di Costanza Pozza
23, 24 e 25 ottobre ore 21, 26 ottobre ore 18
Teatro di Documenti (Via Nicola Zabaglia 42, Roma)
Cast
Tutti pensarono, tutti credettero:
Marco Belocchi: Narratore
Paolo Ricchi: Ambrosius
Maurizio Castè: Felice
Anima sola
Grazia Rita Visconti: Anima
Video a cura di Maria Letizia Avato
Per entrambi gli atti unici:
M° Fabio Bianchini: Musiche originali
Scene e costumi a cura dell’Associazione Genta Rosselli
Paolo Orlandelli: Luci e fonica:
Grazia Rita Visconti: Aiuto regia
Marco Belocchi: Regia

In Scena dal 23 al 26 Ottobre al Teatro di Documenti, ANNO OMEGA (quando tutto ebbe inizio) con sceneggiatura di Maria Letizia Avato e regia di Marco Belocchi, trasporta lo spettatore in una dimensione sospesa tra sogno e riflessione filosofica.
Il primo atto, “Tutti pensarono, tutti credettero” ha inizio con fumo, luci rosse e il pavimento del teatro che si apre per far uscire il narratore, una sorta di coscienza parlante che ci introduce allo spettacolo. Il protagonista è Ambrosius, incarnazione dell’essere supremo, Dio, nel corpo di un artista ubriacone che, post sbornia, si alza per concludere la sua ultima creazione, a sua detta “impeccabile”. Ma il confronto con il folle mentecatto Felice, fa crollare il palcoscenico e la calma divina di Dio che, nel bel mezzo del suo “delirante narcisismo artistico”, perde le staffe. Felice gli recrimina l’essenza delle sue creazioni, corrotte e deteriorate dal Male, che c’è perchè fa parte dello stesso Ambrosius.

Il narratore ci guida al secondo atto, “Anima sola”, dove si assiste all’incarnazione delle anime, libere da quel male che Ambrosius ripetutamente creava. In particolare, l’anima di una donna, che inizialmente, essendo ancora senza un corpo a cui appartenere, parla dietro la tenda. Si ricongiungerà con la materia e con l’amore effimero? L’atmosfera onirica, oltre che dalla sceneggiatura, è data dallo spazio del teatro: una grotta bianca, con delle rientranze dove gli spettatori si possono sedere, avvolti da tende e cuscini candidi e illuminati da una luce calda e soffusa. Sembra davvero di trovarsi in un sogno e ad accendere la luce, sono gli stessi spettatori. Infatti lo spettacolo è stato a momenti interattivo: ad alcuni spettatori viene data una piccola candela da accendere contemporaneamente agli attori. Un’idea che sicuramente coinvolge chi guarda, immergendosi dentro alla creazione dell’autrice e di Ambrosius stesso.
L’interpretazione degli attori è impeccabile e travolgente; le risorse tecniche tra luci, voci elettriche, suoni, musiche e immagini proiettate sui muri, hanno reso lo spettacolo unico nel suo genere. Lo spazio scenico si rivela ideale per l’opera che ci porta lontani dalla realtà terrena, favorendo un livello onirico difficile da trovare in un teatro tradizionale. Uno spettacolo che porta ad una profonda immersione nel mondo dell’inconscio e a scandagliare su questioni esistenziali: Male, Bene e Amore. Il tutto in un ambiente speciale.

 

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