Milano, Teatro Dal Verme – 81a Stagione, Orchestra I Pomeriggi Musicali
MARINA
libretto di Enrico Golisciani
Musica di Umberto Giordano
PRIMA ESECUZIONE ASSOLUTA
Lambro Mihai Damian
Daniele Nicholas Mogg
Marina Eleonora Buratto
Giorgio Lascari Freddie De Tommaso
direttore Vincenzo Milletarì
Orchestra I Pomeriggi Musicali
Coro della Fondazione Teatro Petruzzelli
maestro del coro Marco Medved

Il Teatro Dal Verme è uno storico punto di riferimento per il mondo dell’Opera italiana, sede nel tempo di numerosissime Prime. Un elenco fitto di partiture all’esordio, in cui compaiono nomi di autori come Ponchielli e Puccini e di direttori del calibro di Toscanini, testimonia il ruolo centrale del luogo nella scena internazionale del teatro musicale, nel periodo che va dagli anni Settanta dell’Ottocento fino all’inizio degli anni Trenta. E proprio qui, dove nel 1884 debuttavano Le Villi, il pubblico si raduna numeroso per assistere, nel 2026, ad un evento più unico che raro. Marina, primissimo lavoro operistico di un poco più che ventenne Umberto Giordano, riemerge dalla travagliata storia che ne ha segnato un oblio lungo centotrentasette anni, comparendo nel cartellone dei Pomeriggi Musicali.

Inizio di Giordano al mondo dell’Opera, Marina fu presentata nel 1889 al famoso concorso di Sonzogno che segnò – con la vittoria della Cavalleria di Mascagni – l’avvio della stagione Verista. Il risultato fu positivo, seppur lontano dalla vittoria, e fruttò al compositore l’attenzione di chi – in quella gara – ricercava non tanto un singolo vincitore, ma piuttosto dei potenziali eredi al titolo di “Operista” che la precedente generazione italiana iniziava a dover cedere. Di lì a poco la partitura, mai eseguita, sarebbe finita in disparte, poi dimenticata, ceduta all’asta, archiviata oltreoceano e riscoperta da Andreas Gies pochi anni fa alla Beinecke Library di Yale. Un accorto lavoro di ripristino l’ha portata nuovamente alla luce, ricostruendo tra l’altro il libretto dalla musica, e l’ha condotta infine a noi, che godiamo del privilegio di ascoltarla, primi nel mondo e nel tempo.

Foto Lorenza Daverio

La storia si apre sullo sfondo sanguinoso del conflitto tra Serbia e Montenegro, dove la giovane protagonista, figlia della sua terra e dei suoi doveri, compie un gesto destinato a travolgerla. Marina, montenegrina, soccorre un ufficiale serbo, Giorgio Lascari, ferito e ormai privo di difese. Un atto di pietà che presto si trasforma in colpa: tra i due nasce un sentimento che – nel clima della guerra – farà di Marina una traditrice agli occhi dei suoi cari.

Il fratello Daniele e Lambro, suo promesso sposo, vedono in quel legame non solo un affronto personale, ma una ferita all’onore e alla patria. Giorgio viene catturato e rinchiuso, in attesa di una sentenza già scritta. Marina confessa il proprio amore e tenta di strappare l’uomo amato al destino, organizzandone la fuga, ma Lambro, scoperto l’inganno, uccide Giorgio con un colpo di fucile e accoltella subito dopo Marina.

Una vicenda breve, cruda, già molto aderente ai canoni del verismo e allo stile del periodo. Così come la musica, che si rivela un’incredibile sorpresa. Il lavoro di Giordano è fitto, ben strutturato, ricco di spunti melodici. C’è quell’esplosiva creatività della gioventù, capace di concepire idee musicali in abbondanza, ma c’è anche la maestria di chi architetta, con maturità e tecnica, un progetto teatrale che va ben al di là dell’ispirazione tematica. Non manca di certo l’influenza della tradizione operistica, tutt’altro che tramontata (basti pensare che nell’anno in cui Giordano presenta Marina al concorso, Verdi non ha ancora iniziato a lavorare al Falstaff), ma l’impianto è quello che Mascagni e compagnia avrebbero di lì a poco codificato. L’atto singolo si apre con una rapida proiezione del contesto, poi subito aria, duetto, coro, concertato. Emblematico l’intermezzo sinfonico, che prepara ad una seconda parte, formalmente specchio della prima, conclusa da un finale fulmineo e violento. Il risultato è una partitura fitta, coinvolgente ed estremamente godibile. Una scoperta piacevolissima.

Foto Lorenza Daverio

Il cast è di certo all’altezza dell’occasione. Eleonora Buratto, nel ruolo del titolo, dà vita ad un personaggio travolgente, profondamente diviso dall’intramontabile dilemma tra patria e amore. Voce fra le più apprezzate della sua generazione, capace di muoversi con naturalezza tra ruoli e repertori differenti, Buratto dispiega la consueta linea di canto nitida e ben sostenuta, un timbro luminoso e una sensibilità interpretativa finissima. Ne scaturisce una prova intensa, sorretta da un legato morbido, acuti sicuri e un fraseggio sempre curato. Ottima performance anche per Freddie De Tommaso, nei panni di Giorgio Lascari. Il timbro è sonoro, luminoso, con un solido registro centrale e acuti ben proiettati, e la sua lettura della parte è ricca di musicalità e forza espressiva. Determinato e convincente Mihai Damian, che nei panni di Lambro mette in campo una voce solida e autorevole, realizzando un personaggio appassionato e credibile. Bene infine anche il baritono Nicholas Mogg, che assolve con professionalità il proprio compito pur in un ruolo che tende forse a emergere un po’ meno.

Foto Lorenza Daverio

Bello il suono dell’Orchestra I Pomeriggi Musicali, preciso nell’insieme, attento nell’intonazione, e di generosa escursione dinamica. Alla sua guida, Vincenzo Milletarì imprime una narrazione perlopiù scorrevole, di agogica andante, senza rinunciare a cogliere e valorizzare i passaggi più interessanti della partitura. Bene anche il Coro della Fondazione Teatro Petruzzelli, sonoro e preciso, preparato da Marco Medved.

Sabato 14 febbraio 2026 il pubblico (numeroso seppur non sufficiente al sold-out) si dimostra coinvolto e soddisfatto, e premia generosamente tutti gli artisti ai saluti finali finali. Acclamazione per Buratto e De Tommaso, che riescono a strappare in più di un’occasione sonori applausi a scena aperta.

Un evento di indubbia unicità, che ci si augura rappresenti non un episodio isolato, ma l’inizio di un percorso di riscoperta più ampio, che porti alla rappresentazione scenica. Marina, a mio avviso, non difetta di alcun elemento per poter trovare spazio in qualche cartellone, magari proposta in dittico accanto a qualcuno dei più celebri titoli del periodo.

Foto Lorenza Daverio
Foto Lorenza Daverio
Foto Lorenza Daverio
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