XLVI ROSSINI OPERA FESTIVAL PESARO, Auditorium Scavolini
Domenica 10, mercoledì 13, sabato 16, martedì 19 agosto – ore 19.00
ZELMIRA
Dramma per musica in due atti di Andrea Leone Tottola
Edizione critica della Fondazione Rossini di Pesaro, in collaborazione con Casa Ricordi di Milano, a cura di Helen M. Greenwald e Kathleen Kuzmick Hansell Edizione Vienna, 1822.
(Nuova produzione)

Direttore GIACOMO SAGRIPANTI
Regia CALIXTO BIEITO
Scene CALIXTO BIEITO, BARBORA HORÁKOVÁ
Costumi INGO KRÜGLER
Luci MICHAEL BAUER
Personaggi e Interpreti
Polidoro MARKO MIMICA
Zelmira ANASTASIA BARTOLI
Ilo LAWRENCE BROWNLEE
Antenore ENEA SCALA
Emma MARINA VIOTTI
Leucippo GIANLUCA MARGHERI
Eacide PAOLO NEVI
Gran Sacerdote SHI ZONG
CORO DEL TEATRO VENTIDIO BASSO
Maestro del Coro PASQUALE VELENO
ORCHESTRA DEL TEATRO COMUNALE DI BOLOGNA
© ROF 2025 (Ph Amati Bacciardi)

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PESARO. Un’orchestra smagliante e una compagnia di canto da promuovere a pieni voti (anche se senza la lode) garantiscono il buon esito di questa nuova edizione di Zelmira, l’ultima opera scritta da Rossini per il Teatro San Carlo di Napoli, data in “prima” all’Auditorium Scavolini domenica 10 agosto. Un lavoro complessivamente soddisfacente, facendo la tara di una regia per lo più inconcludente, inadeguata allo spessore drammatico della trama, alla quale bisogna in ogni caso riconoscere la validità dell’idea del palcoscenico mobile centrale, che circonda l’orchestra, con il pubblico collocato tutto intorno sulle gradinate, a mo’ di anfiteatro. Non una novità assoluta per Pesaro, in ogni caso una soluzione interessante, che conduce a una fruizione dell’opera da un punto di vista inusuale, venendo a mancare la demarcazione tra palcoscenico e platea, la “quarta parete”. L’orchestra ne viene valorizzata al massimo grado, è davvero “il nucleo dell’opera”, secondo le intenzioni del regista; un inconveniente (anche se non determinante) incorre tuttavia per quanto riguarda le voci, dato che la percezione del volume sonoro cambia sensibilmente se l’interprete è rivolto frontalmente oppure di spalle rispetto a chi ascolta. L’Orchestra del Teatro Comunale di Bologna, che ritorna quest’anno al ROF, è una garanzia per questo repertorio e brilla in una partitura davvero superba, guidata con perizia e convinzione da un ottimo Giacomo Sagripanti. Quello di Zelmira è un Rossini poco rossiniano, sorprendente per l’inizio in medias res, senza la consueta sinfonia e affidato al coro, che qui ha un peso da protagonista. Lo stesso dettato musicale, pur provvisto di inconfondibili stilemi rossiniani, rivela impianti di matrice tedesca; Giuseppe Carpani, che contribuì con aggiunte alla seconda versione dell’opera (e fu artefice, tra l’altro, dell’incontro di Rossini con Beethoven a Vienna) per primo vi individuò similitudini con Gluck, Mozart e Haydn; i recitativi vi sono particolarmente curati, mirabilmente raffinati, quasi degli ariosi. L’intricata vicenda fatta di trame, complotti, omicidi e calunnie è narrata da un libretto non certo ottimale: il Tottola era indubbiamente autore di solido mestiere, ma partiva da una tragedia minore (di Dormont de Belloy), non da un grande classico come invece era stato per l’Ermione, tratta dall’Andromaque di Racine. In questi casi si può vedere se un regista ha la stoffa per supplire alle carenze del libretto, cosa che a Pesaro in molti casi si è vista ma che non si è verificata nel caso presente.

La regia si è infatti affidata a trovate di consistenza superficiale, nelle quali si possono vedere (o meno) allusioni ad altre opere rossiniane (di cui però non si riesce a capire la finalità), come il ragazzino che entra in scena reggendo dei palloncini (e indossando la corona regale) nel “Viaggio a Reims” di Emilio Sagi, l’orsacchiotto, oggetto iconico nella Semiramide di Graham Vick, oppure all’esibizione fine a sé stessa di seminudità scultoree. Scarso anche l’apporto alla spettacolarizzazione fornito dai costumi, complessivamente insignificanti.
  

A conferire un livello più che soddisfacente a questo spettacolo, che avrebbe potuto essere un capolavoro assoluto, sono l’orchestra e il suo direttore, il coro e soprattutto le voci, grandi tutte quante in rapporto al peso del loro ruolo, nonostante la recitazione, la gestualità e la movimentazione dal palcoscenico alla sala o viceversa non contribuissero di certo a un’esecuzione da dieci e lode. Il giudizio finale veniva decretato dal pubblico, generoso anche di apprezzamenti a scena aperta, che tributava entusiastiche ovazioni a Zelmira, Ilo, Antenore, Emma, Polidoro, Leucippo e gli altri ruoli, mentre accoglieva il regista con un vocio di disapprovazione, a larga maggioranza.

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