Trento, Teatro Sanbapolis, 16 febbrao 2025, ore 20
(Bolzano, Teatro Comunale Studio, 13 e 14 febbraio ore 20.oo)
Stagiole d’opera Fondazione Haydn di Bz e Tn, 2024-2025
Satyricon di Bruno Maderna
libretto di Ian Stransfogel
dal romanzo di Petronio Arbitro
Direzione D’orchestra Tonino Battista
Regia E Drammaturgia Manu Lalli
allestimento Venti Lucenti
Costumi Manu Lalli
Scenografie Daniele Leone
Lighting Design Gianni Mirenda
Scintilla Costanza Savarese
Quartilla Eleonora Bordonaro
Criside Patrizia Polia
Fortunata Costanza Savarese
Trimalchio Marcello Nardis
Habinnas Joël O’Cangha
Niceros Renzo Ran
Eumolpus David Ravignani
Scintilla (ensemble) Gloria Tronel
Orchestra Haydn di Bolzano e Trento
foto©HAYDN ManuLalli SATYRICON ph andreamacchia
Il libretto, messo a punto dallo stesso Maderna, venne tratto dal Satyricon, uno dei testi più inquietanti e controversi della tradizione classica, romanzo che ci è pervenuto in forma frammentaria e incompleta, attribuito a Petronio autore dei tempi di Nerone, maestro di raffinatezze ma anche capace di rappresentare gli aspetti grotteschi e sarcastici di una società romana dominata da facili arricchiti. “La ricchezza fa bene”. Con questa frase, Petronio Arbitro inizia a descrivere un opulento banchetto organizzato dal parvenu Trimalcione per i suoi amici – come lui liberti provenienti dalle province dell’impero che hanno accumulato grandi patrimoni. “Satyricon” fu eseguita per la prima volta a Scheveningen il 16 marzo 1973 – solo quattro anni dopo l’opulento film cinematografico omonimo di Federico Fellini. In scene che si succedono in un ordine non necessariamente prestabilito, il variopinto collage di moduli di testo e musica che traduce un libretto in cinque lingue in suoni atonali, aleatori e neoclassici, registrazioni su nastro e citazioni di Bizet, Gluck, Mozart, Offenbach, Strauss, Puccini, Stravinskij, Verdi, Wagner e Weill, presentate in modo insolito. “La morale è: denaro, denaro, denaro. Giove è denaro in banca”, dice lo scalpellino Abinna, e il dispotico padrone di casa fa lo spaccone: “Quattordici milioni, venti milioni, cento milioni e più!… Ancor di più!… Colossale”, in un singolare divertimento, oltre che uno sguardo arrabbiatissimo su un mondo che volge alla decadenza e ha perso i suoi valori.
Questa composizione di Maderna si presenta come un unicum nella produzione della musica contemporanea italiana della metà del secolo scorso. Fondamentale è stata la sua frequenza ai corsi estivi di musica contemporanea di Darmstadt negli anni ’60, dove si costruì attorno a Karl Heinz Stockhausen la ricerca sulla composizione elettronica. Sono gli anni nei quali Milano si può confrontare con Parigi e Colonia grazie all’istituzione dello Studio di Fonologia della Rai a Milano, che Maderna costituì assieme a Luciano Berio. Satyricon è la sua ultima sua composizione teatrale e rappresenta in sintesi il mondo musicale del compositore tra esigenze di sperimentazione e scrittura musicale. Dopo una gestazione piuttosto lunga, con vari rimaneggiamenti, l’opera fu pronta per la sua prima rappresentazione pubblica, che avvenne il 16 marzo 1973 a Scheveningen, in Olanda, sotto la direzione dello stesso compositore, con la regia di Strasfogel. Appena una settimana più tardi, il 24 marzo, Maderna registrò per la Radio olandese una versione da concerto, con una sequenza di numeri radicalmente diversa rispetto a quella della prima teatrale. Il 17 novembre dello stesso anno, il compositore morì mentre lavorava a una nuova versione dell’opera (pubblicata postuma) chiedendo all’editore che fosse stampata in fascicoli singoli, per lasciare al direttore e al regista il compito della ricombinazione, anche se spesso la consuetudine porta a eseguire l’opera nella sequenza stabilita nella prima esecuzione. In ogni esecuzione, gli episodi possono essere combinati secondo una varietà di combinazioni possibili. In un’intervista rilasciata alla radio olandese Nos nel marzo 1973, infatti, il compositore dichiara che “sarebbe difficile trovare un’immagine così vicina alla nostra realtà come quella che ci offre Petronio descrivendo la Roma della decadenza”.
Maderna effettuò solamente minime alterazioni al testo originale.
Il libretto, costituito da 21 numeri, risulta alla fine ben strutturato, caratterizzato da plurilinguismo: in inglese, per le lunghe parti narrative, il francese per le situazioni amorose e i giochi di seduzione, il tedesco per le frasi legate al potere, agli affari, al denaro con inserimenti in latino classico.
