Milano | Teatro alla Scala | 1 luglio 2025, ore 20
Stagione Sinfonica 2024/2025
L. van Beethoven Missa Solemnis in re magg. op. 123
Soprano Rosa Feola
Mezzosoprano Elizabeth Deshong
Tenore Sebastian Kohlhepp
Basso Hanno Müller-Brachmann
Orchestra e Coro del Teatro alla Scala | Maestro del Coro Alberto Malazzi
Direttore Fabio Luisi
ph. Brescia&Amisano©Teatro alla Scala
Spiritualità laica e forza razionale: alla Scala una Missa Solemnis che convince.
In un tempo che spesso smarrisce il senso profondo del rito collettivo e dell’ascolto interiore, l’esecuzione della Missa Solemnis di Beethoven al Teatro alla Scala, l’1 luglio 2025, ha restituito al pubblico un’esperienza musicale di rara potenza: non una preghiera nel senso confessionale, ma un percorso sonoro che attraversa la tensione dell’essere umano verso il sublime. Fabio Luisi, in sostituzione dell’annunciato Tugan Sokhiev, ha offerto una lettura compatta, architettonica, lucida, capace di incarnare lo spirito più autentico di questo capolavoro beethoveniano: un inno all’elevazione dello spirito, all’intelligenza dell’ascolto e alla comunione universale tra le voci. Fin dal Kyrie iniziale, la direzione di Fabio Luisi ha rivelato un controllo assoluto della struttura e un rispetto profondo per la scrittura beethoveniana. La sua interpretazione è apparsa sobria e consapevole, tesa alla costruzione di un suono scolpito e vivo, lontano da ogni retorica mistica o enfasi declamatoria. Nel Gloria, le tensioni ritmiche e la densità armonica sono emerse con forza e nitore, così come nel Credo – vertice dell’edificio sonoro – la lettura si è fatta più verticale, scavando nei nodi contrappuntistici con lucidità analitica. Il Sanctus e l’Agnus Dei, infine, hanno trovato un equilibrio raro tra spiritualità e materia orchestrale, in una tensione continua tra l’umano e l’assoluto.
L’Orchestra del Teatro alla Scala ha risposto con suono compatto e trasparente, mantenendo un’equilibrata tensione tra le sezioni, e valorizzando i momenti più lirici dei legni, la severità degli ottoni e la potenza corale dell’intero insieme. Ogni intervento è sembrato contribuire a un disegno più grande, coerente, senza mai perdere aderenza alla visione di Luisi.Tra i solisti, spicca la performance del mezzosoprano Elizabeth Deshong, che ha offerto un’interpretazione intensa e centrata, con un timbro denso, controllato, e un fraseggio morbido ma incisivo. In ogni intervento ha saputo misurare forza espressiva e rigore stilistico, distinguendosi per eleganza e precisione.Il tenore Sebastian Kohlhepp ha colpito per delicatezza e luminosità, specie nell’Et incarnatus est, uno dei momenti più contemplativi della partitura. Il suo timbro limpido e l’attenzione al dettaglio hanno reso la sua prova efficace e partecipe, capace di sostenere senza ostentazione il difficile equilibrio tra canto solistico e tessuto collettivo. Hanno Müller-Brachmann, basso, ha offerto un apporto solido, autorevole, di grande profondità timbrica. La sua voce ha saputo incarnare la dimensione più terrena e al tempo stesso solenne della composizione, risultando particolarmente incisivo nei passaggi dell’Agnus Dei, dove la richiesta di pace (“Dona nobis pacem”) ha assunto valore universale. Rosa Feola, soprano, ha cantato con correttezza e senso della linea, mettendo in mostra una tecnica sicura e un bel colore vocale. Tuttavia, la sua interpretazione è apparsa talvolta trattenuta, più attenta alla forma che alla risonanza espressiva più profonda. Le è mancato un guizzo di pathos, un’ombra di vulnerabilità emotiva che avrebbe potuto arricchire la sua presenza sonora, soprattutto nei momenti più intimi.

Un momento di particolare intensità è giunto nel Benedictus, grazie al toccante assolo del primo violino dell’Orchestra del Teatro alla Scala, Francesco Manara. Il suo suono, scolpito e lirico, ha attraversato la partitura con una voce intima e vibrante, capace di conferire a quel passaggio una luce trasfigurata, quasi cameristica. Un contributo di rara finezza, perfettamente in sintonia con lo spirito contemplativo della pagina. Una menzione speciale merita il Coro del Teatro alla Scala, preparato da Alberto Malazzi, grande protagonista della serata. La compagine corale ha raggiunto livelli altissimi di compattezza, intonazione e dinamica. Le fughe del Credo, il maestoso Gloria, l’intensità delle invocazioni nell’Agnus Dei: tutto è stato reso con una coesione straordinaria e con una forza espressiva capace di trasformare il canto in architettura sonora.

L’esecuzione, nella sua interezza, ha mostrato come la Missa Solemnis sia, oggi più che mai, un testo musicale capace di parlare all’intelligenza e alla sensibilità dell’ascoltatore contemporaneo. Lontana da un’idea di sacro codificato, questa composizione esprime una spiritualità fatta di interrogativi, tensioni e ricerca di armonia, che ben si è riflessa nella lettura lucida e coinvolgente di Luisi e nella risposta straordinaria di orchestra, coro e solisti. Il pubblico della Scala ha accolto la serata con un ascolto attento e partecipe, ricambiando l’altissima qualità dell’esecuzione con lunghi, convinti e sinceri applausi.






