di Martina Bortolotti von Haderburg
Napoli, Teatro San Carlo, 26.3.2025
Stagione 2024/25
SALOME
Dramma in un atto
Musica di Richard Strauss
Libretto di Hedwig Lachmann,
dal poema omonimo di Oscar Wilde
Herodes Charles Workman
Herodias Lioba Braun
Salome Ricarda Merbeth
Jochanaan Brian Mulligan
Narraboth John Findon
Ein Page der Herodias Štěpánka Pučálková
Erster Jude Gregory Bonfatti
Zweiter Jude Kristofer Lundin
Dritter Jude Sun Tianxuefei
Vierter Jude Dan Karlström
Fünfter Jude Stanislav Vorobyov
Erster Nazarener Liam James Karai
Zweiter Nazarener Žilvinas Miškinis
Erster Soldat Alessandro Abis
Zweiter Soldat Artur Janda
Ein Kappadozier Giacomo Mercaldo
Ein Sklave Vasco Maria Vagnoli
Orchestra del Teatro di San Carlo
Direttore Dan Ettinger
Regia Manfred Schweigkofler
Scene Nicola Rubertelli
Costumi Daniela Ciancio
Luci Claudio Schmid
Coreografia Valentina Versino
©ph. Luciano Romano Salome Teatro di San Carlo

La musica meravigliosamente espressiva, profonda, magnetica, sensuale, misteriosa e potente esprime già da sola ogni cosa. Ti pervade, ti guida, ti scuote, ti fa innamorare e ti libera da ogni ragionamento portandoti nel regno della natura più selvaggia, evidenziando ancora di più la follia dell’uomo e della donna che tentano di possederla e dominarla.
In questa storia nella versione sottile ed arguta di Oscar Wilde su libretto di Hedwig Lachmann musicata in modo geniale da Richard Strauss la dominatrice capricciosa è Salomè che suscita la brama di più cacciatori, ma alla fine è lei ad ottenere il suo macabro trofeo. In un mondo senza amore dove il sesso viene usato ai fini del potere, si evidenzia come l’uomo tanto arrogante e conquistatore alla fine soccombe davanti al volere di donne ancor più abili ad usare il proprio corpo a tale scopo. In questo senso la storia resterà sempre contemporanea ed attualissima. Non a caso la regia di Manfred Schweigkofler, creata per Napoli nel 2014, rimandava a personaggi famosi odierni che hanno fatto parlare di se anche a causa della loro fama di cacciatori di donne un po’ maldestri.
Eppure in Salomè un barlume di ricerca del vero amore c’è, ma non avendolo mai vissuto lo scambia col possesso.

L’unico esempio di purezza e amore è rappresentato dal profeta Johanaan interpretato da Brian Mulligan ed è perciò che l’adolescente Salomè ne resta tanto affascinata, tanto è diverso quest’uomo da tutti quelli che la circondano a corte e la ricoprono solo di regali e di sguardi lussuriosi, fregandosene altamente della sua anima.
Non è solo la sua carne bianca come recita il testo cantato che la eccita e l’attrae.
Peraltro in questa versione pudica della Salomè di Strauss sono tutti ben vestiti e coperti.
Forse perché in fondo la pelle bianca rappresenta anche il desiderio di pulizia e di liberazione da un mondo morboso e sporco in cui è cresciuta Salomè.
Infatti in questa versione di Salomè incarnata da Ricarda Merbeth l’erotismo e la sensualità non emergono se non dalla musica. La Merbeth dalla voce molto chiara e dal canto molto declamato non ha movenze sexy ed enfatizza soprattutto il capriccio e la disperazione del personaggio. Manca il lato sensuale e conturbante di Salomè che dovrebbe fare impazzire tutti i maschi presenti in sala e che renderebbe più comprensibile lo stordimento di Narraboth (John Findon) che si suicida per lei e del suo patrigno Herodes (Charles Workman) disposto a darle tutto ma proprio tutto.
I costumi di Daniela Ciancio sembrano usciti dall’ambiente del Luna Park o del Circo, potrebbero essere quelli dei domatori o delle chiromanti, sono volutamente caricaturali e decadenti, colorati e larghi e rendono bene l’ambiente fantastico e pomposo.
Le ballerine che imitano le danzatrici del ventre orientali sia nei costumi che nella coreografia di Valentina Versino sono sette come i veli ed accompagnano la famosa e mirabile danza dei sette veli in cui Salomè rimane stravestita ad osservarle placidamente roteando un poco i polsi e le braccia. Danza che ha reso celebre la statuaria ed ineguagliabile Maria Ewing, tra le Salomè più famose della storia.

Bellissima l’idea di far udire le ali dell’angelo della morte con un suono registrato udibile anche per gli spettatori. A ricordare quanto sesso e morte siano intrecciati tra loro, l’archetipo di Eros e Thanatos domina tutta l’opera e sicuramente la vita di ciascuno di noi.
La luna specchio nelle belle scene di Nicola Rubertelli, sovrasta il palco allestito in modo semplice ed efficace a ricordare la realtà nei suoi molteplici riflessi. La luce ben gestita da Claudio Schmid infatti ha il potere di cambiare e trasformare tutto. Ed in Salomè tutto si svolge sotto la luce della luna e non “alla luce del sole”. Il tutto rende la storia quasi un sogno, dove spesso i sogni sono più veri e profondi della cosidetta “realtà”.

In questo mondo onirico si trovano tutte le macchiette umane con i loro vizi, i loro desideri, le loro frustrazioni e perversioni, le loro ambizioni e le loro paure. Il finale macabro ricorda quanto sia inutile lottare per ricercare la felicità e la soddisfazione delle proprie brame al di fuori di noi stessi. Forse una delle opere più spirituali e religiose mai scritte dove sacro e profano si intrecciano evidenziando le conseguenze di chi cerca di dominare la natura, l’altro e se stesso.

Cast scelto con cura completato da Herodias Lioba Braun, Ein Page der Herodias Štěpánka Pučálková, Erster Jude Gregory Bonfatti, Zweiter Jude Kristofer Lundin, Dritter Jude Sun Tianxuefei, Vierter Jude Dan Karlström, Fünfter Jude Stanislav Vorobyov, Erster Nazarener Liam James Karai, Zweiter Nazarener Žilvinas Miškinis, Erster Soldat Alessandro Abis, Zweiter Soldat Artur Janda, Ein Kappadozier Giacomo Mercaldo e Ein Sklave Vasco Maria Vagnoli. Convincono soprattutto le voci maschili più suadenti, ma la voce più autorevole di tutte risulta quella dell’orchestra diretta con trasporto ed enfasi dall’ispirato Dan Ettinger.
Applausi per la regia che non disturba la musica, la accompagna dolcemente lasciando a tutti lo spazio di dare il meglio di se. Lo spettacolo si conclude infatti con applausi fragorosi e lunghissimi tra vecchi appassionati di R. Strauss e nuovi Adepti conquistati sicuramente dalla serata e da questa musica spettacolare e viscerale. Poterla godere in uno dei teatri più belli e grandi del mondo le rende ancor più giustizia. Questa musica ha bisogno di spazio e trasporta l’ascoltatore nell’universo fin dove scompare perfino la forza di gravità. Grazie al Teatro San Carlo per aver scelto questo titolo affascinante e senza tempo.







