Parco di Villa Cerchiari, Isola Vicentina (Vi)
11 luglio, h 21.20
𝗟𝗮 𝗙𝗮𝘁𝗮 – 𝗟𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗖𝗼𝘀𝘁𝗮
Operaestate Festival
DIVAGAZIONI SULLE FATE PER OPERAESTATE
Nel Parco di Villa Cerchiari, Isola Vicentina, a circa mezz’ora da Bassano del Grappa (VI), si è svolto lo spettacolo teatrale La Fata di Lella Costa, organizzato da Operaestate Festival Veneto che quest’anno presenta la sua 45^ edizione.
L’attrice milanese, conosciuta soprattutto per i suoi monologhi teatrali, porta in scena un lavoro alquanto originale che, partendo dalla figura della Fata Turchina de Le avventure di Pinocchio di Carlo Collodi, arriva a toccare, divagando ironicamente e con sagacia, tematiche attuali sulla condizione femminile.

Lella Costa porta un ciuffo azzurro e indossa un vestito blu e così inizia il racconto su questa icona simbolo di “dolcezza, bontà e pazienza, che a volte sembra quasi idiozia”. Perché quando la Fata Turchina rimprovera Pinocchio per le sue infinite e costanti scelte sbagliate e poi però lo perdona, ci fa o ci è? È in fondo di esagerato animo gentile o semplicemente ha il prosciutto sugli occhi?
L’attrice durante il monologo ci svela qualche curioso dettaglio sull’origine di questa figura, facendo battute sulla bizzarra famiglia di Pinocchio, “un pezzo di legno parlante con un’anima da tossicodipendente che rappresenta l’archetipo dell’adolesecnte egoista”, come lei lo definisce “un giovane gangster”.
Divagando, ma mai perdendo il filo rosso, ci spiega perché la Fata è turchina, un colore che è sempre stato associato alla donna, a differenza di come si possa pensare del rosa, un colore invece prettamente maschile perché derivante dal rosso sangue, ergo guerra. Un’anarchia cromatica che però purtroppo termina definitivamente con l’arrivo della bambola rosa per eccellenza, Barbie.
Del resto un tempo il blu era il colore dell’amore, pensiamo al romantico principe azzurro, e alle canzoni d’amore, “le bionde trecce e gli occhi azzurri” di Lucio Battisti. Ma è anche il colore della tristezza, della musica struggente, il blues, “che provoca quella malinconia che poi ti prescrivono il Prozac”.
Tornando però alla Fata, l’utilizzo del termine stesso, specialmente nei quartieri popolari di Roma, veniva utilizzato per fare un “complimento” quando passava una bella donna, insomma era un modo più carino per fare catcalling. Tempo qualche decennio e le due lettere centrali vengono sostituite con un epiteto non propriamente garbato… La Costa sfiora argomentazioni più profonde per poi divagare in modo goliardico, ma per nulla sciocco, sulle differenze tra uomo e donna. Dunque come si fa ad essere fate? Perfette padrone di casa e cieche e sorde in amore, come Titania nella tragedia shakespeariana del “Sogno d’una notte di mezz’estate”, fino ad oggi, che per colpa di qualche freccia di cupido andata storta, ci innamoriamo senza sceglierlo.

Lella Costa ci racconta di come le fate siano tipe toste, come Campanellino in Peter Pan, ma estremamente permalose, come quella della Bella Addormentata, che per un mancato invito ad una festa lancia un funesto maleficio a tutto il regno. Oppure la Fata Smemorina di Cenerentola, “una matta che soffre di Alzheimer”, ma alla fine, dopo qualche buffo e caotico tentativo, regala alla principessa un vestito incantevole e una serata da sogno.
Chissà, forse le fate sono fatte per darci gli strumenti per capire chi siamo e quello che vogliamo, come Fata Morgana, personaggio mitologico delle leggende arturiane, spesso antagonista, anche di Mago Merlino, colei che inganna, cura, sfida e accoglie, ma è sempre libera. Ecco se dovessimo pensare ad una donna che oggi ricorda Fata Morgana è Michela Murgia, con commozione conclude l’attrice, perchè potevi non essere d’accordo con lei, ma non potevi ignorarla. Cita le sue ultime parole; di coraggio e forza d’animo di fronte alla fine imminente, di gratitudine per una vita ricca di soddisfazioni e di amore verso ciò che ha fatto e chi ha incontrato lungo il suo cammino. Michela voleva cambiare il mondo, certo un proposito non così immediato, ma da vera Jana sarda, il destino di molti l’ha sicuramente segnato.






