Merano – Kursaal , lunedì, 07.09.2026, ore 20:30
Südtirol festival Merano/Merano 2026
Mahler Chamber Orchestra
Teddy Abrams, direttore . Yuja Wang, pianoforte
Aaron Copland: Appalachian Spring
Samuel Barber: Concerto per pianoforte e orchestra
Paul Dukas: Fanfare “La Peri”
Samuel Barber: Mutations from Bach
Sergei Prokofiev: Concerto per pianoforte e orchestra n. 2
foto©Damian Pertoll

La sala del Kursaal di Merano si è presentata gremita in ogni ordine di posti per uno degli appuntamenti più attesi del Südtirol Festival. La risposta del pubblico ha confermato l’immenso potere d’attrazione di Yuja Wang, affiancata per l’occasione dall’eccellente Mahler Chamber Orchestra e dal direttore americano Teddy Abrams. In un contesto acustico ben bilanciato e con un pianoforte perfettamente preparato, la serata si è aperta all’insegna di un programma lungo, ma vario e raffinato, inaugurato dalla suite orchestrale Appalachian Spring di Aaron Copland. Nata nel 1944 per la danzatrice Martha Graham e poi rielaborata per grande orchestra, l’opera evoca le radici dell’America rurale attraverso ritmi di square dancee le note variazioni sul tema shaker Simple Gifts, svelando un’architettura cristallina e dal respiro luminoso. Seguito immediato è stato il bellissimo Concerto per pianoforte e orchestra op. 38 di Samuel Barber. Premiato con il Pulitzer nel 1963 e nato con il contributo di Vladimir Horowitz, il concerto ha entusiasmato per la sua incredibile freschezza: si sviluppa infatti tra la drammatica tensione dell’ Allegro appassionato, lo struggente lirismo della Canzone e il travolgente ritmo quintuplo dell’ Allegro molto finale.
La seconda parte del concerto si è aperta con due pagine d’insieme dedicate agli ottoni, a partire dalla Fanfare pour précéder “La Péri” di Paul Dukas, scritta nel 1911 con regalità e splendore timbrico per richiamare il pubblico parigino al silenzio prima del balletto, seguita dalle Mutations from Bach di Samuel Barber, raffinato omaggio alla contrappuntistica barocca costruito in forma circolare attorno al corale Christe, du Lamm Gottes. Il culmine della serata è giunto infine con il monumentale Concerto n. 2 in sol minore op. 16 di Sergej Prokofiev, una cattedrale di energia, sarcasmo e cupa malinconia che rappresenta uno dei vertici del pianismo novecentesco.
Sul fronte orchestrale, la Mahler Chamber Orchestra si è dimostrata eccellente, mettendo in luce quel dialogo cameristico e quella capacità d’ascolto reciproco tra legni limpidi e ottoni brillanti. Inoltre, la performance ha confermato la solida e duratura collaborazione che lega Yuja Wang all’ensemble: un’intesa artistica ormai collaudata in veste di Artistic Partner, capace di trasformare la complessa trama orchestrale in un dialogo di reattività e complicità assoluta. Non troppo convincente è apparsa la prova del direttore Teddy Abrams, la cui gestualità è risultata meccanica e poco incisiva sul piano dell’approfondimento interpretativo. Il trionfo della serata resta dunque legato indissolubilmente a Yuja Wang. Il secondo concerto di Prokofiev è ormai una parte inscindibile del suo DNA artistico: la pianista vi si muove con una familiarità disarmante, trasformando la titanica difficoltà dello spartito in pura energia espressiva. Come spesso rimarcato dalla critica internazionale, la sua tecnica prodigiosa trascende il mero dato meccanico per farsi arte pura, combinando una velocità d’attacco sbalorditiva, un controllo dinamico millimetrico nei pianissimi e una potenza timbrica nei fortissimi che non indurisce mai il suono. Nella colossale cadenza del primo movimento ha edificato, senza fretta e con tensione crescente, una parete sonora impressionante, mentre nello Scherzo a velocità vertiginosa la chiarezza del suo tocco a mani parallele ha offerto una lezione di virtuosismo assoluto. Al termine, parte del pubblico si è lasciata andare a una meritata e spontanea standing ovation acclamando la solista, mentre una frazione della sala ha mantenuto un contegno più tiepido. Nonostante le insistenti richieste della sala, Yuja Wang non ha concesso alcun bis: d’altronde, dopo aver proposto due concerti di tale complessità e mole intellettuale nello stesso programma, qualsiasi ulteriore pagina sarebbe risultata sovrabbondante rispetto a una serata musicale già perfettamente compiuta.

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