Trento, Auditorium Centro Santa Chiara, 21 gennaio 2026, ore 20.30
Glass Marcano, direzione
Orchestra Fondazione Haydn di Bolzano e Trento
Wolfgang A. Mozart: Divertimento in Re Maggiore, K 136
Alberto Ginastera: Pampeana n. 3 op. 24
Wolfgang A. Mozart: Sinfonia n. 29 in la maggiore, K 201
Alberto Ginastera: Estancia op. 8a
foto ©Fondazione Haydn Stiftung

Gladysmarli Del Valle Vadel Marcano, in breve Glass Marcano,  è salita per la prima volta sul podio della Orchestra Haydn di Bolzano e Trento per dirigere pagine di Mozart e del compositore argentino Ginastera. Una figura emergente nel mondo della direzione d’orchestra, classe 1995 proveniente dal Venezuela ci mette di fronte alla funzione della musica come riscatto sociale; formatasi nel celebre Sistema educativo Abreu, modello inclusivo di insegnamento della musica nonché fucina di talenti che ha rivoluzionato l’educazione musicale in America Latina. Affermatasi e lanciata dal concorso La Maestra di Parigi dove ha ricevuto il primo riconoscimento europeo dedicato a direttrici d’orchestra, ha iniziato a  collaborare con rinomate orchestre europee tra cui anche le italiane  l’Orchestra del Maggio Fiorentino, la Filarmonica Toscanini, l’Accademia del Teatro Alla Scala. La presenza internazionale di Marcano riflette l’evoluzione del ruolo delle donne nel panorama musicale contemporaneo e richiama l’attenzione sulle difficoltà che il Venezuela sta vivendo, ma apre anche una finestra sulla vitalità musicale del Sud America, spesso trascurata.  «Ricordo quel periodo con grande gratitudine – afferma la direttrice d’orchestra – El Sistema mi ha dato non solo un’educazione musicale, ma anche un senso di comunità e disciplina fin da giovanissima. È stato lì che ho capito come la musica possa trasformare vite e aprire percorsi. In quegli anni studiavo violino, ma sin da piccola ero curiosa di comprendere l’intera partitura, non solo la mia parte. Così ho sentito il bisogno di studiare direzione d’orchestra, affascinata dai direttori venezuelani provenienti da El Sistema, i primi modelli ai quali mi sono profondamente ispirata».  Sulla crisi politica e le difficoltà che il Venezuela sta attraversando, la direttrice si è così espressa: «In Venezuela il clima è cambiato drasticamente. Ho iniziato in un Paese in pieno di fervore istituzionale, che ci ha permesso di sognare in grande, mentre oggi si trova ad affrontare immense sfide politiche che hanno trasformato la vita quotidiana di tutti i cittadini, costringendo molti a cercare nuovi orizzonti. La mia più grande speranza è che il Paese trovi un percorso verso la stabilità e la riconciliazione. Sogno un Venezuela dove il talento dei giovani non abbia limiti e dove la cultura continui a essere il motore che ci permette di ricostruirci come società: la musica è la nostra speranza». Doppio riscatto sociale come donna, e di colore, e come direttrice d’orchestra. «Per le musiciste, oggi ci sono sicuramente più spazi e riconoscimenti, ma ci sono ancora molte sfide da affrontare. Le donne hanno guadagnato visibilità e opportunità, e concorsi come La Maestra sono essenziali per aprire delle porte. Rispetto al passato, sento che ora abbiamo più possibilità di essere ascoltate e di poter portare al pubblico la nostra visione». Il programma presentato si presentava a due fisionomie  assai distinte impostato su Mozart e su due composizione del musicista argentino Alberto Ginastera: due mondi che riflettono la formazione musicale della della Marcano tra consolidato repertorio classino occidentale e il mondo meno noto dei compositori classici sudamericani, tra l’altro assai ben rappresentato.
Il Divertimento K 136 per archi fu scritto nel 1772 a Salisburgo al ritorno dal secondo dei tre viaggi in Italia. L’opera appartiene quindi alla produzione strumentale di un Mozart sedicenne che si rivela così il risultato di molteplici suggestioni culturali, un esempio di quella personale rielaborazione di differenti modelli che porterà l’enfant prodige verso la conquista di un proprio linguaggio. Terminata il 6 aprile 1774, la Sinfonia K. 201 rappresenta un’autentica svolta all’interno della produzione sinfonica mozartiana, nonché l’ultima tappa di un lento processo di affrancamento dall’influenza dominante del gusto italiano.  Per de due composizione  “esotiche” la Pastorale sinfonica (Pampanea n. 3), (1943) descrive gli ampi spazi della pampa argentina senza alberi. La musica di Ginestra, strettamente legata alla vita dei gauchos, espressa ancor meglio da il balletto Estancia (Cuatro danzas) descrive la relazione amorosa tra un ragazzo di città e la figlia di un allevatore. La storia e la musica rimandano al folclore argentino, contribuendo così all’affermazione dell’identità nazionale. La Marcano smentisce anche il luogo comune della direttrice d’orchestra tutta “al femminile”: di costituzione robusta, si presenta in pratici pantaloni neri, scarponcini neri, giaccone al collo nero che fa intravedere  una camicia bianca, nulla da condividere con un abbigliamento glamour.

La sua prestazione non ha smentito le aspettative dimostrandosi empatica nei confronti dell’orchestra che ha raccolto le linee interpretative della Marcano. Colpisce  il suo modo di dirigere a volte con la bacchetta, a volte senza con una gestualità ampia ma molto chiara nel definire le dinamiche del suono e i colori dell’orchestra. Certamente ne esce un Mozart molto sostenuto dal punta di vista ritmica, didatticamente esaustivo. Più curiosità  ha suscitato l’esecuzione delle musiche di Ginastera montate su grande orchestra  tra archi  e percussioni varie, con arpa, celeste, pianoforte e con il rinforzo della sezione degli ottoni. Ha dimostrato decisamente di essere più a suo agio nel gestire il tutto tra movimenti veloci  dissonanze stridenti che inducono energia sonora e musicale e ampie zone di cantabilità per descrivere  i vasti silenzi della pampa desolata come i ritmi delle danze folkloriche dando corpo alle intense dinamiche di questo mondo musicale sudamericano.
Il calore del pubblico si è fatto sentire, nonostante che l’auditorium si presentasse non al pieno, segnando entusiasmo con numerose chiamate alla ribalda della direttrice e riconoscenza nel confronti dell’orchestra.

 

 

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Federica Fanizza
Laureata in Filosofia all'Università di Bologna e curatrice degli archivi comunali di Riva del Garda, ha seguito un corso di specializzazione in critica musicale a Rovereto con Angelo Foletto, Carla Moreni, Carlo Vitali fra i docenti. Ha collaborato con testate specializzate e alla stesura di programmi di sala per il Maggio Musicale Fiorentino (Macbeth, 2013), Festival della Valle d'Itria (Giovanna d'Arco, 2013), Teatro Regio di Parma (I masnadieri, 2013), Teatro alla Scala (Lucia di Lammermoor, 2014; Masnadieri 2019), Teatri Emilia Romagna (Corsaro, 2016) e con servizi sulle riviste Amadeus e Musica. Attualmente collabora con la rivista teatrale Sipario. Svolge attività di docenza ai master estivi del Conservatorio di Trento sez. Riva del Garda per progetti interdisciplinari tra musica e letteratura. Ospite del BOH Baretti opera house di Torino per presentazioni periodiche di opere in video.

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