Pergine. sabato 5 luglio 2025, ore 19:00 Ex rimessa carrozze
Nicolò Sordo/Giulia Sangiorgio
Alexandra Florina Lovin, Rossana Cannone
Milano Euro Baby
LINGUA: italiano, con scene in romeno e spagnolo sovratitolate
PRIMA NAZIONALE
foto©MasiarPasquali
Esiste una drammaturgia nel teatro attuale italiano, oltre alla forma di teatro di narrazione proposto da una generazione di scrittori/attori, che mantiene aperto il dialogo con la contemporaneità attraverso la scrittura di testi teatrali. Autori, anche con esperienze complete nell’ambito teatrale, che lasciano le proprie parole alla libera interpretazione della regia nel momento in cui vanno in scena. Nicolò Sordo, autore di provenienza veronese rientra in questa nuova generazione di autori teatrali che vogliono rimanere tali, pur con alle spalle frequentazione del teatro sia come attore che come regista, con una solida preparazione nelle accademie di Veneto Teatro. Nel 2018 è stato autore per il progetto indipendente di laboratori e spettacoli su Charles Bukowski Teatro Da Bar; tra il 2019 e il 2020 assistente alla regia al Teatro Stabile del Veneto. Ha lavorato con Giuseppe Emiliani per lo spettacolo La casa nova di Carlo Goldoni e di Giorgio Sangati, per lo spettacolo Da qui alla luna di Matteo Righetto, con Andrea Pennacchi e Giorgio Gobbo. Nel 2021 ottiene il 14º Premio Riccione “Pier Vittorio Tondelli” con Ok Boomer. Anch’io sono uno stronzo, che debutta al Romaeuropa Festival con la regia di Babilonia Teatri, affermandosi successivamente al premio UBU come migliore autore under 35.

Qui a Pergine Festival, rassegna che da tre anni è curata da Babilonia Teatri, si è presentato con una prima nazionale Milano Euro Baby nell’ambito dello spazio che il festival dedica alle novità nazionali. Il titolo, spiega Nicolò, è un chiaro riferimento a Million Dollar Baby. Si incrociano tre storie: quella di Silvia La Notte, pugile e kickboxer, campionessa mondiale negli sport da ring, quella di una pugile incinta e senza nome di fronte alla sfida della vita, quella di The Doll, una killer il cui unico affetto è un tucano con il becco forato da un proiettile.

Solo una di queste tre storie è totalmente vera. ma come racconta l’autore stesso il progetto è nato da due incontri “prima con Silvia La Notte, in un bar di Milano qualche anno fa sul finire dell’estate, poi con Alexandra Florina Lovin, performer co-protagonista con Rossana Cannone, che mi ha raccontato la Romania di Ceaușescu, le cose vissute da sua madre e poi la sua maternità”. Realtà e finzione teatrale che si mescolano tra la Milano dei primi anni Duemila, la Romania di Ceaușescu e la Colombia e la Tokyo di oggi, che danno forma ad una specie di documentario sonoro e visivo dove la voce fuori campo della vera protagonista, Silvia La Notte, racconta alcuni tratti della sua vicenda sportiva, come un ponte tra un suo alter ego, e una fantomatica sosia, che si incontrano per caso in ina spiaggia in Columbia, in un bar di un ex pugile. Scelte di vita complesse tra chi con la voglia di vincere e di riscatto non vorrebbe rinunciare al match della vita, pur essendo incita, e una killer con la voglia di fuga che si assume il rischio di sostituirla in quell’incontro.

Personaggi di periferia sociale in cui compare, con pochissime battute in scena, un ex boxer mascherato dalla faccia sfigurata che si prende in carico di allenare la sostituta, come forma di riscatto personale, intervento di poche battute da parte dello stesso autore. I dialoghi narrati in un polilinguismo tra spagnolo e rumeno, sottotitolati in video, ci riportano alle complesse relazioni umane tra casualità e ricerca di vie d’uscite nella complessità della vita come nel superare il dolore, qualunque sia la sua natura.


Vite a margine come nello stile dei testi di Nicolò Sordo, ma alla ricerca di una vita propria, che solo la narrazione drammaturgica è in grado di restituire. Pubblico attento e partecipe, presente anche all’incontro dopo-spettacolo, ha riconosciuto il lavoro chiaro e lineare sul testo fatto dalla regista Giulia Sangiorgio allestito nello spazio quasi dismesso e precario della ex rimessa. in questo ambiente da cantina le due attrici, simili anche per caratteristiche fisiche, in uguale divisa sportiva pantaloncini e maglietta rossa attorno ad un tavolo hanno dato ampio spazio proprio alla narratività della vicenda, reale o immaginata: questa è l’essenza del teatro.







