Pesaro, Teatro Rossini
Lunedì 11, venerdì 15, domenica 17, mercoledì 20 agosto – ore 20.00
SOIRÉES MUSICALES
Versione per voci e orchestra da camera a cura di Fabio Maestri
VITTORIANA DE AMICIS
ANDREA NIÑO
PAOLO NEVI
GURGEN BAVEYAN
©ROF 2025 (ph Amati Bacciardi)

LA CAMBIALE DI MATRIMONIO
Farsa comica di Gaetano Rossi
Edizione critica della Fondazione Rossini di Pesaro, in collaborazione con Casa Ricordi di Milano, a cura di Eleonora Di Cintio
Regia LAURENCE DALE
Scene e Costumi GARY McCANN
Luci RALPH KOPP
Personaggi e Interpreti
Tobia Mill PIETRO SPAGNOLI
Fannì PAOLA LEOCI
Edoardo Milfort JACK SWANSON
Slook MATTIA OLIVIERI
Norton RAMIRO MATURANA
Clarina INÉS LORANS
Produzione 2020
Direttore CHRISTOPHER FRANKLIN
FILARMONICA GIOACHINO ROSSINI
PESARO. Secondo titolo del Rossini Opera Festival 2025, La cambiale di matrimonio è andata in scena al Teatro Rossini (e trasmessa in diretta da Rai Radio3) nella fortunata realizzazione di Laurence Dale, già rappresentata nel 2020 quale unico allestimento (era l’anno della pandemia) e portata poi in Oman, in una breve tournée nel 2022. L’allestimento scenico, nato in adeguamento alla limitazione dello spazio utilizzabile causa emergenza sanitaria, si è rivelato funzionale e apprezzabile, in fin dei conti non un ripiego temporaneo ma un’ambientazione ottimale per questa farsa di breve durata e ricca di spunti notevoli. Se La cambiale di matrimonio è stata la prima opera rossiniana ad andare in scena (al Teatro San Moisè di Venezia, nel 1810 quando il compositore era diciottenne), la prima a essere composta fu Demetrio e Polibio, dramma serio scritto probabilmente prima del 1809 ma rappresentato per la prima volta solo nel 1812. Quest’anno gli addetti ai lavori possono contare su una nuova edizione critica della Cambiale, curata per la Fondazione Rossini in collaborazione con la Casa Ricordi di Milano da Eleonora Di Cintio, che ha lavorato su fonti non autografe, visto che l’autografo dell’opera pare non sia sopravvissuto. La farsa era preceduta dall’esecuzione della raccolta Soirées musicales (raccolta di otto ariette e quattro duetti composta tra il 1830 e il 1835), nell’adattamento per voci e orchestra da camera di Fabio Maestri, che ha visto alla ribalta Vittoriana De Amicis (soprano), Paolo Nevi (tenore), Gurgen Baveyan (basso), giovani voci uscite dall’Accademia Rossiniana Alberto Zedda, oltre ad Andrea Niño, mezzosoprano già presente al ROF del 2022. Un’ottima occasione ben sfruttata dall’orchestra Filarmonica Rossini, che guidata brillantemente da Christopher Franklin si è rivelata agile, puntuale e interessante per quanto riguarda la timbrica, soprattutto nel realizzare le numerose trovate onomatopeiche delle Soirées.
Introdotta da una Sinfonia suonata col giusto piglio, in scansione piuttosto veloce, l’azione rivelava a mano a mano le varie personalità in scena: Pietro Spagnoli si confermava grande dominatore della scena, indefettibile e piena la sua vocalità nel caratterizzare un ruolo caricaturale qual è quello di Tobia Mill, un Mattia Olivieri in piena forma manifestava una voce piena e sicura, ricca di inflessioni e invidiabile disinvoltura in scena, dando vita a uno Slook di grande prestanza; praticamente perfetta Paola Leoci come Fannì, ruolo al quale conferiva tutto ciò che serve per spiccare e rubare la scena: acuti squillanti, fraseggio scorrevole e ornamentazione esposta con naturalezza, da vero soprano di coloratura.
Gradevole e molto presente Jack Swanson nei panni di Edoardo Milfort, si faceva notare Inés Lorans quale Clarina di timbro chiaro, con sorprendenti guizzi vocali, non sfigurava affatto il Norton di Ramiro Maturana, di ottima presenza scenica in una parte che è la meno cantante dell’organico. Il primo duetto Fannì – Milfort si poteva ascoltare nella versione restituita dall’edizione critica, che sana lo squilibrio tra le due parti della versione finora più diffusa, dove il tenore ha due versi in meno del soprano. Si faceva notare la scioltezza e la musicalità del fortepiano di Giulio Zappa nell’accompagnare i recitativi; ormai irrinunciabile la presenza dell’orso, complemento che arricchisce il gusto paradossale della farsa con un surplus di comicità, parte piuttosto faticosa interpretata con abilità da Matteo Anselmi, che alla fine riscuote la sua parte di applausi al pari dei protagonisti.
Leggerezza, buon gusto e spirito, ma anche indubbie doti artistiche brillavano in questo lavoro di breve durata (piccolo è bello, in questo caso più che mai), che ha entusiasmato il pubblico e fruttato agli artisti un trionfo di applausi e ovazioni.






