Castell’Arquato, Piazza Monumentale, 12 luglio 2025, ore 21
Festival Illica 2025 12° EDIZIONE Nel regno di Illica
I Pittori fiamminghi
Dramma lirico in tre atti di Luigi Illica
Musica di Antonio Smareglia
Prima rappresentazione: Trieste, Teatro Comunale, 21 gennaio 1928

Giornata intensa quella di sabato 12 luglio 2025 per gli appassionati di rarità liriche che si sono dati appuntamento sulle colline piacentine di Castell’Arquato per la 12 ed. del Festival Illica 2025 che il comune di Castell’Arquato dedica al suo concittadino illustre librettista Luigi Illica. Questo evento permette di far luce, con incontri di approfondimento e ambiti paralleli, sul mondo musicale dell’opera italiana assai misconosciuto, ossia, quello dei librettisti d’opera. Ma un festival di settore deve avere anche un richiamo non scontato. Sappiamo che Illica fu il librettista di Puccini, assieme a Giuseppe Giacosa, ma fu autore in proprio di Umberto Giordano (Andrea Chenier, Siberia), Pietro Mascagni (Iris, Le Maschere, Isabeau), Catalani (Wally), queste le più note, più o meno rappresentate. Totalmente dimenticate quelle scritte per il compositore Antonio Smareglia (Pola, 1854 – Grado, 1929) Nozze Istriane, I pittori Fiamminghi (Cornill Schut), Il vassallo di Szigeth, opere le cui prime furono date in teatro come le Opere di stato di Dresda, Praga e Vienna con l’esclusione di Nozze Istriane che furono presentate a Trieste.
La conferenza Ti presento l’opera, introduttiva all’evento, condotta da Fabio Larovere con Giovanni Vitali del Maggio Musicale Fiorentino e Massimo Baucia, responsabile del Fondo Illica alla Biblioteca Comunale di Piacenza, ha fatto il punto sullo stato dei rapporti tra questo compositore e il suo librettista Luigi Illica. Musicista elogiato da Richard Strauss e da Johannes Brahms per il suo linguaggio innovativo nella tradizione dell’opera all’italiana e riconosciuto come uno degli epigono del wagnerismo italiano, pur muovendosi nell’ambito musicale dell’impero austro-ungarico a scavalco tra fine secolo XIX e inizio XX. Alternò fasi di successo a incomprensioni nell’ambito musicale italiano incapace di muoversi tra i sottili e intricati meccanismi editoriali e teatrali. Si aggiunga che allo scoppio della prima guerra mondiale il compositore si comportò da suddito austriaco e fu così che per vendetta fu calunniato come un portatore di scalogna che in ambito teatrale significa morte artistica. Del resto nella sua biografica pubblicata da Paolo Petronio per Zecchini Edizioni, il giudizio complessivo è quella di essere un compositore insoluto, “visto dalla Mitteleuropa come un compositore piuttosto mediterraneo, e dall’Italia come un compositore troppo mitteleuropeo. In sostanza lo si può considerare come uno dei compositori nazionali fioriti a fine Ottocento; solo che la sua musica è priva di una nazione, perchè le terre di cui è stato il cantore sono state ferocemente contese da opposti nazionalismi, dei quali in sostanza rimase vittima, diventando per la storia dell’opera italiana quasi un intruso“. Il Festival Illica ha di fatto aperto un focus su questo compositore già nel 2023, proponendo in forme semiscenica Le Nozze Istriane e in questa edizione del 2025 proponendo I Pittori Fiamminghi, in forma di concerto. Fu rappresentata per la prima volta al Teatro Verdi di Trieste il 21 gennaio 1928. Si tratta di una revisione di un’opera precedente, Cornill Schut, basandosi su una vicenda di pittori olandesi vissuti attorno al ‘600 rappresentata con grande successo a Praga e a Dresda nel 1893, poi anche in Italia nel 1900 qui riproposta con il titolo Pittori fiamminghi. Più di un critico, dopo la ‘prima’, volle definire l’opera una sorta di Meistersinger (dalla celebre opera di Richard Wagner) all’italiana, soprattutto per la capacità di descrivere una città e la vita di un gruppo come quello dei pittori. Smareglia, nonostante il dramma storico approntato da Illica, predilige il clima dell’idillio come nel finale con diversi pian paralleli, dall’estasi, al canto corale polifonico, all’interludio sacro.
Nella piazza Monumentale prospicente la Rocca Viscontea quindi si è potuto assistere a questo ascolto raro, salvo una apparizione a Trieste nel 1991.
Protagonista un cast di solisti giovani ma già affermati, il tenore leccese Marco Miglietta nel ruolo del protagonista Cornill Schut, il soprano Clarissa Costanzo nel ruolo di Elisabetta van Thourenhoudt, Daria Masiero come Gertrud, il baritono siciliano Francesco La Gattuta interprete di Craesbecke, il basso reggiano Giacomo Pieracci come Frans Hals e  il mezzosoprano Giovanna Lanza nel ruolo Kettel. Sul podio alla guida dell’Orchestra Filarmonica Italiana e del Coro del Festival Illica il M. Jacopo Brusa direttore artistico della rassegna.
L’esecuzione è stata preceduto dalla cerimonia di consegna del 34° premio Illica, a cadenza biennale, al soprano Eleonora Buratto, al giornalista Angelo Foletto, al regista Pier Luigi Pizzi, al basso Michele Pertusi, e a Giovanni Godi (fondazione Simonetta Puccini).
Un ascolto che si è rivelato molto complesso per la scrittura di Smareglia che ha chiari i riferimenti al mondo orchestrale wagneriano. I riferimento alla scrittura musicale tedesca emergono nelle parti strettamente strumentali e sull’uso dei fiati, negli intermezzi, passaggi che però si dissolvono per poi dare spazio all’annotazione musicale all’italiana o piuttosto a modelli del grand’operà alla francese con ampi squarci melodici che si calibrano, con attenzione e sapienza combinatoria. Interessante è l’uso della vocalità che riflette lo stile di canto di area tedesca, wagneriano o modello anche straussiano visto anche l’ambito territoriale in cui si muoveva il compositore triestino, fatta di ampie escursioni impostate sul melodico, in un canto in continuo dialogo con le parti dove i momento solistici si aprono all’improvviso per dare spazio all’inserimento di duetti o gruppi d’assieme in un continuo flusso narrativo e drammaturgico in un canto che non lascia pause.

