Pesaro Teatro Rossini
XLVI ROSSINI OPERA FESTIVAL
sabato 16 agosto – ore 15.30
CONCERTO DI BELCANTO
CECILIA MOLINARI
Pianoforte: Jean-Paul Pruna
©ROF 2025 ph. Amati Bacciardi

Con un programma che condensa originalità, intelligenza, virtuosismo e qualità drammatiche Cecilia Molinari conquista il Teatro Rossini, validamente accompagnata al pianoforte da Jean-Paul Pruna.
Con un programma cameristico che tratteggia la figura di Rossini al di là del teatro musicale e allo stesso modo valorizza due compositrici e musiciste superlative, il recital del mezzosoprano Cecilia Molinari ha ottenuto pieno successo al Rossini Opera Festival 2025, grazie anche all’accompagnamento pianistico puntuale e brillante di Jean-Paul Pruna, al suo debutto a Pesaro. Definita “in possesso di un ingrediente magico che ha il potere di elevare il pubblico a un livello superiore” (Operawire), Cecilia Molinari si è rapidamente affermata come uno dei talenti più promettenti della sua generazione. I suoi recenti e futuri debutti includono importanti palcoscenici come la Wiener Staatsoper, l’Opéra National de Paris, la Bayerische Staatsoper, il Teatro Real di Madrid, il Glyndebourne Festival e la Lyric Opera di Chicago. A Molinari è toccato il Premio Abbiati 2025 quale miglior cantante, assegnatole dall’Associazione Nazionale Critici Musicali con la seguente motivazione: “Per il suo Ariodante al Festival della Valle d’Itria, cesellato nel fraseggio, caleidoscopico nei colori, dalle agilità perfette e caratterizzato da luminosa ricchezza espressiva”. Il programma del suo “Concerto di Belcanto” include brani di Maria Malibran e Pauline Viardot e dà pertanto visibilità a queste due virtuose anche in qualità di compositrici, un aspetto della loro statura artistica ancora poco noto e che merita di essere divulgato. Originale anche quanto a presenza sul palcoscenico, Cecilia Molinari si presentava al pubblico in nero, in un abito ben lontano dai canoni dell’eleganza classica (realizzato da uno stilista giapponese) i cui abbondanti drappeggi facevano pensare a un abito di scena; al collo alcuni giri di perle naturali, perle “scaramazze” (o barocche) lavorate da un artigiano di Riva del Garda.

Oltre a mettere in campo una vocalità notevole per timbro, pienezza e agilità nell’ornamentazione, con consumata teatralità Molinari drammatizzava le arie a seconda dei loro testi, in prevalenza di carattere tragico o larmoyant, talvolta anche amoroso o spiritoso. L’abito evidenziava la chiarezza dell’incarnato, risultando così perfettamente funzionale alla drammatizzazione delle arie. Accostando le figure di Malibran, Viardot e Rossini, la compilazione risultava interessante quanto ad apporto culturale e riusciva gradita al pubblico, che gratificava gli artisti con calorosi applausi e frequenti acclamazioni. Si potevano ascoltare le canzoni rossiniane La pastorella, Beltà crudele, Canzonetta spagnuola e Il risentimento (quest’ultima parte di una lunga serie di brani scritti da Rossini sul testo Mi lagnerò tacendo di Metastasio), Le retour de la Tyrolienne, Addio a Nice e la romanza La voix qui dit je t’aime raffiguravano efficacemente l’ambiente comune a Rossini, Malibran e alla sorella Pauline Viardot, anch’essa inclusa nel programma con i brani Haï luli, Les filles de Cadix e la virtuosistica Havanaise variée. Altri brani rossiniani erano tratti dalla raccolta Péchés de vieillesse (Ariette villageoise, L’orpheline du Tyrol e Aragonese, altro pezzo della serie Mi lagnerò tacendo); Jean-Paul Pruna si rivelava pianista brillante e raffinato in Bijoux à la Malibran. Fantasie n. 2 di Ignaz Moscheles, un assemblaggio di spunti di variazione della grande musicista e nella trascrizione di Franz Liszt da L’invito – Bolero (Soirées musicales) di Gioachino Rossini.
Il concerto ha segnato un’ulteriore conferma nel repertorio belcantistico per l’ormai celebre mezzosoprano, che entusiasmava la sala e riscuoteva calorosi apprezzamenti. Cecilia Molinari nel 2015 era stata scelta dal M° Alberto Zedda per frequentare l’Accademia Rossiniana, un incontro decisivo per l’inizio della sua carriera, che in questa occasione lei ha voluto ricordare, omaggiando anche il Teatro Rossini e il Festival con l’aria e cavatina di Rosina quale bis. A fronte di ulteriori chiamate in scena, gli artisti concedevano ancora l’aria da camera Vaga luna che inargenti di Vincenzo Bellini.

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