Nel décor metafisico che vede parati dalle superfici oblique indicare una porticina marrone nel fondo della scena, si svolgerà la bellissima performance autoriale e attoriale di grandi artisti della scena. Jean Claude Grumberg che é l’autore e Jean Jean Pierre Daroussin et Christine Murillo attori sublimi che ci hanno tenuto in sospeso come su un filo sottile d’equilibrista per tutto lo spettacolo. La trama? Una coppia in lá con gli anni ospita un figliuolo che provvisoriamente sta da loro, in una stanza, dietro la porticina marrone .Gli scambi tra loro sono di un’apparente banale scarsa comunicabilità. Nessuno alza la voce: si parlerà spesso di una zuppa piú o meno densa, piu o meno mangiabile. Della sorditá dell’una e dell’apparecchio dentario dell’altra.

Si parte da una piccola tensione per arrivare a un aumento progressivo della tensione sul palcoscenico e in sala. All’interno di quel décor che a volte sembra pulsare o restringersi su di loro mettendo in evidenza visivamente e simbolicamente la piccola porta marrone. Il figlio? Cosa fa il rampollo? Vuol mangiare? Esce di casa? Lo avranno educato bene? Si chiede il padre. In realtà noi pubblico non lo vedremo mai: il figlio è una sorta di Godot in questa piéce beckettiana che da modo ai due attori di dare prova di una bravura sublime. Di far sentire il tempo che è passato in maniera incommensurabile ,ciascuno nei propri ruoli e che in vecchiaia si trovano a una resa dei conti in cui il dispiacere e l’ottusitá di ciascuno dei due emerge in maniera serrata ,contenuta; che ci fa immaginare l’implosione Dei loro sentimenti e ripensamenti a lungo repressi. Che sgorgano alla fine di questa piéce memorabile .

Si parte da una piccola tensione per arrivare a un aumento progressivo della tensione sul palcoscenico e in sala. All’interno di quel décor che a volte sembra pulsare o restringersi su di loro mettendo in evidenza visivamente e simbolicamente la piccola porta marrone. Il figlio? Cosa fa il rampollo? Vuol mangiare? Esce di casa? Lo avranno educato bene? Si chiede il padre. In realtà noi pubblico non lo vedremo mai: il figlio è una sorta di Godot in questa piéce beckettiana che da modo ai due attori di dare prova di una bravura sublime. Di far sentire il tempo che è passato in maniera incommensurabile ,ciascuno nei propri ruoli e che in vecchiaia si trovano a una resa dei conti in cui il dispiacere e l’ottusitá di ciascuno dei due emerge in maniera serrata ,contenuta; che ci fa immaginare l’implosione Dei loro sentimenti e ripensamenti a lungo repressi. Che sgorgano alla fine di questa piéce memorabile .








