Milano | Teatro alla Scala | 12 novembre 2025, ore 20
Stagione d’opera e balletto 2025/2025
Così fan tutte
Dramma giocoso in due atti su libretto di Lorenzo Da Ponte
Musica di Wolfgang Amadeus Mozart
Fiordiligi Elsa Dreisig
Dorabella Nina van Essen
Despina Sandrine Piau
Guglielmo Luca Micheletti
Ferrando Giovanni Sala
Don Alfonso Gerald Finley
Orchestra e Coro del Teatro alla Scala | Maestro del Coro Giorgio Martano
Direttore Alexander Soddy
Regia Robert Carsen | Scene Robert Carsen & Luis F. Carvalho | Costumi Luis F. Carvalho
Luci Robert Carsen & Peter Van Praet | Video Renaud Rubiano | Coreografie Rebecca Howell
Ph.Brescia-Amisano©Teatro alla Scala

La nuova produzione di Così fan tutte alla Scala arriva come un interrogativo scenico più che come una semplice serata di piacere: Robert Carsen non mette in scena una semplice commedia d’amore, mette in scena il teatro che indaga il teatro, e lo fa con gli strumenti del nostro presente. Qui non si tratta di rinnovare il repertorio per fare moda: si tratta di chiedere a Mozart e a Da Ponte di misurarsi con la nostra epoca mediatica, dove il sentimento viene spesso codificato, confezionato e consumato come un prodotto televisivo. La visione di Carsen è netta: il palco è un set e la vicenda diventa reality-show. Ma non un riferimento generico: lo spettatore riconosce le formule, i meccanismi, le logiche di programmi come Uomini e Donne o Temptation Island – non perché gli attori televisivi compaiano in scena, ma perché la regia riproduce la grammatica del formato: il confessionale, la telecamera che ingrandisce il dolore, la costruzione della narrazione a tappe, il montaggio che piega i tempi al climax emotivo. Questo dispositivo non è gratuito: Carsen ci costringe ad assistere al test di fedeltà come se fosse una trasmissione con pubblico, giudici e profitto emotivo. La domanda che rimane appesa è se lo spettacolo (e quindi la platea) abbia il diritto morale di guardare e giudicare.
Musicalmente, la risposta alla sfida è affidata a Alexander Soddy e all’Orchestra e Coro del Teatro alla Scala. Sotto la sua bacchetta la partitura trova una scansione nervosa, puntuale e insieme morbida nei cantabili. Soddy gestisce i tempi con intelligenza teatrale: sa quando affondare il taglio comico e quando lasciare che il fiato delle frasi riveli il velo di amarezza che attraversa l’opera. L’orchestra risponde con precisione cameristica; il coro entra e si ritrae come un pubblico interno allo spettacolo, un coro di spettatori nello spettatore. Il lavoro con le voci di Giorgio Martano è più che efficace: i commenti corali non suonano di contorno, ma agiscono come spie morali e sociologiche all’interno del dispositivo scenico. Le soluzioni sceniche di Robert Carsen e del suo team — con Luis F. Carvalho alle scene e ai costumi, Peter Van Praet alle luci e Renaud Rubiano ai video — traducono il format televisivo in immagini controllate e spesso crudeli. Gli specchi, gli schermi che riprendono soggettive, le pareti mobili che isolano e sbattono i personaggi in inquadrature forzate: tutto costruisce un effetto di messa a nudo che è insieme vertiginoso e implacabile. Rebecca Howell firma movimenti coreografici che servono la macchina e non la adornano: i corpi si dispongono come pedine, come soggetti osservati e giudicati. Così il teatro perde la sua discrezione ottocentesca e diventa macchina di controllo: i sentimenti sono esposti sottovetro, montati, rallentati per la platea.

