Pesaro, Teatro Rossini
Mercoledì 13 agosto – ore 15.30
CONCERTO LIRICO-SINFONICO
VASILISA BERZHANSKAYA
Direttore: François López-Ferrier
Orchestra sinfonica G. Rossini
ph.© ROF 2025 Amati Bacciardi
La grande statura artistica di Vasilisa Berzhanskaya si staglia in un concerto ammirevole, nell’ambito del Rossini Opera Festival 2025
Il primo dei Concerti lirico-sinfonici della 46a edizione del Rossini Opera Festival ha avuto luogo al Teatro Rossini, con pieno successo per il soprano russo Vasilisa Berzhanskaya e per l’Orchestra Sinfonica G. Rossini, guidata magistralmente da François López-Ferrer. Davvero attrattivo il programma, ricco di pagine di grande bellezza, tra le più amate dell’opera italiana, che l’artista ha reso con vocalità sontuosa, generosa tanto nel pathos quanto in tecnicismi tra quelli di maggiore effetto sull’uditorio, non ultimi gli acuti e sovracuti tenuti, a volume pieno oppure staccati in mezzo piano.
Una vocalità che non lascia indifferenti, quella di Berzhanskaya, mezzosoprano ai suoi esordi e ora perfettamente a suo agio in parti sopranili di grande impegno, senza per questo aver perso l’estensione verso il registro grave. Diplomata all’Accademia di musica Gnesin di Mosca, membro del Programma dell’Opera della Gioventù al Teatro Bol’šoj dal 2015 al 2017, nel 2016 debuttava in Italia col ruolo della Marchesa Melibea nel Viaggio a Reims al Rossini Opera Festival, tra i giovani dell’Accademia Rossiniana (allora diretta da Alberto Zedda); è stata in seguito solista della Deutsche Oper Berlin, dove ha coperto ruoli quali la Seconda dama nel Flauto magico, Rosina nel Barbiere di Siviglia, Lola in Cavalleria rusticana, Sonyetka in Lady Macbeth del Distretto di Mcensk, Melibea nel Viaggio a Reims, Ferena in Nabucco, Bersi in Andrea Chénier, Ol’ga in Eugenio Onegin e Siébel in Faust.


Introdotte dalla Sinfonia di Rosmonda d’Inghilterra di Donizetti, la cavatina Bel raggio lusinghier dalla Semiramide di Rossini, seguita dalla Scena Ah, non credea mirarti e dall’Aria di Amina Ah, non giunge uman pensiero, prima della Sinfonia dei Capuleti e Montecchi di Bellini. François López-Ferrier pone la massima cura nel condurre e non risparmia le energie, corrisposto da un’orchestra pronta e puntuale nel recepire gli spunti, plastica nelle dinamiche; la cantante stessa dimostrava visibilmente, in più occasioni, di apprezzare l’apporto orchestrale. Tutte le arie in programma sono ammirevoli o per il lirismo intenso e la carica di pathos, come la Romanza di Medora Non so le tetre immagini da Il corsaro di Verdi, o per virtuosismi spesso funambolici, come la celebre cavatina Regnava nel silenzio da Lucia di Lammermoor di Donizetti. Con qualche breve parola prima di concludere, Berzhanskaya ricordava il suo debutto al ROF, sulla soglia del decimo anno dalla sua frequentazione dell’Accademia Rossiniana, esprimendo gratitudine per il Festival, che ha determinato una tappa così importante per la sua vita artistica. È recente il suo debutto alla Scala, avvenuto per l’inaugurazione della stagione 2024-’25; ora ad attenderla ci sono i ruoli di Adalgisa in Norma, di Semiramide, Alcina, Agrippina, Mimì nella Bohème, Liù in Turandot, Fiordiligi in Così fan tutte. La Sinfonia da La gazza ladra, eseguita con vivacità e bravura esemplari, precedeva l’impervio Finale terzo dell’Armida di Rossini (Se al mio crudel tormento – Dove son io … fuggi! – È ver … gode quest’anima), caratterizzato da un’estensione consistente verso il registro grave (è per mezzosoprano), pezzo forte del programma collocato nella massima evidenza, alla conclusione e cantato con prestanza sbalorditiva. Un solo bis in risposta alle acclamazioni che salutavano solista, direttore e orchestra, Mercè, dilette amiche da I Vespri siciliani di Verdi.






