Rovigo, Teatro Sociale, 1 marzo 2026, ore 16
Alice nel paese delle meraviglie
Prima italiana
musiche di Pierangelo Valtinoni
Libretto di Paolo Madron after Lewis Carrol
Alice: Claudia Ceraulo
Regina di Cuori: Caterina Dellaere
Cappellaio Matto: Filippo Scanferlato
Tuidelì / Lepre marzolina: Davide Zaccherini
Tuideldùm / Ghiro: Lorenzo Liberali
Duchessa / Bruco: Matteo Mollica
Bianconiglio: Martina Camoriano
Cuoca: Giovanni Fregonese
Maestro concertatore e direttore d’orchestra: Eddi De Nadai / Jacopo Cacco (27/2 ore 11.00 e 1/3)
Regia: Tommaso Franchin
Scene: Fabio Carpene
Costumi: Giada Masi
Orchestra: Orchestra Regionale Filarmonia Veneta
A.LI.VE. coro voci bianche e coro lirico giovanile (sez. femminili)
Maestro del coro: Paolo Facincani
PRODUZIONE
Nuovo allestimento e nuova produzione del Teatro Sociale di Rovigo
in coproduzione con Storica Società Operaia di Mutuo Soccorso ed Istruzione Pordenone
e in collaborazione con Orchestra Giovanile Filarmonici Friulani e CSS Udine e con il sostegno di IRSAP
credit ph. ©Ludovico Guglielmo
Si sta inserendo nelle programmazione dei vari teatri lirici italiani la voglia di commissionare nuove composizioni sia strumentali che opere liriche. Certo non dobbiamo immaginare opere monumentali sullo stile di quanto ci ha lasciato il repertorio lirico consolidato. Eppure qualcosa di nuovo si sta verificando, tra realizzazioni come Il nome della Rosa opera di Filidei dal romanzo di Umberto Eco allestita nel 2025, altri come progetti destinati ad un pubblico giovane ed a una fruizione didattica, come anche un recupero di composizioni tascabili create da illustri musicisti nel ‘900 ma cadute nel dimenticatoio: si pensi al connubio artistico Luciano Chailly e Dino Buzzati. Ma certo che si percepisce una voglia di inserire qualcosa di diverso nei propri cartelloni e la provincia musicale italiana risulta sempre attenta a queste situazioni che posso offrire opportunità per ottenere una riconoscibilità e per mettere in relazione creativa le opportunità culturali e artistiche del luogo.
Così è stato per Alice nel Paese delle meraviglie, opera lirica in due atti di Pierangelo Valtinoni che è approdata in Prima Nazionale al Teatro Sociale di Rovigo sul racconto di Lewis Carroll. Del resto Valtidoni si presenta con un ricco percorso musicale dedicato al teatro musicale per ragazzi e di ampia circolazione internazionale specie verso i teatri tedeschi. Ancora negli anni ’90 si dedica alla composizione musicale su testi dello scrittore per l’infanzia Roberto Piumini e successivamente collaborando con il giornalista e librettista Paolo Madron rielaborando romanzi e racconti fantastici per ragazzi quali il Mago di Oz, Piccolo principe, come Viaggio sul Pianeta 9, tratto da un racconto di Paula Fünfeck, che ha debuttato il 20 marzo del 2024 al Theater Dortmund (Germania). Questo interesse dell’area germanica per il nuovo teatro musicale per ragazzi ha avuto ulteriore riscontro con Alice nel paese delle Meraviglie, commissionato dall’Opera di Zurigo. È stata rappresentata il 3 aprile 2021 allo Shatin Town Hall Auditorium di Hong Kong e ha avuto la sua Prima europea il 12 novembre 2022 all’Opernhaus di Zurigo. Dal 3 dicembre del 2022 è stata rappresentata al Theater für Niedersachsen di Hildesheim, poi al Theater Bielefeld e al Nationaltheater Mannheim in Germania approdando finalmente in Italia a Rovigo in collaborazione con il circuito teatrale del Friuli tra Pordenone e Udine.

https://youtu.be/-Y_LJEKXA-M?feature=shared

Intervista a Edoardo Bottacin

Il teatro Sociale di Rovigo, sotto la gestione di Edoardo Bottacin, lo ha inserito come spettacolo all’interno della stagione lirica di tradizione 2025-26, non solo quindi per scuole a cui ha dedicato apposite rappresentazioni, ma come spettacolo aperto in abbonamento, ottenendo un impensato gradimento del pubblico degli abbonati e ulteriore riscontro nel completo nelle due rappresentazioni a pagamento del 27 febbraio e 1 marzo 2026.
E difatti le attese per questa novità non sono andate deluse presentandosi come uno spettacolo sorprendente, divertente ed efficace a ricostruire la fantasia di Alice nel suo viaggio nella dimensione del sogno.

Un viaggio/sogno di passaggio tra il reale e l’immaginario ben evidenziato dalla regia tra il sornione e quasi in punta di piedi di Tommaso Franchin che presenta all’inizio i personaggi guida della vicenda come probabili compagni reali, un rider con un caschetto con due orecchie di coniglio, un escursionista stanco, una anziana nevrastenica con la badante che fatica a starle dietro, due stravaganti anziani che continuano a litigare, tirandosi dietro un deambulatore, un tizio triste con un largo cappello, una stravagante su carrozzella rabbiosa e autoritaria con il tutti. Le note dell’introduzione li condurranno a incontrarsi con Alice e alle sua nuova dimensione di oltre soglia e ad acquisire la loro dimensione dei personaggi fantastici che la nostra eroina incontra nel suo magico mondo. Ma qui sta anche il sottile messaggio che librettista e musicista voglio sottendere.

