Il sipario si è alzato, o forse dovrei dire le porte delle chiese di Tione, Cles e Rovereto si sono spalancate, per un concerto che ha saputo unire la profondità della musica sacra con l’energia del melodramma. La rinnovata collaborazione tra Euritmus, l‘Orchestra Sinfonica delle Alpi, il Coro Laboratorio Musicale di Ravina e la Corale Claudio Monteverdi di Cles ha regalato al pubblico capolavori della classica in questo inizio di novembre.
Schubert e Rossini: Due Anime a Confronto
Il programma ha preso il via con la celeberrima Sinfonia n. 8 in Si minore D 759, l'”Incompiuta” di Franz Schubert. Sotto la guida sapiente del Maestro Maurizio Postai, l’Orchestra Sinfonica delle Alpi ha subito catturato l’attenzione, portando alla luce l’anima irrequieta e la profonda introspezione che permeano i soli due movimenti completati.
La serata è culminata con lo “Stabat Mater” di Gioachino Rossini (1831-1841), una composizione che è stata definita a ragione dotata di “due anime”: quella del melodramma nei brani solistici e quella del rigore polifonico negli interventi corali. È proprio in questa duplice natura che l’opera si rivela, catapultando l’ascoltatore tra suggestioni teatrali e la solennità della musica sacra.
Un elemento di fondamentale importanza, e spesso sottovalutato nella musica sacra, è l’assoluto virtuosismo richiesto ai cantanti in questa composizione. Rossini, l’operista eccelso, ha trattato le arie e i duetti come pagine di un dramma vero e proprio: ai solisti non è richiesta solo devozione, ma una tecnica impeccabile, per sostenere la tessitura ampia, l’estensione notevole e il timbro omogeneo e sonoro, necessario per reggere il confronto con una grande orchestra di stampo romantico. Il quartetto di solisti ha accettato la sfida, guidando il pubblico attraverso i passaggi emotivi del testo di Jacopone da Todi. Il basso Luca Sozio, che in quest’occasione ha dato prova della sua solida esperienza, ha offerto un’interpretazione convincente nell’Aria Pro peccatis, prima di unirsi al Coro nel Recitativo Eja Mater, una preghiera che invita a condividere la forza del dolore. Al suo fianco, le due voci femminili hanno brillato: le soprani Viktoriia Balan e Arianna Cimolin hanno unito le loro voci con equilibrio e potenza nell’emozionante Duetto Quis est homo, innalzando una domanda universale sul dolore della Mater Unigeniti. La parte del tenore, per l’Aria Cuius animam, è stata affidata al bravo Daniele Contessi, che ha saputo restituire tutta l’intensità drammatica del testo in cui l’anima della Vergine è “trafitta da una spada”.
Sotto la bacchetta sicura di Maurizio Postai, l’Orchestra Sinfonica delle Alpi ha dialogato con maestria con i due cori, il Coro Laboratorio Musicale di Ravina e la Corale Claudio Monteverdi di Cles. La loro performance ha saputo bilanciare i momenti di introspezione, come il Coro Quando corpus morietur (Coro a cappella), con l’esplosione finale dell’Amen, in sempiterna saecula, suggellando un concerto potente e memorabile.
*Si ringrazia Filippo Mainardi per la segnalazione e collaborazione. Con una lunga esperienza di corista presso le compagini corali che hanno animato le stagioni liriche nella provincia veneta negli anni ’70, da pensionato è ritornato a intraprendere la carriera di corista in una compagine polifonica che anima la cultura musicale lungo le sponde dell’Adige tra Trentino e Veneto.