Bolzano Festival Bozen 2025 | Teatro Comunale – Stadttheater
7 agosto, ore 20.30
foto@BFB
European Union Youth Orchestra – EUYO
Pablo Ferrández violoncello
Vasily Petrenko direttore
S.Coleridge – Taylor (1875 – 1912) The Bamboula, Op. 75
D. Šostakóvič (1906 – 1975) Concerto per violoncello e orchestra n. 1 in Mi bemolle maggiore, Op. 107
A. Dvořák (1841 – 1904) Sinfonia n. 8 in Sol maggiore, Op. 88
C’è un’idea semplice ma potentissima alla base della European Union Youth Orchestra: riunire i migliori giovani musicisti del continente per suonare insieme ai massimi livelli. Nata nel 1976 per volontà di Claudio Abbado, l’EUYO è diventata negli anni una vera fucina di talenti, luogo di incontro fra culture, scuole e tradizioni diverse, unite dal linguaggio universale della musica. Ogni tournée non è soltanto un susseguirsi di concerti, ma un’esperienza di vita e di formazione che lascia un segno indelebile nei musicisti e nel pubblico.
Questa sera, lo Stadttheater è gremito fino all’ultimo posto. L’attesa è palpabile: sul podio Vasily Petrenko, al violoncello solista Pablo Ferrández, e un programma che mette insieme energia, lirismo e radici popolari. Si apre con The Bamboula di Samuel Coleridge-Taylor, ouverture vivace e coloratissima, in cui Petrenko mette subito in evidenza il suono compatto e brillante dell’orchestra. L’energia ritmica è contagiosa, il fraseggio curato nei dettagli, i contrasti dinamici netti ma sempre musicali. L’EUYO sfoggia precisione d’insieme e una gamma timbrica sorprendente per un organico composto interamente da giovani.
Segue il Concerto per violoncello e orchestra n. 1 di Šostakóvič, che trova in Pablo Ferrández un interprete appassionato e generoso. L’attacco è immediato, quasi bruciante: Ferrández affronta le asperità tecniche con sicurezza e un suono pieno, caldo, capace di emergere senza forzature sul vigoroso accompagnamento orchestrale. Alcuni passaggi rapidi, resi con impeto, assumono un carattere leggermente spigoloso, ma è proprio questa urgenza espressiva a rendere il tutto incisivo e coinvolgente. Nel Moderato centrale, l’arco del solista scolpisce frasi ampie e cantabili, trovando un perfetto dialogo con i fiati; il Cadenza è un concentrato di tensione e lirismo, prima dello slancio finale dell’Allegro con moto. Tanti applausi portando ad un Bis, breve ma intenso.
Dopo l’intervallo, l’EUYO affronta la Sinfonia n. 8 di Dvořák, pagina intrisa di luce e vitalità. Petrenko ne esalta i colori boemi con tempi energici e un gesto sempre comunicativo: il primo movimento risplende di serenità pastorale, con archi morbidi e ottoni squillanti ma mai invadenti; nel Adagio la tensione si fa più introspettiva, con momenti di sospensione quasi cameristica. Il Scherzo, danzante e leggero, prepara il terreno a un finale trascinante, in cui l’orchestra si lancia con entusiasmo contagioso verso l’ultima, travolgente coda. Gli applausi, lunghi e calorosi, portano a tre bis orchestrali: in uno di questi, Petrenko sorprende tutti passando alle percussioni, dimostrando una complicità giocosa con i suoi musicisti; sul finale arriva l’immancabile tradizione dell’EUYO, con l’orchestra che suona… ballando, in un’esplosione di gioia collettiva che conquista definitivamente la sala. Vedere e ascoltare questi giovani provenienti da ogni angolo del continente creare insieme bellezza è una lezione silenziosa ma eloquente. La musica, qui, non è solo arte: è un ponte, una mano tesa, una prova concreta che l’armonia è possibile.







