggezza nel cogliere le sfumature più intime del ruolo. Il duo padre-figlia regala senz’altro i momenti più appassionanti, coinvolgendo il pubblico che si guadagna, con sonori applausi, un bis alla fine del secondo atto.

Pene Pati impersona un credibilissimo Duca di Mantova, al quale conferisce con carattere prepotenza sfrontatezza. La lettura musicale è altrettanto valida, e la performance nel complesso funziona, seppur la voce – dal timbro chiarissimo e leggero – non venga sempre manovrata con la massima confidenza.
Eccezionale come sempre Gianluca Buratto, che sul palco diviene uno Sparafucile da manuale. Profondo, cupo ed estremamente sonoro, si fa notare e porta a casa applausi decisamente calorosi, specie per la parte.
Ottima anche la prova di Nicolò Ceriani, nei panni di Marullo, e di Abramo Rosalen, Monterone, così come la Giovanna di Agostina Smimmero. Completano egregiamente il cast Matteo Macchioni (Matteo Borsa), Francesca Maionchi (Contessa di Ceprano), Elisabetta Zizzo (Un paggio), Ramaz Chikviladze (Un usciere), Martina Belli (Maddalena) e Hidenori Inoue (Conte di Ceprano).
Michele Spotti è alla guida di un’Orchestra della Fondazione Arena particolarmente in forma. La sua lettura è fresca, scorrevole, ma allo stesso tempo attenta a cogliere tutte le sfumature della partitura. Il suono è bello, compatto, generoso nell’escursione dinamica, e l’insieme funziona. Bene anche il Coro della Fondazione, preparato da Roberto Gabbiani.
Pubblico numeroso, non lontano dal sold-out, e di certo soddisfatto. A dimostrarlo lunghi applausi finali, con particolare acclamazione per Salsi e Feola, ma anche a scena aperta, dopo le arie più celebri.