Bravi gli artisti che hanno dato voce ai personaggi in scena a cui si richiedeva un canto spinto e voce aperta ma nel contempo doversi confrontare con un flusso continuo musicale.
Gran Lavoro per il tenore Miglietta nel ruolo del protagonista Cornill Schut, che ha dato dimostrazione di possedere mezzi vocali ampi e sostenuti atti a sostenere una partitura complessa e densa di situazioni così come la voce drammaticamente intensa del soprano Clarissa Costanzo nel ruolo di Elisabetta che non ha dato segni sforzatura negli accenti, come Daria Masiero, Gertrud, con la bella scena introduttiva liricamente evocativa di scenari nordici.  Funzionali al tutto le parti di sostegno con la voce possente e istrionica del baritono Francesco La Gattuta interprete di Craesbecke, il basso reggiano Giacomo Pieracci che ha delineato un elegante Frans Hals e il mezzosoprano Giovanna Lanza nel ruolo della saggia Kettel. Menzione al coro del festival Illica con inserimenti precisi e suggestivi. Gestione salda nelle mani del maestro Jacopo Brusa alla guida dell’Orchestra Filarmonica Italiana. Un successo pieno e sincero condiviso dal folto pubblico che ha riempito la monumentale piazza del borgo storico con presenze illustri del mondo culturale piacentino.

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