di Cristina Giovannini *
Il Foliage artistico nell’attività autunnale degli Amici della Musica
Originalità, competenza e un messaggio di pace nella lectio magistralis di Bellisario
La sinergia fra l’associazione culturale Amici della Musica di Riva del Garda e la sede rivana del Conservatorio “F.A.Bonporti”, ha creato, per l’avvio dell’attività artistica autunnale, un evento assai interessante e significativo, ‘dando il la’ nel pomeriggio di sabato 27 settembre 2025 presso l’auditorium comunale: ospiti gli interpreti Christian Bellisario al violoncello e Denis Malakhov al pianoforte, vivamente apprezzati dal pubblico incuriosito e attento. Bellisario, già stimato docente di violoncello presso la sede rivana del Bonporti, insegnante al Conservatorio di Milano, erede della classe di Rocco Filippini, si esprime nella lezione aperta, intercalata da esecuzioni esemplari, con particolare forza comunicativa sull’evoluzione della tecnica violoncellistica nel repertorio per violoncello e pianoforte operando un’efficace scelta di forme musicali.

La piacevolissima scaletta proposta dal Maestro, arricchita dalla personale esperienza di ricerca compositiva e di direzione d’orchestra nei trascorsi fondamentali approfondimenti con il M° Giulini, di primo violoncello al Teatro Verdi di Trieste, al Carlo Felice di Genova e al Regio di Torino, è raccontata in musica con passione interpretativa, affiancata da magistrali prolusioni sulla struttura di ciascun brano in programma, impreziosito dal pianismo intuitivo di Malakhov, tecnicamente brillante sugli ottantotto tasti e sempre puntuale nel fraseggio, fluida l’espressione cameristica nel raffinato dialogo con il violoncello; il promettente interprete della tastiera è nato nel 1996 a Krasnojarsk in Russia, bambino prodigio, vincitore di concorsi internazionali e laureato in Pianoforte con lode e menzione d’onore nel 2023 al Conservatorio Giuseppe Verdi di Milano. Ludwig van Beethoven è l’esempio proposto dal M° Bellisario per l’epoca classica, espresso nelle
‘Sette Variazioni’ WoO 46 (1801), su un tema del “Flauto Magico” di Mozart, dedicate al Conte Johann von Browne-Camus, ufficiale dell’esercito russo, a Vienna dal 1794 e mecenate del compositore; il duo ‘canta’ affiatato quasi a evocare Pamina a Papageno: il violoncello con voce pastosa e vibrante, grazie all’appoggio esperto dell’arco nei variegati episodi melodici e più ritmici di carattere virtuosistico, è supportato perfettamente dal limpido tocco pianistico. Nel profilo romantico con ‘Erinnerung’n.2 op.86 di Joachim Raff, dai Fantasiestücke, forma musicale che ci fa pensare alla poetica di Schumann e Fuchs, il violoncello coglie i suggerimenti timbrici creando col pianoforte un sapiente impasto coloristico tipico dell’epoca e a testimonianza dell’influenza che la musica di Liszt esercitò su Raff, pianista compositore di origine tedesca nato in Svizzera, che divenne collaboratore dell’eclettico pianista ungherese nei primi anni del 1850 a Weimar.
Toccante l’abilità del violoncellista Bellisario nell’accentuare le dinamiche contrastanti e accompagnare quelle più soavi – originata da intenti musicali personali assai fantasiosi d’immediata proiezione emotiva – fino al loro dissolversi nei limpidi tenui suoni armonici finali suggellati dai delicati e precisi pizzicati. La forma della danza e della suite, proseguendo, stuzzicano le naturali e notevoli doti del duo, Bellisario e Malakhov agili ballerini sugli strumenti, divertiti e divertenti: nella danza n.1 di Franco Alfano, interessantissimo autore fra gli esponenti della scuola verista – dalle Danses Romaines op.9, trascritta per questa formazione da L.Silva – il violoncello scintilla per timbri
e colori nella suggestiva proposta di unisoni vigorosi, ottave impegnative, espressive acciaccature multiple, rapidi arpeggi trapuntati da energici tricordi e quadricordi in ripresa d’arco, e ancora armonici, trilli e inaspettati fraseggi in glissando; a seguire il dialogo spumeggiante del violoncello con il pianoforte nella ‘Suite italienne’ di Igor Stravinskij scolpisce l’esecuzione dei cinque episodi, fra ritmi cadenzati e più incalzanti, nelle variegate forme dei movimenti, strappando l’applauso dopo la vivacissima Tarantella prima ancora dell’ultimo Minuetto e Finale. Il consenso del pubblico soddisfatto, che rinnova infine il convinto battimano, valorizza l’interpretazione di grande efficacia
comunicativa regalata dai due musicisti: accattivante e limpida nella sua interezza dunque la realizzazione cameristica eseguita, adattata dal violoncellista Gregor Pjatigorskij nella trascrizione dalla precedente opera orchestrale, il balletto “Pulcinella” di Stravinskij: quest’ultimo – complice Sergej Diaghilev direttore artistico dei ‘Ballets Russes’ – si ispirò alla musica di Pergolesi riscoprendone le potenzialità nell’atteggiamento creativo più ‘artigianale’ e ravvivandone in chiave moderna le caratteristiche idiomatiche ritmiche e timbriche, ponendo in questi termini l’inizio della sua poetica neoclassica.
