Merano, Kursaal, 40ᵃ Südtirol Festival Merano
8 e 9 settembre, ore 20.30
L. van Beethoven
Concerti per pianoforte e orchestra;
n. 2 in Si bemolle maggiore, op. 19
n. 1 in Do maggiore, op. 15
n. 4 in Sol maggiore, op. 58
n. 3 in Do minore, op. 37
n. 5 in Mi bemolle maggiore, op. 73 “Imperatore”
Jan Lisiecki pianoforte
Academy of St. Martin in the Fields
ph ©Südtirol Festival Merano
C’è un tipo di presenza che non dipende dal gesto appariscente ma dalla tensione che sottende ogni nota. L’Academy of St. Martin in the Fields, erede di una tradizione cameristica capace di farsi grande orchestra, cala nel Kursaal con uno sguardo attento e raccolto. Jan Lisiecki non è soltanto pianista: è presenza che pensa, innerva il fraseggio di ragione e canto, e nelle sue mani Beethoven si trasforma in architettura trasparente, corpo sonoro e riflessione.
La serata dell’8 settembre è un viaggio attraverso tre diversi mondi beethoveniani: l’adolescenza formale, la conquista di una voce personale, la maturità poetica. Nel Concerto n. 2, Lisiecki predilige un tono chiaro, privo di enfasi. Le scale scorrono con naturalezza, e l’orchestra risponde con dinamiche calibrate e colori sottili.
Il Concerto n. 1, rivela un Beethoven più teatrale. Lisiecki resta fedele al suo stile sobrio, attento alla linea e all’equilibrio con i compagni di viaggio. La compagine londinese mostra una coesione ammirevole: gli archi cesellano con precisione, i fiati rispondono con brillantezza, e il pianoforte dialoga senza mai imporsi, come parte integrante del discorso.
Il punto culminante della serata arriva con il Concerto n. 4. L’attacco solitario del pianoforte è scolpito con un suono che sembra respirare, e l’orchestra costruisce attorno a quella voce un paesaggio sonoro denso di sfumature. Il clarinetto canta con accento lirico, il fagotto regala profondità e calore: ne nasce un dialogo che unisce tensione drammatica e poesia intima. Nel finale, la vitalità beethoveniana si manifesta con misura, senza retorica, con un’eleganza che conquista proprio per la sua sobrietà.
La sera del 9 settembre l’atmosfera si fa più drammatica. Il Concerto n. 3 viene tratteggiato da Lisiecki con intensità controllata: gli accordi hanno il peso di un linguaggio scolpito, e i silenzi diventano parte integrante della narrazione. L’orchestra accompagna con lucidità, mantenendo compattezza anche nei momenti più tempestosi. I fiati, sempre protagonisti discreti, aggiungono sfumature preziose che arricchiscono l’insieme. Con il Concerto n. 5 “Imperatore” Beethoven apre un orizzonte vasto e luminoso. Lisiecki vi si muove con regalità sobria: evita il gesto trionfalistico, cercando piuttosto la nobiltà della forma e l’equilibrio del suono. L’Academy of St. Martin in the Fields gli è accanto con elasticità e precisione, capace di sostenere e rispondere, di accompagnare senza oscurare. Gli archi hanno brillantezza e morbidezza, i fiati aggiungono tocchi di colore che donano respiro all’intera architettura.
Le due serate, messe una accanto all’altra, rivelano un Beethoven fatto di molte facce: giovanile e teatrale, lirico e intimo, drammatico e solenne. La forza di questo ciclo sta nella coerenza: pianista e orchestra scelgono di restituire la musica in equilibrio, evitando qualsiasi ricerca di effetto. La precisione si unisce a un’intensità sempre vigilata, la sobrietà diventa energia controllata, l’eleganza si fonde con la vitalità del gesto. Quando l’ultima nota dell’Imperatore si spegne, il silenzio che segue sembra parte integrante della partitura. Poi l’applauso, convinto e caloroso, chiude due serate che restano come segno tangibile di cosa significhi fare musica insieme. Nel quarantesimo anno del Südtirol Festival Merano, la lezione è chiara: la tradizione non è un feticcio, ma un orizzonte che si rinnova nell’ascolto.