Non è un sogno come un altro ma Alice si trova a dover fare delle scelte, uscire la mondo dell’infanzia, e sia per sbaglio che volutamente a trasformarsi. Basta mangiare o bere qualcosa pozioni che forse sanno di magia ed ecco cambiano le sue dimensioni fisiche, tra l’essere troppo alta o troppo piccola per trovare la maniera in cui uscire da questa realtà immaginifica. E non basta chiedere aiuto agli strampalati personaggi il Coniglio bianco sempre di corsa, due altalenanti personaggi che le danno indicazioni opposte sulla giusta via, la nobildonna che tiene in braccio un bambolotto in forma di maialino, il Ghiro che chiede di dormire, il cappellaio fantasmagorico che le spiega la dimensione del tempo in questa nuova dimensione, il saggio Bruco, qui spazzino dalle multibraccia, che tra una boccata di sigaretta espone le sue pillole di saggezza, insofferente dalla curiosità della bimba, donandoli il famoso fungo che se mangiato potrà riprendere la sua dimensione, reale.
Personaggi ben caratterizzati dai costumi di Giada Masi. Le scene essenziali di Fabio Carpene ricreano la storia con pochi elementi facilmente collocabili, bidoni di raccolta differenziata, (evviva l’ecologicamente sostenibile), ritagli di carta di giornale, pannelli con disegnata Alice, i tubi al neon che si alzano e si abbassano per creare la sensazione di una variazione di spazio.
Il tutto scorre assieme ad una musica che è un contenitore di tutto, mantenendo l’impianto dell’opera tradizionale italiana, fatta da arie, duetti e assiemi.
La struttura musicale è costruita a sequenza di quadri mette assieme tracce di musicals, su cui si inserisce la bella voce di Claudia Ceraulo che strizza un pò l’occhio alle eroine dei musical disneyani ma con tanti riferimenti alla vocalità italiana di inizio Novecento.
Piccoli intermezzi in stile jazz fanno da sipario alle arie che si ispirano la mondo sonoro dei cabaret dell’avanguardia tedesca di inizio secolo scorso (le moritat di Kurt Weil), perfette a definire la parte della Regina di cuori, qui con la voce del contralto Caterina Dellaere tra l’isterico e il pedante.
E poi intermezzi strutturalmente orchestrati che rimandano ai grandi momenti del melodramma italiano pucciniano nell’incrocio tra i vari personaggi come se dovessero ripercorrere un lungo cammino e di trasformazione della scrittura musicale. Sfugge però la logica dei recitati che si intromettono a mezzo delle scene spesso interrompendo la frase musicale. Lo stesso compositore nelle programma di sala riconosce la difficoltà di dare una “logica organizzativa alla musica”, lavorando anche su una diversa sequenza delle parti narrative.
Centrati vocalmente anche i personaggi di contorno: impegnati in doppio ruoli il basso Matteo Mollica che dà voce alla Duchessa “en travesti” e al bruco-operaio dalle molte braccia con note profonde, Davide Zaccherini e Lorenzo Liberali, Tuidelì e Tuideldùm in versione punk, gli iniziali vecchietti litigiosi, e rispettivamente impegnati come Lepre Marzolina e il Ghiro (simpaticamente travestito da letto). In linea con i personaggi il Cappellaio Matto di Filippo Scanferlato, il Bianconiglio, “rider” contemporaneo di Martina Camoriano.
Molto ben riusciti e apprezzati gli interventi dei solisti del coro voci bianche e lirico giovanile A.Li.Ve che, nelle parti delle carte da gioco, hanno animato la parte finale dell’opera, il tutto sostenuto dall’orchestra Regionale Filarmonica Veneta, in questa data diretta da Jacopo Cacco (in alternanza con Eddi De Nadai). Successo pieno e convinto con un teatro pieno di un pubblico come si vorrebbe vedere più spesso, vario per età, fatto di famiglie con bambini attentissimi e partecipi, ragazzi, di appassionati e di curiosi.

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Federica Fanizza
Laureata in Filosofia all'Università di Bologna e curatrice degli archivi comunali di Riva del Garda, ha seguito un corso di specializzazione in critica musicale a Rovereto con Angelo Foletto, Carla Moreni, Carlo Vitali fra i docenti. Ha collaborato con testate specializzate e alla stesura di programmi di sala per il Maggio Musicale Fiorentino (Macbeth, 2013), Festival della Valle d'Itria (Giovanna d'Arco, 2013), Teatro Regio di Parma (I masnadieri, 2013), Teatro alla Scala (Lucia di Lammermoor, 2014; Masnadieri 2019), Teatri Emilia Romagna (Corsaro, 2016) e con servizi sulle riviste Amadeus e Musica. Attualmente collabora con la rivista teatrale Sipario. Svolge attività di docenza ai master estivi del Conservatorio di Trento sez. Riva del Garda per progetti interdisciplinari tra musica e letteratura. Ospite del BOH Baretti opera house di Torino per presentazioni periodiche di opere in video.

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