Milano | Teatro alla Scala | 30 giugno 2025, ore 20
Stagione d’opera e balletto 2024/2025
Norma
Tragedia lirica in due atti su libretto di Felice Romani
Musica di Vincenzo Bellini

Pollione  Freddie De Tommaso
Oroveso Michele Pertusi
Norma Marina Rebeka
Adalgisa Vasilisa Berzhanskaya
Clotilde Laura Lolita Perešivana (allieva dell’Accademia Teatro alla Scala)
Flavio Paolo Antognetti
Orchestra e Coro del Teatro alla Scala | Maestro del Coro Alberto Malazzi
Direttore Fabio Luisi
Regia Olivier Py
Scene e costumi Pierre-André Weitz | Luci Bertrand Killy | Coreografia Ivo Bauchiero

ph Brescia & Amisano©Teatro alla Scala

La bellezza di Bellini sopravvive alla confusione di idee e ad un progetto scenicamente confuso. C’è un’essenza nella Norma di Bellini che continua a parlare con urgenza al nostro tempo. È l’essenza del conflitto tra l’intimo e il collettivo, tra la fedeltà alla propria vocazione e la fragilità dell’amore umano. Norma non è soltanto una sacerdotessa tradita: è una figura simbolica, complessa, che nella musica di Bellini trova il suo respiro più profondo. Al Teatro alla Scala questo capolavoro è tornato in scena con un cast di prim’ordine e una direzione musicale di rara sensibilità. La direzione di Fabio Luisi ha saputo restituire tutta la profondità e la trasparenza della partitura belliniana. Il gesto ampio, preciso, attento al dettaglio, ha permesso all’orchestra di esprimersi con raffinata coerenza dinamica. I colori orchestrali, pieni ma mai opprimenti, hanno accompagnato ogni svolta emotiva, assecondando i tempi lunghi di Bellini con respiro e misura.

Nel ruolo del titolo, Marina Rebeka ha offerto una prova intensa e tecnicamente solida. La voce è ampia, sicura nei passaggi acuti, e ha una presenza scenica autorevole. È mancata talvolta quella duttilità interpretativa che permetterebbe a Norma di assumere pienamente la sua dimensione tragica e materna. Ciò nonostante, la sua interpretazione è stata efficace e nobile, non sempre emozionante.

Accanto a lei, Vasilisa Berzhanskaya ha disegnato un’Adalgisa perfetta. Il timbro vellutato, l’emissione omogenea e l’intelligenza musicale ne fanno una delle interpreti più convincenti di questa produzione. Nei duetti con Rebeka ha saputo trovare un equilibrio poetico, un dialogo sincero e commovente che ha rappresentato uno dei vertici emozionali della serata. Freddie de Tommaso, nel ruolo di Pollione, ha dato vita a un personaggio solido, ben cantato e con buona presenza scenica. Non è stato un protagonista memorabile, ma ha mantenuto un livello esecutivo più che soddisfacente, offrendo una performance coerente e partecipe.

Più che positivo anche Michele Pertusi nel ruolo di Oroveso, che ha confermato la sua autorevolezza con una linea vocale profonda, misurata, sempre centrata. La sua presenza scenica, seppur contenuta, ha aggiunto la necessaria gravità al contesto drammatico.
In evidenza anche Paolo Antognetti, un Flavio preciso e musicale, capace di dare significato a un ruolo secondario senza eccessi né manierismi.
Un’autentica colonna portante della serata è stato il Coro del Teatro alla Scala. L’insieme, la lucidità dell’emissione e la forza espressiva nei momenti collettivi hanno offerto grandi emozioni, portando sulla scena una collettività viva, partecipe, ritmicamente impeccabile e musicalmente vibrante.

Se la componente musicale ha fatto centro per equilibrio e coerenza, non altrettanto si può dire della regia di Olivier Py, che ha scelto un impianto visivo denso di riferimenti allegorici, con un continuo riferimento al mito di Medea, simbolismi risorgimentali e costruzioni sceniche articolate . Al centro del palco, un ingranaggio metallico in costante movimento ha dominato la scena, imponendosi come elemento disturbante. Questo meccanismo ha generato rumori continui che hanno spesso interferito con la chiarezza del canto e compromesso l’intelligibilità musicale. Il contrasto tra l’eleganza essenziale della partitura e la ridondanza delle azioni sceniche ha creato un attrito che ha penalizzato l’ascolto, distogliendo l’attenzione dall’intimo dramma umano che Norma mette in scena.

Questa Norma alla Scala ha dimostrato quanto l’opera di Bellini sia ancora oggi uno strumento potente di espressione emotiva e politica. Il canto, la direzione, l’intelligenza musicale del cast hanno saputo valorizzarne la struttura profonda. Ma l’allestimento scenico, nel suo voler essere protagonista, ha finito per soffocare ciò che in Bellini dovrebbe sempre prevalere: il silenzio tra le note, lo spazio della voce, la semplicità dell’emozione. Caldi applausi finali hanno premiato gli interpreti, in particolare Berzhanskaya, il coro e Luisi, giustamente riconosciuti come i veri trionfatori della serata.

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Alessandro Arnoldo
Nato a Trento nel 1989, ha compiuto gli studi musicali e si è diplomato in direzione d’orchestra al Conservatorio “Giuseppe Verdi” di Milano, sotto la guida di Daniele Agiman. Ha seguito corsi di perfezionamento e masterclass tenute da Riccardo Muti presso la Riccardo Muti Italian Opera Academy, Gianluigi Gelmetti presso l’Accademia Chigiana di Siena, Ernesto Palacio presso l’Accademia del Rossini Opera Festival, intitolata al Maestro Alberto Zedda. Ha diretto numerose orchestre esibendosi in Italia, Austria, Germania, Spagna, Georgia, Croazia, Lituania, Lettonia, Belgio e Repubblica Ceca, sia nell’ambito di importanti Festival internazionali, sia per eventi artistici e culturali (Accademia Teatro alla Scala di Milano, Akademie für Alte Musik – Brunek, RSI – Radiotelevisione Svizzera Italiana... ). La sua versione de Le Carnaval des Animaux di Camille Saint-Saens è inserita nel percorso didattico "C'é musica per tutti", libro di testo e DVD delle Edizioni Scolastiche Mondadori, Pearson Italia. Fondatore e direttore artistico dell’Associazione culturale Ad Maiora, ricopre anche il ruolo di direttore principale dell’orchestra I Filarmonici di Trento. Accanto alla sua attività musicale, è autore e conduttore di trasmissioni radiofoniche di approfondimento culturale, corrispondente per la rivista ArtesNews e ideatore della rubrica settimanale Rondò per il quotidiano L’Adige. Si dedica inoltre all’insegnamento in corsi di perfezionamento musicale e collabora con TEDxTrento e il centro EURAC Research di Bolzano. Dal 2020 è stabilmente attivo come consulente musicale per la Fondazione Filarmonica di Trento, di cui dal 2025 assume la direzione artistica.

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