Il viaggio continua nella fascinazione dei racconti musicali, e, dopo i panorami sonori austriaci, tedeschi e svizzeri, le trame ritmico-melodiche dell’Italia e della Russia e una significativa incursione americana di matrice ebraica, dal messaggio universale nel dolente e struggente ‘Song’ di Ernest Bloch – da Jewish Life, B.54 (1924) –, giungiamo in Francia con Poulenc: la sonata per violoncello e pianoforte, dalla scrittura esigente, revisionata da Pierre Fournier – il dedicatario che la eseguì per la prima volta alla Sale Gaveau di Parigi il 18 maggio 1949 con Francis Poulenc stesso al pianoforte – è punteggiata da precise richieste dell’autore inerenti la prassi esecutiva per favorire il potenziamento degli effetti timbrico-espressivi dello strumento ad arco ed è interpretata
dal duo con sonorità luminosa, abilmente ricamata sul ritmo brillante del primo movimento e del secondo ‘Cavatina’ sull’ammaliante cantabilità, intensamente espressa del violoncello talvolta ammorbidito dalla sordina o dal timbro ‘stregato’ dei crini sulla tastiera. Nel terzo movimento l’arco ‘arioso’ si innerva più marcato liberando energici picchettati danzanti che si quietano delicati, trapuntati alla perfezione dal pianoforte, nella conclusione aggraziata armonicamente tinta di ‘blues’; si ravviva nel Finale il gioco tecnico-esecutivo che rievoca ritmi coreutici fra episodi quasi declamati nei timbri accordali accesi, bicordi ribattuti e spiccati, tremoli variegati e la ricerca raffinata dei suoni armonici – quasi a sublimare la concretezza dei crini sulle corde, modulando la velocità dell’arco, in una sorta di flautato, sospiri soffiati e glissati fraseggiati quasi a mo’ di recitativo – per chiudersi nel cerchio strutturale-compositivo con la ripetizione dell’iniziale incipit declamato esaltandolo nell’inaspettata figurazione conclusiva ascendente del violoncello, una rapida scala nel modo maggiore in vivace crescendo.
La forma del canto, già anticipata nella commovente pur composta interpretazione dell’angosciato Jewish Song di Bloch, è onorata infine dalla melodia in “ Le Cigne” di Saint-Saëns, soavemente ‘trasfigurata’ nella versione in sol bemolle maggiore di Godowsky, eseguita tutta da Christian Bellisario, ineffabilmente, sulla seconda corda del suo strumento, un peculiare Riccardo Antoniazzi dotato di voce corposa e al contempo limpida – con la curiosa e funzionale installazione di ‘Stringvision Keypeg’ nel cavigliere dal bel riccio finemente arrotondato –, strumento quasi ‘parlante’ in sintonia con l’apprezzato pianoforte gran coda Steinway acquisito recentemente e messo a
disposizione dal Conservatorio. Un applauso caloroso saluta gli artisti a conclusione della speciale lezione-concerto, caratterizzata da contenuti storici, tecnici e stilistici essenziali, nonché dalla efficace interpretazione dell’ampia offerta musicale e dal commovente messaggio di pace intessuto nel programma, declinato nel valore dell’amore in Mozart con ‘Bei Männern, welche Liebe Fühlen’ rievocato nelle Variazioni di Beethoven, nella consapevolezza della sofferenza attenuata dalla speranza nel significato del ‘Song’
di Bloch e nel processo di trasfigurazione e rinascita custodito nel ‘Cigno’ di Saint-Saëns; il M° Bellisario ricorda qui Pau Casals come paladino della pace, forte del suo intervento all’ONU nel 1971, e come artista che credeva nella potenza del linguaggio musicale e nella responsabilità e volontà di ogni essere umano, operando ciascuno con le specifiche competenze, per la tutela e la diffusione dei valori di amore, speranza e libertà.
I prossimi imminenti appuntamenti, sempre diversificati e curiosi, attentamente organizzati dagli Amici della Musica di Riva del Garda e dalle Associazioni e Istituzioni in collaborazione, saranno a Riva il 15 e il 22 novembre, nel pomeriggio, con l’ Ensemble ‘Salotto Maffei’ e i migliori diplomati del Conservatorio, la serata invece del 26 novembre ad Arco, presso Palazzo Panni alle 20,30, sarà dedicata al poeta Rainer Maria Rilke nell’interpretazione di vari brani musicali per trio con pianoforte accompagnati da letture a tema.
* Si ringrazia Cristina Giovannini, docente di Violino al Conservatorio F.A. Bonporti sez. Riva del Garda per la disponibilità.






