di Martina Bortolotti von Haderburg

Georg Friedrich Händel
Giulio Cesare in Egitto, HWV 17
Dramma musicale in tre atti
Libretto di Nicola Francesco Haym, da Gianfrancesco Bussarli
Direttore Ottavio Dantone
Regia Chiara Muti
Scene Alessandro Camera
Costumi Tommaso Lagattolla
Lighting Design Vincent Longuemare
Personaggi e interpreti:
Giulio Cesare Raffaele Pe
Cleopatra Marie Lys
Achilla Davide Giangregorio
Cornelia Delphine Galou
Tolomeo Rémy Brès-Feuillet
Sesto Nicolò Balducci
Nireno Andrea Gavagnin
Curio Clemente Antonio Daliotti
Orchestra Haydn di Bolzano e Trento

Giulio Cesare – Ph. Matteo Groppo

C’era grande attesa per il Giulio Cesare di Haendel diretta da Ottavio Dantone per la regia di Chiara Muti al Teatro Comunale di Bolzano con una produzione del circuito lirico emiliano con Lucca e alla fine Bolzano per la stagione lirica Fondazione Orchestra Haydn. Presente il pubblico delle grandi occasioni. Se la raffinata, sapiente e leggiadra direzione di Ottavio Dantone come anche l’egregia prova dell’ Orchestra Haydn di cui segnaliamo gli assoli soprattutto del Maestro Stefano Ferrario al violino, hanno pienamente convinto e permesso ai cantanti di esprimersi al meglio delle loro possibilità, la regia della Muti ha lasciato qualche perplessità ma ha strappato molte risate al pubblico riuscendo nel complesso nel suo intento di trasformare il mito in commedia. Le movenze richieste agli eccellenti cantanti attori ricordavano le maschere della commedia dell’arte, ma anche qualche trasmissione di moda del momento. Eccellente oltre alla comicità anche la rappresentazione della violenza, con l’accoltellamento di Giulio Cesare in slow motion e la violenza sessuale verso le donne e i manichini in scena per esempio.

Giulio-Cesare-Ph.-Matteo-Groppo

La scena di Alessandro Camera era spoglia e vuota eccetto un grosso volto elegante che ricordava le sculture egiziane. L’ enorme faccia si poteva vivisezionare in più parti e veniva usata spostando i vari blocchi e suddividendo il palco in molti modi diversi per poi venir riassemblata ed usata come una scena sulla scena sulla quale i cantanti attori salivano dimostrando grande agilità ed elevandosi per creare un effetto più plateale.

Giulio Cesare – Ph. Matteo Groppo

I costumi di Tommaso Lagattolla erano giovanili, chiari o scuri talvolta dorati ispirati alle antiche immagini egiziane e romane ben si adattavano al resto dello spettacolo. Certo i fermi immagine che creavano quadri viventi volevano forse riportare il pubblico alle immagine delle grandi scene pittoriche del neoclassicismo rievocative del miti classici situazione che subito si diluiva nella scelta di rendere i personaggi caricaturali che se ha molto divertito il pubblico non non ha evidenziato fino in fondo i rapporti tra i personaggi. Ne hanno risentito gli affetti e ricordiamo che la musica barocca ne è una delle massime espressioni. Mancavano i momenti di commozione profonda suggeriti pur dalla strepitosa musica di Händel a volte “disturbata” dai balletti e siparietti pur egregiamente eseguiti. Forse anche la scelta di alcune voci non permetteva una maggiore profondità non risultando tutte ugualmente ben appoggiate e dando quindi un senso di superficialità che partiva anche dall’emissione ed dall’opacità del suono. Raffaele Pe bravissimo in scena a volte risultava un pò debole vocalmente per l’acustica del teatro.
Da segnalare la bravura sia vocale che scenica della spumeggiante Cleopatra di Marie Lys che ha contribuito in modo decisivo a tenere il pubblico col fiato sospeso mentre eseguiva gorgeggi da usignolo.
Ottima anche la prova del giovanissimo Sesto di Nicolò Balducci e di Cornelia della statuaria e bellissima Delphine Aurore Galou che sono riusciti a trasmettere tutta la varietà degli affetti suggeriti dalla musica come anche la sensualità tipica della musica barocca e a risultare pienamente autentici ed incisivi grazie anche ad un emissione sicura, libera che sgorgava dal corpo e dell’anima e che rendeva le loro voci naturali e vellutate.
Bravissimo anche Achilla che con molta autoironia ha sposato alla perfezione l’idea registica e si è dimostrato uno strumento che ogni regista vorrebbe poter avere nel suo ensemble.
Sicuro e carismatico anche il poderoso Tolomeo di Rémy Brès-Feuillet. Completavano in bellezza il cast gli ottimi Nireno e Curio rispettivamente interpretati da Andrea Gavagnin e Clemente Antonio Daliotti.
Uno spettacolo alla fine godibilissimo che ha meritato successo per tutti con moltissimi applausi calorosi e sentiti per tutti.

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