Per tre giorni, Riva del Garda si è trasforma in una vera e propria piazza che ha accolto persone e le loro visioni. Un palcoscenico diffuso, dove l’arte ha incontra la filosofia, il corpo, mettendo movimento idee che prendono voce.
https://seesawproject.eu/eventi/pan-festival-2025-philosophy-and-arts-in-nature/

Nuove generazione di creativi nei vari ambiti delle arti, da quelle figurative alla danza al teatro performativi, si sono messe in discussione anche con momenti di talk e incontri sostanziali dove l’attualità è stata declinata con una raffigurazione simbolica. Giunto alla 4 edizione Il PAN Festival 2025, con il titolo “Eremita per Scelta”, ha proposto tre giorni di esperienze in un crocevia di situazioni sui vari modi di declinare l’arte come sistema di comunicazione intergenerazionale. Il tema di questa quarta edizione è stata La solitudine che sembra essere la deriva della nostra società, e può essere molto dolorosa, ma può anche essere un rifugio creativo, un luogo fertile per generare connessioni nuove. Un tema declinato nelle sue varie formule, cercando di stimolare una percorso interiore per andare oltre all’ostacolo della solitudine termine anche in contrapposizione con isolamento: scelta autonoma o indotta? Patologia o momento interiore?
Sotto la guida attenta di Veronica Boniotti, responsabile dell’associazione Seesaw di Riva del Garda assieme a Giuseppe Insalacco, si sono cercate di offrire risposte, o possibili soluzioni, non certamente intellettuali, ma presentando azioni oggettive.
Del resto la responsabile e creatrice dell’associazione SeeSaw Project che produce la rassegna, opera in contesti allargati che vanno dal laboratorio per superare disabilità interiori di minori in difficoltà all’offerta di spazi per l’elaborazione artistica. Ecco che anche giochi di ricami divengono momenti di rigenerazione interiore; il teatro, doveroso il ricordo a Enrico Tavernini, gioco in cui coinvolgere menti deboli.
La disabilità non manifesta diventa oggetto di particolari elaborazioni grafiche e sensoriali che possono diventare strumenti di comprensione collettiva di situazione complesse come il talk con Elia Zeno Covolan, responsabile dell’ass.Fedora di Trento, che attua percorsi di accessibilità cognitiva a vari tipi di disabilità.
Non solo impegno, ma anche divertimento con DJset, saggi dei vari laboratori, dai piccoli agli adulti, di danza e movimento, eventi pop/rock con il gruppo Cheyenne tra jazz e rock.
Ma in ultimo la chiusura è stata affidata al monologo “Pietro Orlandi, Fratello”, spettacolo teatrale di Giovanni Franci con Valerio Di Benedetto: un’opera teatrale profonda e commovente, che affronta il mistero della scomparsa di Emanuela Orlandi da una prospettiva umana e familiare. Un racconto toccante, civile, umano. Una chiusura che ci ha lascia sopraffatti dall’angoscia delle non risposte. Quelle che creano solitudine e isolamento.















