Pesaro, Teatro Rossini
Giovedì 14 agosto – ore 15.30
CONCERTO DI BELCANTO
MARKO MIMICA
Pianoforte: Marcos Madrigal
©ROF 2025 ph. Amati Bacciardi
Applausi per il basso Marko Mimica e per il pianista Marcos Madrigal a conclusione di un programma inusuale.
Il Teatro Rossini di Pesaro ha accolto il recital del basso Marko Mimica, nato a Spalato e attivo sui maggiori palcoscenici in tutto il mondo, quest’anno impegnato al Rossini Opera Festival nel ruolo di Polidoro in Zelmira e tra le voci soliste della Messa per Rossini. L’accompagnamento al pianoforte era affidato a Marcos Madrigal, laureato all’Università delle Arti di Cuba e perfezionatosi a Lugano e all’Accademia Internazionale del Lago di Como, al suo debutto al ROF. Tra gli impegni nella stagione 2024-’25, Marko Mimica annovera Macbeth alla Deutsche Oper di Berlino, Tristan und Isolde a Bilbao, Lucia di Lammermoor al Teatro Comunale di Bologna, Hamlet al Teatro Regio di Torino, Simon Boccanegra alla Staatsoper di Berlino.
Una voce solida, quella di Mimica, in cui si nota una persistente omogeneità, garanzia di un’emissione costante quanto a timbro e volume, spesso a scapito di un’espressività che richiederebbe sfumature e varietà nella conduzione dei brani, per sorprendere e allettare l’uditorio, in luogo di risultare solamente convincente. In ogni caso, la Scena e Cavatina di Rodolfo Vi ravviso, o luoghi ameni (da La sonnambula di Vincenzo Bellini); l’Aria di Alidoro Là dal ciel nell’arcano profondo da La Cenerentola di Rossini) erano esposte senza cedimenti, così pure le Chansons de Don Quichotte di Jacques Ibert, dove la voce acquistava lirismo nella seconda (à Dulcinée) e dava il richiesto carattere grave alle altre, culminando per colore mesto e oscuro nella Chanson de la morte de Don Quichotte.
I brani del programma erano intervallati da due brani dai rossiniani Péchés de vieillesse vol. VI Album pour les enfants adolescents (n. 9 La lagune de Venise à l’expiration de l’année 1861!!! e n. 12 Hachis romantique), dove Madrigal aveva modo di farsi apprezzare per musicalità e scioltezza. La voce acquistava slancio e mobilità nelle dinamiche con le sonorità slave dei quattro pezzi da Biblické písne di Antonín Dvořák e dei successivi Ninna nanna, Serenata, Trepak e Il condottiero da Canti e danze della morte di Modest Musorgskij. Applausi e acclamazioni per gli artisti in conclusione del concerto, sigillato con energia dalla Cavatina di Aleko Ves’ tabor spit (da Aleko di Sergej Rachmaninov).






