di Corrado Rollin
Torino, Teatro Regio, venerdì 10 ottobre 2015, ore 20.00
Francesca da Rimini
Tragedia in 4 atti
Musica di Riccardo Zandonai
Libretto di Tito II Ricordi
tratto dall’omonima tragedia di Gabriele D’Annunzio
Prima rappresentazione assoluta:
Torino, Teatro Regio, 

Andrea Battistoni direttore d’orchestra
Andrea Bernard regia
Alberto Beltrame scene
Elena Beccaro costumi
Marta Negrini coreografia
Marco Alba luci
Paolo Vettori assistente alla regia
Giulia Turconi assistente alle scene
Emilia Zagnoli assistente ai costumi
Ulisse Trabacchin maestro del coro
Orchestra e Coro Teatro Regio Torino
Nuovo allestimento Teatro Regio Torino

Personaggi e interpreti
Barno Ismatullaeva Francesca
Roberto Alagna Paolo
George Gagnidze Gianciotto
Valentina Boi Samaritana
Devid Cecconi Ostasio
Matteo Mezzaro Matteo Malatestino
Valentina Mastrangelo Biancofiore
Albina Tonkikh (Regio Ensemble) Garsenda
Martina Myskohlid (Regio Ensemble)Martina
Sofia Koberidze Donella
Silvia Beltrami Smaragdi
Enzo Peroni Ser Toldo
Janusz Nosek Il giullare
Daniel Umbelino (Regio Ensemble) Il balestriere
Eduardo Martínez (Regio Ensemble) Il torrigiano
Bekir Serbest Un prigioniero
Giovanni Castagliuolo Un prigioniero

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Anche questa stagione del Teatro Regio di Torino si inizia con un allestimento molto interessante e sicuramente da non perdere, a conferma del cambio di passo dato alla programmazione dall’accoppiata Jouvin-Sandri che, dopo “La juive” Premio Abbiati 2024 e l’ugualmente premiato “trittico Manon” l’anno successivo, propone un titolo che a poco a poco sta rioccupando il suo posto nei cartelloni internazionali come la “Francesca da Rimini” di Riccardo Zandonai, che aveva debuttato proprio a Torino il 19 febbraio 1914.
Con quest’opera il compositore poco più che trentenne fotografava in un certo senso il crepuscolo del verismo all’italiana, illuminando un libretto tutt’altro che lieve (frutto dell’intervento di Tito Ricordi sull’originale di Gabriele d’Annunzio) con luci impressioniste e simboliste. Ne viene fuori una partitura magari discontinua ma sempre suggestiva, che in certe scene annega un po’ le voci nel turgore dell’orchestra per poi virare verso un più limpido melodismo e una più chiara drammaturgia.

Il bolzanino Andrea Bernard ha proposto un allestimento elegante e moderno, dove coerentemente mancano tutti i pesanti broccati e la sovrabbondanza di oggetti decorativi tipici delle versioni più tradizionali come quelle di Piero Faggioni per il MET e Massimo Gasparon per lo Sferisterio di Macerata, tuttora reperibili in dvd. La scena è unica e sobria; luci pastello bagnano pochi elementi: il letto di Francesca, una casa di bambole che rimanda a un’infanzia innocente e perduta, tendaggi leggeri, un giardino fiorito semovente. Costumi un po’ Anni Trenta, con cameriere in tubino nero e grembiulino bianco très chic (come nella memorabile “Alcina” di Robert Carsen all’Opéra di qualche anno fa) e le donne di Francesca dai nomi improbabili che rimandano alla pittura preraffaellita. A parte la scena di battaglia, la regia è poetica, chiara e senza fronzoli, con pochi (ed evitabili) cedimenti alle mode correnti: personaggi raddoppiati, qualche fiamma accecante dal significato oscuro, la sedia a rotelle. Non brutto, certo, ma già visto.

Andrea Battistoni, pienamente a suo agio in questo repertorio, come già nelle precedenti performances al Regio dirige in modo eccellente, solo tenendo forse un po’ troppo pigiato il pedale del forte, ma i colori e le finezze della strumentazione vengono fuori in grande evidenza, soprattutto quando la partitura si aggira nei paraggi di Richard Strauss. Orchestra e coro in grande spolvero e cast molto buono con Roberto Alagna che ha ancora squillo e freschezza vocale in un ruolo non agevole e il soprano uzbeko Barno Ismatullaeva che possiede ottima presenza scenica e voce ricca di colore. Pienamente all’altezza tutti gli altri. Vivo e meritato successo generale. Si replica fino al 23 ottobre.

Ringrazio Corrado Rollin, direttore del Cinema Teatro Baretti di Torino, autore teatrale e musicologo per la collaborazione.

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