Alfredo Rodriguez – pianoforte
Yarel Hernandez – basso
Michael Olivera – batteria
L’ultimo appuntamento della rassegna Jazz promossa dalla SMAG (Scuola Musicale Altogarda) dopo che per due settimane (dal 28 luglio al 10 agosto) la Busa dell’Altogarda (Riva del Garda, Arco, Tenno, Dro, Drema) sono state coinvolte dalle note del Jazz, è stata affidata al trio di Alfredo Rodiguez.
Un finale così travolgente era quanto meno inaspettato anche se si poteva prevedere un totale coinvolgimento del pubblico travolto dalla ritmica caraibica.
Nato all’Avana nel 1985 Alfredo Rodríguez, ha sviluppato il suo talento in giovane età in un ambiente ricco di tradizioni musicali, studiando poi al conservatorio nazionale di Cuba. Da lì, la sua carriera lo portò al Montreux Jazz Festival, dove Quincy Jones riconobbe il suo talento e lo invitò negli Stati Uniti. Da allora, ha calcato i palcoscenici più prestigiosi del mondo ricevendo una nomination ai Grammy per Guantanamera dall’album The Invasion Parade. Inoltre, è stato il primo artista non cinese a collaborare alla versione inglese della canzone ufficiale dell’Expo di Shanghai 2010. “Alfredo è senza dubbio uno dei migliori giovani pianisti che abbia mai visto e, con le straordinarie capacità che già possiede, il suo potenziale è illimitato.” — Quincy Jones. Queste le parole del suo mentore e scopritore il discografico Quincy Jones. Non solo, quindi, jazz ma altre sonorità forse più immediate e coinvolgenti.
Qui a Riva del Garda ha proposto il suo progetto musicale che riassume la sua carriera, celebrando le sue radici e la sua crescita artistica, invitando il pubblico a immergersi nel suo universo musicale. La rapida successione di brani al pianoforte costruiti sull’ampia partecipazione degli altri componenti del trio (Yarel Hernandez – basso Michael Olivera – batteria) hanno offerto la capacità estrema di Rodríguez di lavorare sul pianoforte sia nella tradizione classica e Jazz fino a a recuperare le sonorità tipiche della steelband caraibiche, note veloci ritmiche orecchiabili, tra Ragee, Rumba, Calypso e ChaChacha o delle armonie della tradizione cubana. Brani riconoscibili come Europe, Besame Mucho, Amado mio, periodi diversi nell’ambito della canzone mondiale ma costruiti alla fine sullo stesso stile, il momento di riconoscibilità del brano, la costruzione con accordi sempre più ritmici, variazioni sul motivo che porta alla fine all’esplosione ritmica e di un virtuosismo strumentale ai massimi livelli di energia. Un procedimento del resto analogo alla costruzione delle variazioni nella composizione classica classica.

Entusiasmo e coinvolgimento nel tenere ritmi e canti: un finale che ha visto il pubblico invitato a ballare anche sul palco e non sono stati in pochi quelli che si sono cimentati. Finale con botto e buoni auspici per la prossima edizione una rassegna tutta giocata come organizzazione dalla Scuola Musicale con i suoi docenti e personale.