Nel cast, la Scala presenta interpreti di prim’ordine. Elsa Dreisig è una Fiordiligi che sfugge al virtuosismo ostentato per diventare carattere profondamente personale: il suo “Come scoglio” non è il numero celebrativo, ma affermazione di un dolore che trema sotto la voce; l’emissione è piena, la linea rigorosa e capace di spalancare la stanza interiore del personaggio. Nina van Essen, Dorabella, è più terrena, libera di modulare la sensualità e la fragilità: il suo canto governa l’arte del dubbio con naturalezza. Sandrine Piau in Despina offre una prova sapiente: la sua ironia è tagliente, mai gratuita; la sua tecnica è al servizio della scena più che della velleità vocale. I due uomini, Luca Micheletti e Giovanni Sala, costruiscono un contrappunto credibile: Micheletti impone fisicità e chiarezza, Sala privilegia il fraseggio intimo. Tra di loro si intreccia la comicità che non scade mai nel grottesco, mentre Gerald Finley – Don Alfonso – è la cifra interpretativa che regge il dispositivo: intelligente, sardonico, capace di pietas. Finley non è il manipolatore da commedia leggera ma l’architetto morale della prova; la sua voce e il suo sguardo danno al personaggio lo spessore di chi conosce le conseguenze del proprio gioco. Dal punto di vista registico, Carsen non si accontenta di far ridere; chiede ai protagonisti di misurare la distanza tra desiderio e responsabilità. Quando le coppie si trovano al centro della scena “reality”, la macchina spegne i lampi dell’ironia e accende la cruda consapevolezza: i tradimenti non sono solo frodi d’amore, sono piccole tragedie morali che riguardano la costruzione dell’identità. E il pubblico, messo in ruolo di spettatore televisivo, è chiamato a valutare – e quindi a partecipare – a questa mise en scène dell’umiliazione e della scoperta. Dal punto di vista musicale i concertati di insieme raggiungono momenti di felicità assoluta: la buca, spesso invocata come spazio di saggia mediazione, risponde con un fraseggio agile e un accompagnamento che sa modulare il senso del tempo scenico. Soddy valorizza i recitativi secchi e puntuali, e sa far emergere i piccoli miracoli di Mozart: quelle frasi che sembrano semplici e invece contengono una micro-drammaturgia inattesa. Il risultato è un Così che alterna brio e morsa, leggerezza e punta d’amarezza.

Qualche punto interrogativo resta: il dispositivo televisivo funziona molto bene nell’idea, ma talvolta rischia di sovraccaricare la scena – troppe immagini, troppe cornici, che costringono lo spettatore a una visione attiva e stancante. In altri momenti, però, la sinergia tra regia e buca crea istanti di pura comunione teatrale, in cui la macchina mostra la sua utilità come strumento critico e analitico. La Scala ha messo in piedi una produzione coraggiosa, che non mira al facile scandaletto ma al disagio illuminato: è un’opera che parla del presente usando i mezzi del nostro tempo, senza tradire la musica. In platea si percepisce lo scarto tra risata e riflessione; e quando il sipario scende, l’applauso è misurato ma lungo, come se il teatro avesse restituito allo spettatore non una consolazione, ma una domanda. Questo Così fan tutte ci ricorda che Mozart può essere ancora pungente: la sua musica non si limita a intrattenere, ma ci mette davanti allo specchio. Ed è bene che sia così – perché lo specchio, a volte, non piace.

 

 

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Alessandro Arnoldo
Nato a Trento nel 1989, ha compiuto gli studi musicali e si è diplomato in direzione d’orchestra al Conservatorio “Giuseppe Verdi” di Milano, sotto la guida di Daniele Agiman. Ha seguito corsi di perfezionamento e masterclass tenute da Riccardo Muti presso la Riccardo Muti Italian Opera Academy, Gianluigi Gelmetti presso l’Accademia Chigiana di Siena, Ernesto Palacio presso l’Accademia del Rossini Opera Festival, intitolata al Maestro Alberto Zedda. Ha diretto numerose orchestre esibendosi in Italia, Austria, Germania, Spagna, Georgia, Croazia, Lituania, Lettonia, Belgio e Repubblica Ceca, sia nell’ambito di importanti Festival internazionali, sia per eventi artistici e culturali (Accademia Teatro alla Scala di Milano, Akademie für Alte Musik – Brunek, RSI – Radiotelevisione Svizzera Italiana... ). La sua versione de Le Carnaval des Animaux di Camille Saint-Saens è inserita nel percorso didattico "C'é musica per tutti", libro di testo e DVD delle Edizioni Scolastiche Mondadori, Pearson Italia. Fondatore e direttore artistico dell’Associazione culturale Ad Maiora, ricopre anche il ruolo di direttore principale dell’orchestra I Filarmonici di Trento. Accanto alla sua attività musicale, è autore e conduttore di trasmissioni radiofoniche di approfondimento culturale, corrispondente per la rivista ArtesNews e ideatore della rubrica settimanale Rondò per il quotidiano L’Adige. Si dedica inoltre all’insegnamento in corsi di perfezionamento musicale e collabora con TEDxTrento e il centro EURAC Research di Bolzano. Dal 2020 è stabilmente attivo come consulente musicale per la Fondazione Filarmonica di Trento, di cui dal 2025 assume la direzione artistica.

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