Cremona | Monteverdi Festival 2025 – Heroes |
Teatro A. Ponchielli | 11 giugno, ore 20
Orfeo ed Euridice
Cecilia Bartoli per il Monteverdi Festival
Versione di Parma 1769
Atto d’Orfeo da Le feste d’Apollo
Musica di Christoph Willibald Gluck
Libretto di Ranieri de’ Calzabigi
Cecilia Bartoli, Orfeo
Mélissa Petit, Euridice e Amore
Les Musiciens Du Prince – Monaco
Il Canto di Orfeo | Jacopo Facchini, maestro del coro
Gianluca Capuano, direzione
PH ©Lorenzo Gorini Monteverdi Festival

Cecilia Bartoli incanta Cremona con la grazia tragica di Gluck.
Nel cuore del Monteverdi Festival 2025 di Cremona, la serata dell’11 giugno ha segnato uno dei vertici artistici della rassegna, ponendo in dialogo la forza del mito, il linguaggio essenziale della riforma gluckiana e l’eccellenza interpretativa di un cast d’eccezione. In scena, una versione rara e affascinante di Orfeo ed Euridice di Christoph Willibald Gluck, quella approntata per Parma nel 1769, inserita nel contesto della festa teatrale Le feste d’Apollo, con l’esecuzione dell’Atto d’Orfeo. Un allestimento snello ma densissimo, affidato a Cecilia Bartoli nel ruolo di Orfeo, Mélissa Petit in quelli di Euridice e Amore, Gianluca Capuano alla guida dell’ensemble Les Musiciens du Prince – Monaco, e il coro Il Canto di Orfeo, preparato da Jacopo Facchini.
Questa produzione, perfettamente allineata allo spirito del festival – che guarda al passato con intelligenza critica e desiderio di restituzione viva – ha saputo unire filologia e pathos in un equilibrio raro. E Cecilia Bartoli, ha costruito un Orfeo toccante, umano, tutto giocato sull’interiorità e sulla parola scolpita. La sua voce, capace di fondere dolcezza e autorevolezza, ha reso con profondità il dramma interiore dell’eroe musicale per eccellenza, con un’intensità mai esibita, ma incisa con naturalezza espressiva. La celeberrima “Che farò senza Euridice” è risuonata in teatro dapprima come grido concitato e disperato e poi come una preghiera laica, sorretta da una linea di canto pulita, lirica, sospesa.

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Mélissa Petit ha convinto nel doppio ruolo di Euridice e Amore, con una voce luminosa, mobile, ben proiettata, e un fraseggio raffinato. Come Euridice ha espresso turbamento e amore, come Amore ha saputo essere leggera, ironica, disinvolta, regalando al personaggio un carattere pieno, in equilibrio tra vocalità e gesto scenico.a è nel lavoro complessivo d’insieme che il concerto ha raggiunto le vette più alte. La direzione di Gianluca Capuano ha unito rigore e vitalità. La sua lettura della partitura ha saputo valorizzare il senso teatrale della musica di Gluck, mantenendo una tensione costante tra espressione e struttura. L’ensemble Les Musiciens du Prince – Monaco ha risposto con grande eleganza: archi flessibili e trasparenti, fiati timbricamente cesellati, continuo puntuale e partecipe. Ogni dettaglio strumentale contribuiva alla resa emotiva dell’insieme, ma senza mai perdere il senso architettonico della forma.
Eccellente anche il contributo del coro. Il Canto di Orfeo, preparato da Jacopo Facchini, ha fornito una prova vibrante, perfettamente calibrata nel suono e drammaticamente presente. L’impasto timbrico era compatto e pieno, l’intonazione sicura, la dizione limpida. Ogni intervento corale ha aggiunto profondità e colore alla scena, diventando parte attiva del dramma, non semplice sfondo. Il pubblico ha salutato il coro con applausi convinti, riconoscendone il ruolo chiave nella riuscita complessiva della serata. Questo Orfeo ed Euridice si è così affermato come una vera gemma all’interno del ricco calendario del Monteverdi Festival, che quest’anno alterna riscoperta barocca e grande interpretazione storicamente informata con una proposta artistica sempre coerente e appassionata. La scelta di proporre una versione alternativa e meno eseguita dell’opera di Gluck ha rappresentato una sfida ben accolta dagli interpreti e dal pubblico, che ha seguito con attenzione crescente ogni passaggio della vicenda, fino al lungo, caloroso applauso finale. Una standing ovation convinta ha tributato a Cecilia Bartoli un omaggio non solo alla sua prestazione vocale, ma anche al suo ruolo culturale nella diffusione del repertorio barocco europeo. Grandi applausi per tutti.

 

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Alessandro Arnoldo
Nato a Trento nel 1989, ha compiuto gli studi musicali e si è diplomato in direzione d’orchestra al Conservatorio “Giuseppe Verdi” di Milano, sotto la guida di Daniele Agiman. Ha seguito corsi di perfezionamento e masterclass tenute da Riccardo Muti presso la Riccardo Muti Italian Opera Academy, Gianluigi Gelmetti presso l’Accademia Chigiana di Siena, Ernesto Palacio presso l’Accademia del Rossini Opera Festival, intitolata al Maestro Alberto Zedda. Ha diretto numerose orchestre esibendosi in Italia, Austria, Germania, Spagna, Georgia, Croazia, Lituania, Lettonia, Belgio e Repubblica Ceca, sia nell’ambito di importanti Festival internazionali, sia per eventi artistici e culturali (Accademia Teatro alla Scala di Milano, Akademie für Alte Musik – Brunek, RSI – Radiotelevisione Svizzera Italiana... ). La sua versione de Le Carnaval des Animaux di Camille Saint-Saens è inserita nel percorso didattico "C'é musica per tutti", libro di testo e DVD delle Edizioni Scolastiche Mondadori, Pearson Italia. Fondatore e direttore artistico dell’Associazione culturale Ad Maiora, ricopre anche il ruolo di direttore principale dell’orchestra I Filarmonici di Trento. Accanto alla sua attività musicale, è autore e conduttore di trasmissioni radiofoniche di approfondimento culturale, corrispondente per la rivista ArtesNews e ideatore della rubrica settimanale Rondò per il quotidiano L’Adige. Si dedica inoltre all’insegnamento in corsi di perfezionamento musicale e collabora con TEDxTrento e il centro EURAC Research di Bolzano. Dal 2020 è stabilmente attivo come consulente musicale per la Fondazione Filarmonica di Trento, di cui dal 2025 assume la direzione artistica.

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