Venerdì 15 agosto, Teatro Rossini, ore 11
XLVI ROSSINI OPERA FESTIVAL
Il viaggio a Reims
Dramma giocoso in un atto di Luigi Balochi – Musica di Gioachino Rossini
Edizione critica della Fondazione Rossini di Pesaro, in collaborazione con Casa Ricordi di Milano, a cura di Janet Johnson
Produzione 2001, riallestimento
Direttore ALESSANDRO MAZZOCCHETTI
Elementi scenici e Regia EMILIO SAGI
Ripresa della Regia MATTEO ANSELMI
Costumi PEPA OJANGUREN
Luci FABIO ROSSI
ORCHESTRA SINFONICA GIOACHINO ROSSINI
ACCADEMIA ROSSINIANA “ALBERTO ZEDDA”
Direttore: Ernesto Palacio – Coordinamento musicale: Rubén Sánchez-Vieco – Vocal coach: Luca Canonici – Coordinamento organizzativo: Francesca Battistoni. Le attività dell’Accademia Rossiniana sono supportate dalla Fondazione Meuccia Severi.

Interpreti – Allievi dell’Accademia Rossiniana “Alberto Zedda”
Corinna GRETA DOVERI
Marchesa Melibea VALERIA GORBUNOVA
 Contessa di Folleville ARINA VEREVKINA
Madama Cortese VITTORIA BRUGNOLO
Cavalier Belfiore ALDO SARTORI
Conte di Libenskof KRZYSZTOF LACHMAN
Lord Sidney AGSHIN KHUDAVERDIYEV
Don Profondo JACOB HARRISON
Barone di Trombonok MATTEO TORCASO
Don Alvaro MAURIZIO BOVE
Don Prudenzio HUIGANG LIU
Don Luigino HIROKI KONO
Delia ROSALBA DUCATO
Maddalena ANNA-HELENA MACLACHLAN
Modestina LAURA KHAMZATOVA
Zefirino / Gelsomino ABEL ZAMORA
Antonio NICOLA FARNESI
©ROF 2025 ph Amati Bacciardi

mostbet

Pieno successo per Il viaggio a Reims di ferragosto, con le giovani voci dell’Accademia Rossiniana
In un Teatro Rossini riempito fino all’ultimo ordine di palchi, nel giorno di ferragosto è andato in scena Il viaggio a Reims ossia l’Albergo del Giglio d’Oro, coronamento del corso di alta specializzazione dell’Accademia Rossiniana Alberto Zedda, destinato a giovani talenti internazionali, che ha formato numerosi tra i principali interpreti rossiniani che oggi calcano le scene dei più prestigiosi teatri. È questo lo scoglio più arduo da superare per le giovani voci rossiniane, che devono dimostrare il loro valore in parti impegnative anche per artisti di navigata esperienza, irte di grandi difficoltà tecniche, che richiedono però brio, scioltezza e nonchalance nell’interpretazione. A risarcimento delle fatiche sostenute vi è una musica entusiasmante, di bellezza davvero eccezionale, scritta da Rossini due secoli fa (1825) per un’occasione del massimo rilievo, l’incoronazione di Carlo X re di Francia. Decisamente selettiva, l’Accademia Rossiniana è esemplare per le numerose opportunità di verificare immediatamente il proprio stato di avanzamento che offre ad allieve e allievi, mediante il Concerto finale (nel mese di luglio), i Concerti al Museo, i Concerti dal balcone di Casa Rossini e i Salons Rossini, oltre che con il Viaggio, tutte attività funzionali al corso.
Anche quest’anno Il viaggio a Reims dei giovani si è confermato spettacolo gradevole e coinvolgente, con la scorrevole regia e la scenografia minimalista messe a punto da Emilio Sagi già nel 2001 (riprese in questa occasione da Matteo Anselmi) e i costumi semplici ma appropriati di Pepa Ojanguren. Caratteristica più unica che rara nel panorama del teatro musicale è la presenza di dieci parti principali e di sette ruoli secondari, un organico che rende possibile l’esecuzione del Gran pezzo concertato a quattordici voci. Non è questo il contesto dove si può pretendere la perfezione, anche se in passato ha rivelato dei veri fuoriclasse; si sono potute ascoltare in ogni caso molte voci interessanti, a cominciare da una valida Corinna, inappuntabile, impegnata nella parte con la maggiore presenza vocale (nel solo Arpa gentil, nel duetto con il Cavalier Belfiore e nel solo All’ombra amena del Giglio d’Or, celebrativo di Carlo X) e da un Barone di Trombonok ben calato nel ruolo, per verve e presenza scenica. Brillante il Cavalier Belfiore nel duetto, unico episodio dov’è in evidenza: la voce è chiara e sciolta, in compresenza con il phisique du rôle che ne accresce il gradimento; ben centrato il ruolo di Don Profondo, di buona presenza, esilarante e virtuosistico nel suo catalogo, con ancora qualche esotismo nella dizione; Lord Sidney nella sua Gran scena e Aria esibiva voce bene impostata, frutto di una solida preparazione, analogamente alla sicurezza ostentata da Melibea, che può contare su uno strumento vocale robusto, mentre la Contessa di Folleville emergeva invece in sottigliezza e il Conte di Libenskof puntava sull’uniformità, con emissione contenuta; la parte di Madama Cortese veniva svolta brillantemente e, cosa tutt’altro che scontata, l’articolazione rendeva percepibile ogni sillaba.
Danza teatrale in scena con attori in costumi eleganti su palco decorato con luci e atmosfera vivace. Performance artistica per eventi culturali e rappresentazioni artistiche in Italia. Con una differente assegnazione delle parti, la messa in scena successiva, quella del 18 agosto, darà modo a chi ha sostenuto un ruolo secondario (quantunque indispensabile) di rifarsi con uno dei ruoli principali; buona la conduzione dell’orchestra, che in luogo di condizionare il canto con una scansione veloce si dimostrava duttile nell’accompagnare le singole voci, ad esempio seguendo un Don Profondo in accelerata e rispettando la scansione ritmica, uniforme e costante, di Lord Sidney. Alla conclusione il direttore chiamava il maestro al fortepiano Rubén Sánchez-Vieco ad alzarsi per ricevere il plauso; lo stesso trattamento avrebbe meritato il primo flauto Fabiola Santi, che nell’opera sostiene un assolo fondamentale e che si è distinta (con la sua collega Marialaura Mangani) per chiarezza del timbro, nettezza nell’articolazione e precisione nel fraseggio, in questa occasione e anche nel Concerto lirico-sinfonico del 13 agosto. Alto il gradimento del pubblico, manifestato calorosamente durante la passerella finale.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui