di Alessia Tedesco
Roma, al Teatro Trastevere, 15 febbraio 2026, ore 17
Distopik
133 metri sul livello del mare
di Giovanni Caloro e Francesca Pimpinelli
interpretato da Francesca Pimpinelli e diretto da Giovanni Caloro
e a seguire
Controllo 26
scritto e diretto da Michele Demaria, interpretato da Ludovica Apollonj Ghetti e Francesca Pimpinelli
DISTOPIK è un grido d’allarme, lanciato da due compagnie teatrali romane, Lumik e Sputnik, che propongono due atti unici in una serata all’insegna della distopia.


Si comincia con 133 metri sul livello del mare, di Sputnik, scritto da Giovanni Caloro e Francesca Pimpinelli, diretto da Giovanni Caloro e interpretato da Francesca Pimpinelli:un monologo tragicomico in cui la protagonista, dopo aver visto la capitale venire ripetutamente allagata da piene e nubifragi, assaltata da topi e gabbiani, ha trovato rifugio in un punto molto particolare della città. Fra ricordi della sua vita passata e illusioni riguardo il futuro, la naufraga guida il destinatario tra le righe di una lettera strampalata da affidare alle acque di un nuovo mare.
La stessa Francesca, o un personaggio estremamente simile, è insieme ad Anna in Controllo 26, della compagnia Lumik, scritto e diretto da Michele Demaria, con in scena Ludovica Apollonj Ghetti e Francesca Pimpinelli. In un ufficio sospeso nel tempo, due donne monitorano il battito di una realtà che sembra impeccabile. Tra caffè, cruciverba e scambi taglienti, la routine quotidiana maschera una tensione invisibile e crescente.
Ma quando i dati smettono di coincidere con i fatti, il sistema perfetto di Controllo 26 inizia a vacillare. Un thriller psicologico che interroga il confine sottile tra protezione sociale e isolamento forzato. Fino a che punto possiamo fidarci di un ordine che non ammette l’anomalia del fattore umano?
In queste giornate in un piccolo teatro Romano dal sapore intimo e familiare si è tenuto uno spettacolo, anzi per meglio dire, due spettacoli in uno, che hanno accompagnato lo spettatore in un futuro post-apocalittico, sensibilizzando su diversi temi sociali ed i cambiamenti climatici attraverso un monologo ed un dialogo/dibattito dal linguaggio espressivo dal punto di vista recitativo moderno ed attuale, comprensibile da chiunque. La prima rappresentazione dal titolo “133 metri sul livello del mare” dispone di una scenografia semplice composta semplicemente da una struttura rappresentante una dimora e qualche sacchetto della spazzatura, poiché il fulcro dello spettacolo si basa sul racconto monologato di una ragazza rimasta superstite nell’immaginario di una Roma naufragata, sommersa da diverse ondate. Può essere considerato un monologo tragicomico per i diversi colori che l’attrice dona all’interpretazione e travolge lo spettatore nei suoi più intimi ricordi ricchi di speranza mentre lotta contro la solitudine, trovando conforto nella scrittura di un taccuino che porta con sè.
Nel secondo atto invece “Controllo 26” la scenografia si fa più ricca di elementi tecnologici e coinvolge anche l’utilizzo del video proiettore, fondamentale per comprendere il susseguirsi della narrazione. Qui l’atmosfera si fa un pò più thriller, con elementi di suspense dati dalla musica ed i dialoghi scambiatesi tra le due protagoniste, lasciando il pubblico senza fiato, talvolta quasi con un peso sullo stomaco, poichè affrontano attraverso un linguaggio scenico “claustrofobico”, il tema di tecnologia dati e monitoraggio, come poco a poco stiano per sostituire la memoria ed i sentimenti. Entrambi gli atti sono stati in grado di andare ad analizzare quelle che sono delle “crepe” sociali attraverso un’ottima lettura fantascientifica.






