di Vittorio Sarti
Fondazione Filarmonica Trento | 5 ottobre, ore 18
Orchestra da Camera del Teatro alla Scala di Milano
Francesco Manara violino solista
Massimo Polidori
violoncello solista

Certe serate restano impresse non solo per la qualità della musica, ma per l’energia che sanno sprigionare: quella miscela inconfondibile di attesa, orgoglio e commozione che accompagna i momenti destinati a segnare una storia. Così è stato domenica 5 ottobre 2025, quando la Sala Filarmonica di Trento, dopo l’intervento di restauro e rinnovamento, ha riaperto le sue porte al pubblico con un concerto che è già entrato nella memoria collettiva della città.
Davanti a una Sala gremita fino all’ultimo posto – un sold-out annunciato da giorni – l’Orchestra da Camera del Teatro alla Scala di Milano ha regalato al pubblico trentino una serata di eleganza assoluta, di virtuosismo raffinato e di profonda emozione. A guidare il viaggio sonoro, due protagonisti d’eccezione: Francesco Manara al violino e Massimo Polidori al violoncello, Prime Parti dell’Orchestra scaligera e artisti di caratura internazionale, capaci di fondere rigore e poesia in ogni gesto, in ogni frase musicale.
Fin dalle prime battute, la nuova acustica della Sala ha mostrato tutta la sua luminosità: un suono chiaro, naturale, avvolgente, che ha permesso di cogliere ogni sfumatura del dialogo tra gli strumenti. Gli interventi tecnici – dai nuovi serramenti acustici al trattamento dell’aria, fino alle poltrone ridisegnate – non hanno solo migliorato il comfort, ma hanno restituito a Trento uno spazio d’ascolto tra i migliori del panorama nazionale.
Il programma, costruito come un raffinato gioco di specchi tra teatro e “camera”, ha incantato il pubblico con fantasie strumentali su temi d’opera: un genere amatissimo nell’Ottocento, oggi raro, ma che in questa occasione ha ritrovato tutto il suo fascino. Dalla drammatica tensione de Il Trovatore alla malinconia struggente de La Traviata, dalle atmosfere alpine di La Wally al respiro epico di Aida, ogni brano è stato un piccolo atto teatrale, un racconto in miniatura che ha trasformato la sala in un palcoscenico dell’immaginazione.
Il dialogo tra Manara e Polidori è stato un esempio di perfetta intesa musicale: fraseggi che si rincorrevano con eleganza, dinamiche scolpite, cantabilità luminosa. La loro lettura della Sinfonia dal Guglielmo Tell di Rossini, proposta nella versione cameristica che ha chiuso la serata, ha infiammato la sala con energia contagiosa e una precisione quasi orchestrale.
Il pubblico, rapito, ha risposto con applausi scroscianti e due bis, accolti da una commozione palpabile. Ogni volto, ogni sguardo raccontava la stessa emozione: quella di assistere non solo a un concerto, ma a una rinascita collettiva.

Le parole pronunciate dal direttore artistico Alessandro Arnoldo risuonavano in tutta la loro verità: «Inaugurare non significa solo costruire qualcosa di nuovo, ma anche custodire ciò che è stato. In questa Sala, da oggi restituita alla città, ogni nota racconta una storia che continua ad arricchirsi, invitandoci a percorrerla con rinnovata attenzione e passione, ascoltando con stupore ciò che la musica sa raccontare».
E così il presidente della Fondazione Filarmonica, Lorenzo Arnoldi: «Gli interventi sulla Sala e la recente trasformazione in Fondazione, proprio nel 230° anniversario della nostra istituzione, dimostrano la vitalità di un progetto che continua a crescere e a servire la comunità musicale e civile di Trento».
Ha voluto sottolineare il valore simbolico dell’inaugurazione anche la Vicesindaca e Assessora alla cultura Elisabetta Bozzarelli, con parole che hanno colpito per intensità e sensibilità: «La musica ha riannodato i fili del tempo, senza nostalgia ma con orgoglio e visione: quella che la Filarmonica fa vivere alla città con la sua forte impronta culturale, luogo di eccellenza artistica. Vita musicale e vita civile si intrecciano, festa del suono, festa della memoria».
Le note finali non hanno segnato soltanto la conclusione di un concerto, ma l’inizio di un nuovo percorso. Una riapertura che restituisce alla città la sua Casa della Musica, rinnovata nella forma e nell’anima, pronta ad accogliere ancora – con la stessa intensità di sempre – la voce viva della musica.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Vittorio Sarti*
Ringraziamo per la disponibilità. Cultore delle arti Vittorio Sarti scrive di musica e cultura con uno sguardo
attento alla poesia del suono e alle storie che la musica sa raccontare, tra tradizione e contemporaneità.

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