Angela Nisi fa parte di quella schiera di professioniste del canto che si distinguono per la facilità di adattarsi a qualsiasi situazione la sua professione la posizioni.
Musica sacra in una Messa da Requiem promossa da Milano Classica e transitata per il Trentino, proiettata negli importanti spazi teatrali europei.
Come giudichi questa tua poliedricità di situazioni?
Sono innamorata della grande musica, tanto del repertorio operistico, quanto di quello sinfonico e cameristico. Ognuno di essi mi permette di esplorare in modo diverso e con linguaggi potenzialmente infiniti la contemplazione e l’indagine che l’essere umano fa su sé stesso, sulle sue emozioni, sugli archetipi, i modelli e gli elementi umani originari, che accomunano tutti al di là delle diverse culture. In questo viaggio, la discriminante per me è sempre stata la ricerca della qualità, sia nelle collaborazioni, che nel mio stesso lavoro. E questo mi ha permesso di entrare in contatto con realtà virtuose, eterogenee e artisticamente lungimiranti.

Debutterai presto in un ruolo cardine della produzione pucciniana: Manon Lescaut, in scena all’Oper Köln. Un personaggio complesso, fragile e impetuoso al tempo stesso. Quale immagine di Manon desideri restituire al pubblico? E come ti sei preparata vocalmente e psicologicamente ad affrontarla?
Per me questo ruolo rappresenta una bellissima sfida da tutti i punti di vista: emotivo, vocale e interpretativo, per cui ho accolto l’invito dell’Opera di Colonia con grande entusiasmo ma anche con prudenza e responsabilità.
Ho stampata nella carne l’interpretazione di Magda Olivero, che è stata un punto di riferimento costante nel mio percorso formativo: pochi come lei sono riusciti a servire la musica e il teatro mettendo da parte il proprio ego e trasformandosi di volta in volta in un mezzo totale di espressione del personaggio. Manon ha una personalità molto distante dalla mia, per cui ho cercato di affrontarla senza giudicarla, ma costruendo una scala di valori alternativa che mi permettano di rendere con coerenza il suo arco narrativo ed emotivo, le sue contraddizioni e il suo fascino. Come sempre, ho approfondito le fonti da cui l’opera è tratta, ho analizzato la partitura in modo da cogliere il più possibile le sfumature che Puccini sottolinea, mi sono confrontata con diverse interpretazioni, da quelle di inizio Novecento a quelle contemporanee. Tutto questo è necessario per trovare i colori della voce e le sfumature del personaggio coerentemente con le possibilità del mio strumento.
E la responsabilità per l’apertura di stagione di un teatro così importante come quello di Colonia e con un direttore, Andrés Orozco-Estrada, con cui non vedo l’ora di lavorare intensamente, mi dà ancora più forza ed energia.

Hai appena inciso un disco dedicato a Ennio Porrino, compositore sardo poco frequentato ma di grande interesse artistico e storico. Cosa ti ha spinta a dedicarti a questa riscoperta? Come è nato il progetto e qual è stato il contributo di Stefania Porrino nella sua realizzazione?
Il disco “Ennio Porrino: I canti dell’esilio”, edito da Brilliant Classics e prodotto insieme a Baltazar Zuniga, è come un figlio primogenito per me ed Enrica Ruggiero, la pianista con cui canto in duo da diversi anni, che è anche amica, confidente e anima artisticamente affine. Abbiamo scelto la musica di Ennio Porrino per il nostro debutto discografico dopo averla scoperta nel 2022, quando, ospiti del concorso di composizione a lui intitolato a Porto Santo Stefano all’Argentario, ci furono proposte alcune sue liriche da aggiungere al programma della serata finale. Ennio Porrino è un compositore straordinario, eclettico, profondo, con un linguaggio personale e volto alla ricerca di una comunicazione autentica con il pubblico. Ingiustamente dimenticato dagli anni ’70 in poi, sia perché legato agli ambienti fascisti in vita, sia perché il suo linguaggio risultava anacronistico per l’avanguardia che si andava affermando, merita oggi di essere riscoperto, ascoltato, assaporato. In questo progetto abbiamo avuto il sostegno totale della figlia Stefania, che ha dedicato l’intera vita, insieme alla madre, alla cura dell’archivio Porrino, oggi donato alla Bibliomediateca dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia. Insieme stiamo lavorando affinché questo disco sia solo la prima tappa di un progetto più ampio, sia sul piano musicale e teatrale che su quello musicologico.
I Canti dell’esilio e i Canti di stagione, contenuti nel tuo nuovo album, sono due cicli intensi, composti in un periodo storico drammatico. Che tipo di lavoro interpretativo è stato necessario per avvicinarsi a pagine così dense di significato umano e politico?
I “Canti di stagione” sono in realtà una delle partiture d’esordio del compositore, quando era ancora un giovanissimo e rampante allievo di Ottorino Respighi. Era il 1933 e l’Italia attraversava pienamente il Ventennio fascista. Porrino si avvale di importanti testi della letteratura italiana – tra cui Carducci – per percorrere musicalmente le stagioni, non tanto dal punto di vista esteriore e descrittivo, quanto piuttosto come metafora dei differenti stati esistenziali umani. E c’è una notevole distanza con “I canti dell’esilio” scritti invece durante tutto il 1945, quando il compositore ormai maturo, allontanato da Roma e costretto a vivere e lavorare in solitudine a Venezia, ripercorre l’essenza stessa della cultura letteraria italiana, dalle origini alla contemporaneità, per testimoniare un disagio esistenziale, uno smarrimento, una costante ricerca di senso e risposte in un momento oscuro per la sua storia personale e per la Storia di tutta l’Europa.
La ricerca interpretativa è stata lunga e difficile, perché il linguaggio di ogni lirica cambia moltissimo e ci ha esposte come interpreti a molte difficoltà sia stilistiche che tecniche. La lettura delle lettere di Porrino, dei suoi scritti critici, ma soprattutto la testimonianza diretta di Stefania, ci hanno aiutato molto nel trovare la coerenza e la profondità che questa musica merita. Ringrazio ancora Baltazar Zuniga per aver raccontato in un bellissimo documentario (disponibile su YouTube) questo percorso, dalla ricerca delle fonti, alla realizzazione del disco, fino alla proposta della musica di Porrino al pubblico.

