di Damiano Verda

Genova, Teatro Carlo Felice, 12 gennaio ore 20.00
La Traviata.
Melodramma in tre atti
Musica di Giuseppe Verdi
Libretto di Francesco Maria Piave
dal Romanzo La Dame aux camélias di Alexandre Dumas figlio
Maestro concertatore e direttore Renato Palumbo,
regia Giorgio Gallione,
scene e costumi Guido Fiorato,
coreografie DEOS,
luci Luciano Novelli.
Allestimento della Fondazione Teatro Carlo Felice di Genova. Orchestra, Coro e Tecnici dell’Opera Carlo Felice. Maestro del Coro Claudio Marino Moretti.
Carolina López Moreno /Elena Schirru (Violetta Valery)
Carlotta Vichi (Flora Bervoix)
Chiara Polese (Annina)
Francesco Meli / Klodjan Kaçani (Alfredo Germont)
Roberto Frontali / Leon Kim (Giorgio Germont)
Roberto Covatta (Gastone)
Claudio Ottino (Barone Douphol)
Andrea Porta (Marchese d’Obigny)
Francesco Milanese (Dottor Grenvil)
Loris Purpura (Domestico di Flora)
Giuliano Petouchoff (Giuseppe)
Filippo Balestra (Commissionario)

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La Traviata Opera Carlo Felice

“La Traviata”, tra i capolavori di Giuseppe Verdi, delizia il pubblico di tutto il mondo da oltre un secolo e mezzo: composta nel 1853, l’opera racconta la tragica storia d’amore tra Violetta Valéry, una cortigiana di Parigi, e un giovane di buona famiglia, di nome Alfredo Germont. La trama si ispira a “La Dame aux Camélias”, romanzo di Alexandre Dumas (figlio) datato 1848: l’idea di fondo è quella di avventurarsi in temi universali come amore e redenzione, con una particolare attenzione al conflitto tra il desiderio personale e le convenzioni sociali. L’esordio, per la “La Traviata”, avvenne al Teatro La Fenice di Venezia nel 1853, mettendo in scena il mondo delle cortigiane e le ipocrisie della Parigi del XIX secolo. La scelta di Verdi di mettere in scena una storia contemporanea e controversa fu rivoluzionaria per l’epoca. Inizialmente, l’opera fu infatti soggetta anche a dure critiche, prima di essere unanimemente riconosciuta come un capolavoro.
Nel corso dei decenni, “La Traviata” non ha smesso di ispirare nuove riletture e adattamenti, non soltanto nel mondo del teatro e dell’opera. Ad esempio, la produzione di Franco Zeffirelli del 1982, contraddistinta dalla consueta cura estetica e fedeltà storica. Più recentemente, alcune produzioni hanno trasportato l’ambientazione ai giorni nostri, evidenziando la continua rilevanza dei temi universali dell’opera. Echi de “La Traviata” risuonano anche sul grande schermo, in film decisamente pop, come “Pretty Woman”. Il protagonista Edward Lewis (Richard Gere) per regalare alla moderna “cortigiana” Vivian Ward (Julia Roberts) una notte indimenticabile nel film “Pretty Woman” sceglie di invitarla proprio a quella rappresentazione. Il regista cerca forse, attraverso questo omaggio, un parallelo fra Violetta che si innamora di uno dei suoi clienti e Vivian, che sta per vivere, in altri tempi, un percorso non dissimile, coronato da migliore successo.
La versione in scena al Teatro Carlo Felice, per la regia di Giorgio Gallione, si presenta con una scenografia essenziale ed elegante, che accompagna lo spettatore lungo gli snodi della vicenda dell’amore impossibile tra Violetta Valéry, cortigiana, e Alfredo, suo giovane innamorato, di famiglia borghese.
Il volto e la voce di Violetta, che si esprime al meglio nei passaggi di maggiore agilità, è quella di Carolina López Moreno, mentre Francesco Meli, genovese di nascita e capace di esordire alla Scala a soli ventitré anni, regala un’interpretazione impeccabile e sentita di Alfredo, senza neppure una sbavatura.

La Traviata Opera Carlo Felice

L’impianto musicale, diretto da Renato Palumbo, risulta profondo ed espressivo, capace di catturare le molteplici sfumature delle emozioni umane che colorano la vicenda. Arie come “Libiamo ne’ lieti calici” e “Sempre libera” svelano una volta di più la propria inesauribile capacità di rivelare la complessità dei personaggi. In particolare, nell’ascoltare la celeberrima aria “Amami Alfredo” tornano in mente le parole di Alessandro Baricco, che nella sua Palladium Lecture “Sul Gusto” del 2013 ricorda come il genio verdiano, in particolare in questo momento narrativo e musicale de “La Traviata”, consista nel portare la melodia su note sempre più acute, fino a un apparente limite, fino alla nota che pare determinare il culmine, il punto più alto e inaspettato: alto e inaspettato come l’amore di Violetta per Alfredo.
La nota successiva però, è ancora appena più alta: di un semitono. Quel semitono inatteso e sentito, potremmo dire, è il semitono di una speranza irrazionale eppure viva, di un amore che non potrà vincere il destino ma riuscirà, sia pur tragicamente, a superare l’ipocrisia, così imprimendosi nelle menti e nei cuori, eternamente.
E quello stesso passaggio sintetizza e ricorda come, anche una volta che si crede di aver fatto tutto il possibile, di aver profuso ogni sforzo per inseguire un sogno, c’è ancora spazio per un piccolo slancio; quando vale la pena, c’è ancora tempo per un nuovo tentativo, intriso di sincerità e di coraggio. Almeno per un così piccolo, eppure così grande, semitono in più.

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