Cremona | Teatro Ponchielli | 25 gennaio 2026, ore 16
Fondazione Teatro Ponchielli Cremona | Stagione d’opera 2025/2026
DON QUICHOTTE
Comédie-héroïque in cinque atti
Musica di Jules Massenet
Libretto di Henri Caïn da Le Lorrain
Don Quichotte Nicola Ulivieri
Sancho Giorgio Caoduro
La belle Dulcinée Chiara Tirotta
Juan Raffaele Feo
Rodriguez Roberto Covatta
Pedro Marta Leung
Garcias Erica Zulikha Benato
Orchestra I Pomeriggi Musicali
Coro OperaLombardia | Maestro del coro Diego Maccagnola
Direttore Jacopo Brusa
Regia Kristian Frédric | Scene Marilène Bastien | Costumi Margherita Platé | Luci Rick Martin | Video Antoine Belot | Assistente alla regia Richard Rittelmann
Nuovo allestimento | Coproduzione Teatri di OperaLombardia

Ci sono follie che gridano, e follie che respirano piano. Don Quichotte di Jules Massenet, nella produzione presentata al Teatro Ponchielli di Cremona, sceglie decisamente la seconda strada: non l’epica fragorosa dell’eroe sconfitto, ma la fragile ostinazione di chi continua a credere, anche quando il mondo attorno ha smesso di farlo. La regia di Kristian Frédric costruisce un Don Quichotte profondamente interiore. Non un cavaliere errante in senso letterale, ma un uomo che attraversa i propri paesaggi mentali, dove memoria, desiderio e immaginazione si sovrappongono senza più confini netti. È una lettura che guarda alla follia non come spettacolo, ma come spazio di resistenza: ciò che resta quando il reale perde consistenza. Una scelta poetica, rispettosa, che trova momenti di autentica delicatezza, pur mostrando qualche incertezza nel primo atto, dove il dispositivo teatrale fatica inizialmente a trovare un equilibrio narrativo pienamente convincente. Meno felice, e francamente superflua, la scelta della voce fuori campo a introdurre ogni atto: un’aggiunta che spiega troppo e toglie forza a una musica che, da sola, possiede già tutto il necessario per raccontare.
Musicalmente, la serata si muove su un livello complessivamente solido e spesso ispirato. Jacopo Brusa, sul podio dell’Orchestra I Pomeriggi Musicali, affronta la partitura con grande attenzione al colore e alla continuità del racconto. Massenet emerge nella sua scrittura più raffinata: una tavolozza orchestrale elegante, mai ridondante, dove malinconia, ironia e tenerezza convivono senza fratture. Brusa privilegia il respiro ampio, lasciando che le frasi si distendano con naturalezza, sostenendo il canto senza schiacciarlo, e costruendo un arco drammatico coerente fino all’epilogo. Il Coro OperaLombardia, preparato da Diego Maccagnola, offre un contributo preciso e partecipe: compatto, ben articolato, sempre funzionale all’azione, senza mai scivolare nell’enfasi. Un lavoro pulito, intelligente, che accompagna con discrezione i passaggi corali di un’opera che vive soprattutto nei suoi equilibri sottili.

Al centro della scena, Nicola Ulivieri firma un Don Quichotte di grande spessore. La voce ha corpo, autorevolezza, ma soprattutto una qualità narrativa rara: ogni frase sembra nascere da un pensiero, non da un automatismo vocale. Il personaggio prende forma attraverso una progressiva sottrazione, fino a un finale di intensa umanità, dove la follia non esplode ma si posa, come una stanchezza piena di dignità. Una prova davvero convincente. Accanto a lui, Giorgio Caoduro costruisce un Sancho partecipe, intelligente, mai caricaturale. Il suo canto è solido, il fraseggio curato, e soprattutto emerge una naturale empatia scenica che rende credibile il legame profondo tra i due personaggi: non servo e padrone, ma due solitudini che si sostengono a vicenda. Più misurata la prova di Chiara Tirotta nel ruolo di Dulcinée. La linea vocale è corretta, elegante, ma resta una certa distanza emotiva: la seduzione rimane controllata, forse troppo, e il personaggio fatica a lasciare un’impronta davvero incisiva. Una prova dignitosa, ma non memorabile.

Il resto del cast si muove con professionalità e correttezza: Raffaele Feo, Roberto Covatta, Marta Leung ed Erica Zulikha Benato assolvono ai rispettivi ruoli con precisione, senza particolari guizzi ma garantendo solidità all’insieme. Resta, alla fine, la bellezza di una partitura splendida, tra le più intime e toccanti di Massenet, e la sensazione che questo Don Quichotte abbia scelto consapevolmente di non urlare. Qui la follia non è una frattura improvvisa, ma una pianta dalle radici profonde: si possono potare i rami, contenerne i gesti, ma sotto la terra resta viva, pronta a generare nuovi germogli di senso e di immaginazione.

 

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Alessandro Arnoldo
Nato a Trento nel 1989, ha compiuto gli studi musicali diplomandosi in direzione d’orchestra presso il Conservatorio “Giuseppe Verdi” di Milano sotto la guida di Daniele Agiman. Ha arricchito la sua formazione partecipando a corsi e masterclass con Riccardo Muti presso la Riccardo Muti Italian Opera Academy, Gianluigi Gelmetti all’Accademia Chigiana di Siena ed Ernesto Palacio all’Accademia del Rossini Opera Festival, intitolata al Maestro Alberto Zedda.Ha diretto numerose orchestre esibendosi in Italia, Austria, Germania, Spagna, Georgia, Croazia, Lituania, Lettonia, Belgio e Repubblica Ceca. La sua interpretazione de Le Carnaval des Animaux di Camille Saint-Saëns è stata inclusa nel percorso didattico “è musica per tutti”, libro di testo e DVD pubblicato da Edizioni Scolastiche Mondadori, Pearson Italia.Direttore Artistico della Fondazione Filarmonica Trento e direttore principale dell’orchestra I Filarmonici di Trento é, inoltre, giornalista pubblicista, autore e conduttore di trasmissioni radiofoniche di approfondimento culturale, corrispondente per la rivista di informazione culturale ArtesNews, ideatore e autore della rubrica settimanale Rondò per il Quotidiano L’ Adige e collabora da diversi anni con TEDxTrento e con il centro EURAC Research di Bolzano.

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