La tua estate si preannuncia ricchissima di impegni, tra La Bohème ad Astana, La Traviata in concerto a Bari e Foggia, e i gala operistici nei festival di Taormina e Catania. Come riesci a mantenere equilibrio tra la preparazione tecnica, gli spostamenti internazionali e il benessere personale?
È sicuramente un equilibrio delicato tra necessità di studio intenso, viaggi e ricerca di momenti di necessario riposo. Ci sono due elementi che mi aiutano e curo ormai con grande attenzione da tempo: l’organizzazione meticolosa della mia agenda e la pratica yogica. Cerco di non abbandonarmi alla programmazione delle mie giornate dettata dall’esterno, attraverso le prove o i viaggi, ma pianifico quotidianamente con attenzione i momenti di studio ed approfondimento. Un cantante non può rubare tempo al riposo pur di studiare correndo all’ultimo momento. Per noi è essenziale celebrare il corpo e la mente quali tempio della voce. Dal benessere generale, sia fisico, che emotivo e psicologico, deriva il profondo manifestarsi della nostra essenza e quindi della nostra voce. E in questo la pratica del Kundalini Yoga e la meditazione mi aiutano da anni a non impazzire e riportarmi costantemente al centro, all’essenziale. Ed è il motivo per cui ho deciso quest’anno di certificarmi come insegnante di Kundalini Yoga, perché credo profondamente al valore aggiunto che questa pratica possa portare nella vita delle persone e in particolare degli artisti.
Parallelamente all’attività teatrale, sei molto attiva anche sul fronte della divulgazione culturale attraverso i social. Quanto è importante per te oggi portare l’opera fuori dai teatri, e come scegli cosa raccontare del tuo mestiere a chi ti segue online?

Per me la musica e il teatro non sono solo espressione, sono comunicazione. Senza qualcuno che ci ascolti ed entri in comunicazione con noi, la nostra arte è vana, priva di senso. L’essere umano ha bisogno di storie in cui identificarsi, da cui imparare, su cui riflettere, e che queste storie abbiano una forma bellissima, che abbia il potere di emozionarlo ed elevarlo al di sopra della meccanicità della quotidianità.
Io cerco di trasmettere tutto questo anche in modo diretto attraverso lo strumento dei social media, con lo scopo di dare un’immagine diversa, reale, della cantante lirica contemporanea, che non ha più una vita patinata, lussuosa e distante, ma che lotta ogni giorno per continuare a vivere della sua arte, nonostante il mercato produttivo sia cambiato profondamente. Lo faccio per quel bisogno drammaticamente forte di comunicare la bellezza e l’”oltre”, attraverso le grandi opere d’arte musicale. Perché tutti dovrebbero conoscerle per scegliere con più strumenti possibili la direzione da dare alla propria esistenza.

Angela Nisi, soprano
Perfezionatasi all’Accademia Nazionale di Santa Cecilia a Roma e con Manuela Custer e
Cristina Melis, ha debuttato nel 2010 in Carmen (Micaela) e, dopo aver vinto il primo
premio al Concorso Ziino (2012), si è esibita in teatri d’opera e sale da concerto
internazionali, fra cui l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia in Roma, l’Opera di
Colonia, l’Opera di Budapest, il Massimo di Palermo, il Carlo Felice di Genova, il San
Carlo di Napoli, il Maggio Musicale Fiorentino, il Regio di Torino, il Petruzzelli di Bari,
l’Aalto-Theater di Essen, lavorando con direttori del calibro di Pappano, Oren,
Gelmetti, Renzetti, Palumbo, Callegari, Lanzillotta, e registi quali Brockhaus,
Livermore, Micheli, Muscato, Pizzi, Poda. Il suo vasto repertorio – operistico, sinfonico e cameristico – include opere di Puccini (La bohème, Turandot, La rondine, Suor Angelica), Verdi (Otello, Requiem, Falstaff, La traviata, Simon Boccanegra), Leoncavallo (Pagliacci), Strauss (Vier Letzte Lieder), Rossini (Petite Messe Solennelle e Stabat Mater), Tutino (prima assoluta di Le braci), Poulenc (Las voix humaine), Mozart, Britten, Respighi, Schumann e molti altri, con all’attivo numerose pubblicazioni discografiche per Naxos, Tactus e Dynamic. Laureata in Discipline Musicologiche all’Università di Roma Tor Vergata, è molto attiva sui social media come divulgatrice dell’opera e del canto.
È prevista per luglio 2025 l’uscita per Brilliant Classics del suo primo progetto
discografico in duo con la pianista Enrica Ruggiero dedicato interamente alla musica
vocale da camera inedita di Ennio Porrino