L’uso giocoso e virtuosistico di questo multilinguismo nel libretto, si riflette anche nel polistilismo della partitura. Previsto un organico più che cameristico che dà forma alle voci e ai suoni che, in forma strumentale, si alternano a caratterizzare le singole sequenze definite da diversi stili, dal canto gregoriano, belcanto, Sprachgesang, forme musicali e melodie, che vanno a costituire un ricco e vario apparato di citazioni, più o meno esplicite, a volte distorte, ma sempre riconoscibili, scelte per affinità poetica e teatrale con le varie situazioni narrate, con le varie tipologie di personaggi, con i loro umori contrastanti. Gli episodi si presentano impostati su dei monologhi più o meno lunghi, una sorta di sequenza di numeri chiusi, affidati a diversi personaggi. La mancanza di dialogo determina, inevitabilmente, una totale assenza di sviluppo dell’azione; e l’assenza di uno sviluppo lineare diventa, come abbiamo visto, condizione necessaria e sufficiente a garantire la intercambiabilità dei singoli episodi.
La natura non consequenziale della disposizione dei brani originali, quindi, una destrutturazione della drammaturgia in forma “aleatoria”, ci pone davanti l’idea che Maderna aveva dell’opera come “opera aperta” copione “non finito” o meglio “non definito”, libero di modificarsi continuamente. La poetica dell’opera “aperta” e dell’indeterminazione sta nel richiedere all’interprete, di volta in volta, di operare delle scelte, non in modo arbitrario, ma sempre all’interno di una rosa di opzioni stabilite dall’autore e di accogliere il suo invito ad aprire l’opera alle diverse letture che le diverse combinazioni dei numeri può definire. Ma la novità sostanziale sta nell’interconnessione dei numeri musicali orchestrali, con registrazioni elettroniche, cinque inserti, esempio di quanto le nuove frontiere dello sperimentalismo sonoro della musica elettronica stavano attraversando il mondo musicale italiano di quegli anni. Compaiono la voce del compositore e di alcuni parenti e amici, nonché versi di svariati animali: oggetti sonori capaci di sortire un senso di straniamento nello spettatore, così come di creare un continuum sonoro che fa da ‘fondale’ sonoro alla scena.
una diversa forma di concepire la forma del melodramma.
In questa occasione il direttore Tonino Battista e la stessa regista Manu Lalli con lo staff di Venti Lucenti hanno optato per lasciare gli inserti elettronici con funzione di siparietto. Applausi convinti da parte di un pubblico variamente composito, che ha esaurito la replica a Trento, presso il teatro del centro universitario SanBapolis, attratto dalla particolare costruzione dell’opera in un atto. Del resto questo Satyricon si è presentato anche con una regia che ambienta la vicenda in una continua masquerade con la quale ha voluto ricostruire tre passaggi di crisi della storia umana, la decadenza dell’impero romano, la fine della monarchia francese e il mondo contemporaneo. Lo spazio del teatro studio, uno spazio raccolto, già per altro utilizzato per precedenti percorsi di opera condotti dall’Orchestra Haydn di Bolzano e Trento, ha permesso una diversa articolazione dell’impianto scenico, con l’orchestra sullo sfondo e con l’azione scenica proiettata in primo piano a livello della platea costituita a gradinata. In primo piano la testa in cartapesta di un maiale, simbolo di ingordigia. Il tutto improntato su una commedia barocca con i costumi e trucchi, il tutto giocati su un forte contrasto tra bianco e rosso come l’abbigliamento di Trimalchio con trucchi facciali ben rimarcati specie dei personaggi maschili come Habinnas di Joël O’Cangha il Niceros di Renzo Ran, con l’Eumolpus di David Ravignani. Il nucleo centrale drammaturgico era affidato all’ Habinnas alle prese grandi brani solistici come l’esemplare aria dedicata al denaro (The Money) e, su tutte, il racconto della matrona di Efeso. Assieme, il Trimalchio di Marcello Nardis, già presente nella proposta fatta a Venezia per il Teatro Malibran/La Fenice nel 2023, che ha delineato un personaggio variamente sfaccettato, consapevole dei suoi eccessi, e dalle sue ossessioni, dotato di una linea di canto che ha restituito una recitazione intensa e coinvolgente. Esemplari i due mezzosoprani Costanza Savarese ed Eleonora Bordonaro , nei panni di Fortunata/Scintilla, e Quartilla parti che richiedono capacità di adattamento alle diverse modalità di canto che Maderna prescrive, un percorso vocale che spazia dalle arie in stile barocco di ingresso, alle nevrotiche linee di Spachgesang, tra colpi di scena jazz e tango in francese alla maniera di Kurt Weil. Come le incursione della vocalità di agilità di Gloria Tronel

Ma il valore aggiunto dell’operazione condotta dalla regista Manu Lalli è stata quella di cooptare, come figuranti e parti dello stage tecnico, studenti e studentesse della scuola professionale CTS L. Einaudi di Bolzano, lei figura di riferimento per spettacoli d’opera per i giovani in cui gli studenti sono parte attiva della scena tramite stage formativi, come a libera partecipazione, nell’ambito del teatro musicale toscano in collaborazione con la Fondazione del Maggio Musicale Fiorentino. L’orchestra Haydn di Bolzano e Trento è stata brava, anche loro parte del gioco scenico, a definire musicalmente questo meccanismo musicale praticamente perfetto.





