Verona, Teatro Ristori, 23 febbraio 2026, ore 19
Stagione lirica Teatro Filarmonico 2026
L’Olimpiade.
Dramma Musicale in tre atti RV 725
di Antonio Vivaldi
Libretto di Pietro Metastasio
Direttore Giulio Prandi
Regia Emmanuel Daumas
Scenografia Alban Ho Van
Costumi Marie La Rocca
Luci Bruno Marsol
Coreografia Raphaëlle Delaunay
Orchestra e Tecnici Fondazione Arena di Verona
Maestro del Coro Roberto Gabbiani
Direttore allestimenti scenici Michele Olcese
Allestimento del Théâtre des Champs-Élysées
Nell’ambito di Cultural Olimpiad 26-The arts Pogramme
Interpreti
Clistene Christian Senn
Aristea Loriana Castellano
Licida Josè Maria Lo Monaco
Megacle Nicolò Balducci
Argene Benedetta Mazzucato
Aminta Ana Maria Labin
Alcandro Roberto Lorenzi
foto EnneviFoto-Verona

Tra i giochi olimpici che hanno coinvolto l’asse Milano Cortina non si è fatta mancare anche una sfida musicale che ha coinvolto istituzioni musicali tra Lombardia e Veneto sotto la bandiera dell’Olimpiade di Antonio Vivaldi, dramma per musica sullo sfondo dei giochi olimpici dell’antica Grecia, su libretto di Pietro Metastasio.
Ha dato inizio alla sfida LaFil Filarmonica di Milano con Federico Maria Sardelli al Teatro Studio Melato a gennaio. A seguire Treviso nei giorno 21, 22 febbraio 2026 con un evento speciale fuori abbonamento al teatro Mario Del Monaco dove l’opera vivaldiana è stata rappresentata nel progetto curato dalla Fondazione Giorgio Cini di Venezia, come Masterclass curata dalla docente Gemma Bertagnolli con l’orchestra I Sonatori de la Gioiosa Marca, direttore Francesco Fanna, regia Fabio Condemi che ha coinvolti diversi enti e accademie di formazione musicale italiane e internazionali tramite il progetti Erasmus. A Verona lo stesso titolo (dal 23 febbraio al 1° marzo), a chiusura dei giochi nello anfiteatro areniano l’ha proposto La Fondazione Arena, per la stagione lirica 2026, nella produzione del Théâtre des Champs-Élysées, tra l’altro allestita proprio per i Giochi di Parigi del 2024, e presentata al veronese Teatro Ristori con la regia del francese Emmanuel Daumas e la direzione musicale di Giorgio Prandi con gli organici dell’orchestra Fondazione Arena.
Scritta per Venezia nel 1734 su libretto di Pietro Metastasio l’Olimpiade vivaldiana debuttò il 17 Febbraio del 1734 al Teatro Sant’Angelo di Venezia, per essere poi presto messa da parte. D’altronde Vivaldi, per urgenze temporali, l’aveva composta come un “pastiche”, attingendo a piene mani da pezzi già concepiti per altre otto sue opere.

Certamente non si tratta di un’opera sullo sport, ma sull’amicizia e le vicissitudini dell’amore declinato con tutti gli intrecci tipici del teatro barocco, tra scambi di persone, abbandoni, amori contrastati, travestimenti, oracoli, figli perduti, amicizie e amori impossibili, agnizione e relativo lieto finale in stile “opera seria”, dove al termine trionfa la saggezza di un principe illuminato.
Una trama che conta più di cento versioni a stampa a dimostrazione della popolarità del libretto di Metastasio e tra i quasi sessanta compositori.
Il regista Emmanuel Daumas opta per l’ambientazione sportiva in una palestra moderna, con vari attrezzi ginnici, ricostruita nella scenografia di Alban Ho Vanfin. Fin dalle prime note della Sinfonia gli atleti mimi un tutine atletiche si muovono in sinuosi movimenti plastici ginnici tra corse lanci, esercizi acrobatici, giusto per dare una idea dell’ambito atletico e dove il protagonista Licida compare in tuta rossa pronta alla competizione. Qui stà il cuore della narrazione metastasiana, Licida si fa sostituire nell’agone olimpico dall’amico Megacle trasformata in body builder.

La messa in palio per il vincitore è Aristea, figlia del re di Sicione che ha indetto il tenzone olimpico, il cui cuore batte per Argene, dama di Creta. In questa ricollocazione temporale, che può trovare una sponda nell’attualità sportiva e nelle complicate relazione umane, non trova adeguato nesso logico i costumi di Marie La Rocca che camuffa i personaggi in maniera grottesca in varia forma saltando tra i pepli e vesti pastorali con cui abbiglia Argene, alle vesti barocche di Aristea, alla veste uso claustrale di Aminta, alle forme clownesche di Alcandro e alla parodia dei saggi re dei fantasy nella figura del re Clistene. Nella seconda parte alcuni elementi architettonici fregi di colonna, tendaggi riportano alcuni indizi di essere nell’antica Grecia. Perchè alla fine la regia di Daumas si gioca tutto sulla parodia e sul sarcasmo come per dire che l’opera barocca è solo un gioco e bisogna prendersi gioco di queste storie inverosimili.

La parte musicale sotto la gestione di Giulio Pandi si attiene a questa situazione: toglie qualsiasi veemenza dell’andamento musicale del barocco vivaldiano, non pretende interpretazione filologicamente ma sta alle soluzioni registiche come la libertà di far accompagnare dal violoncello solo l’aria Sciagurato in braccio a morte di Alcandro, e di far cantare a Megacle il finale Viva il figlio delinquente a cappella e aggiungere tocchi musicali moderni.
A questo approccio inconsueto e frizzante si adattano gli interpreti, che permea il personaggio di Licida con Maria Josè Lo Monaco della sua esuberante personalità fatta di agilità vocali che passa dalla tutina sportiva al peplo. Ma trionfatore della serata è stato il controtenore Nicolò Balducci in veste di atleta fisicamente maggiorato che esibisce una vasta gamma di sentimenti e colori senza mai perdere la bellezza di una impostazione fluida della linea di canto e dell’intonazione. Loriana Castellano nelle vesti barocche di Aristea si presenta scenicamente e vocalmente convincente come l’Argene del contralto Benedetta Mazzucato. Nel gioco delle trasformazioni
Il precettore Aminta qui si trasforma in una specie di maga a cui presta la voce Ana Maria Labin che con la celebre aria «Siam navi all’onde algenti» chiude il primo atto tra l’entusiasmo del pubblico.

Autorevole ma anche parodistico il Clistene di Christian Senn sempre pronto a sbudellare la vittima di turno, in questo caso Licida che ha contravvenuto alla legge dei giochi. Ancora più comico l’Alcandro di Roberto Lorenzi che però con il suo numero con l’assolo di violoncello mette in luce le sue doti musicali ed espressive.
Alla fine divertimento e successo per tutti che fa ben sperare per le rimanenti repliche sempre nel raccolto teatro Ristori che si dimostra più che adatto ad accogliere questo tipo di “mise en scene”.

 

 

 

 

 

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