Venezia | Teatro La Fenice | 6 aprile 2025, ore 15.30
Lirica e Balletto Stagione 2024 – 2025
Anna Bolena
Tragedia lirica in due atti su libretto di Felice Romani
Musica di Gaetano Donizetti

Enrico VIII, re d’Inghilterra Alex Esposito
Anna Bolena, sua moglie Lidia Fridman
Giovanna di Seymour Carmela Remigio
Lord Rochefort, fratello di Anna
William Corrò
Lord Riccardo Percy
Enea Scala
Smeton, paggio e musico della regina
Manuela Custer
Sir Hervey, ufficiale del re
Luigi Morassi
Orchestra, Coro, Ballo e Tecnici del Teatro La Fenice
Maestro del Coro Alfonso Caiani
Direttore Renato Balsadonna
Regia, scene, costumi e luci Pier Luigi Pizzi | Light designer Oscar Frosio

Il trionfo della tragedia: Anna Bolena incanta La Fenice con una produzione intensa e raffinatissima
C’è un momento, in Anna Bolena, in cui il confine tra potere e condanna si assottiglia fino a dissolversi. Una regina, un tempo venerata, viene spogliata di ogni privilegio, di ogni umanità, e abbandonata alla propria memoria, ai propri errori, ai propri fantasmi. È qui che si gioca la partita più autentica del melodramma donizettiano, ed è qui che la produzione firmata da Pier Luigi Pizzi, andata in scena il 6 aprile 2025 al Teatro La Fenice, ha colto il suo senso più profondo: l’inesorabile solitudine del potere e la fragilità dell’individuo quando l’amore e l’ambizione diventano strumenti di distruzione.

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foto Michele Crosera

A novantaquattro anni, Pizzi conferma di essere un maestro assoluto del teatro. Con regia, scene e costumi sotto la sua firma, ha creato uno spazio visivo sospeso, essenziale e monumentale, dominato da architetture gotiche che evocano tanto la magnificenza della corte quanto la prigionia dell’anima. Quella gabbia che cala progressivamente sulla scena – e sulla coscienza della protagonista – è più che un elemento scenico: è la metafora perfetta della vicenda umana di Anna, schiacciata da meccanismi più grandi di lei, ma non per questo meno responsabile del suo destino.
Nel ruolo del titolo, Lidia Fridman debutta in modo impressionante, regalando al pubblico una protagonista di raro spessore. Con voce ampia, piena e luminosa, affronta la partitura con sicurezza, ma è soprattutto nella costruzione drammaturgica del personaggio che lascia il segno: regina altera e insieme donna lacerata, la sua Anna conquista per intensità e verità. L’aria finale, “Al dolce guidami”, inchioda il pubblico alla poltrona, grazie a una linea vocale cesellata e a un uso del pianissimo semplicemente straziante.

Enea Scala, nei panni di Riccardo Percy, conferma di essere un tenore dal timbro squillante e dalla linea vocale raffinata. La sua lettura del personaggio ha una coerenza drammatica esemplare, unendo il fervore dell’amante respinto alla nobiltà del cavaliere. È artefice di alcuni dei momenti musicali più vibranti della recita, in particolare nel duetto con Anna e nel quartetto del secondo atto. Commovente e toccante lo Smeton di Manuela Custer, che sa imprimere al personaggio una dolcezza malinconica, ma anche una dolorosa consapevolezza. Il suo “Ah! parea che per incanto” è eseguito con grande eleganza, facendo emergere la poetica dell’innocenza sacrificata che attraversa l’opera.
William Corrò, nel ruolo di Lord Rochefort, mostra grande cura nella linea e nell’intenzione, donando spessore a un personaggio spesso ingiustamente marginale, ma qui pienamente valorizzato. La sua presenza, discreta ma incisiva, contribuisce a rendere più corale e sfaccettata l’azione scenica.Accanto a lei, Carmela Remigio delinea una Giovanna Seymour di grande nobiltà espressiva. La sua voce calda e ben timbrata rende con profonda empatia il tormento di una donna divisa tra passione e rimorso, specchio perfetto di quel conflitto tra sentimento e dovere che attraversa tutta l’opera. Ogni suo intervento è misurato, sincero, privo di retorica. La sua Giovanna è viva, umana, sofferente. Nel ruolo di Enrico VIII, Alex Esposito impone con autorevolezza una figura sovrana, spietata ma mai caricaturale. Il suo timbro brunito e l’ottima dizione gli permettono di restituire un personaggio credibile, gelido e manipolatore, portatore di quella razionalità crudele che Donizetti lascia spesso solo intuire. La sua è una prova attoriale completa, e non meno musicale: ogni frase è scolpita con cura e perfettamente inserita nel respiro della scena.Luigi Morassi, nei panni di Sir Hervey, offre un contributo di grande efficacia, sia sotto il profilo vocale che interpretativo. Il suo intervento, preciso e ben calibrato, restituisce autorevolezza a un ruolo che, pur secondario, gioca una funzione cruciale nell’intreccio. Morassi conferma la sua professionalità con un fraseggio nitido e una presenza scenica rigorosa, capace di sostenere con equilibrio i momenti di maggiore tensione narrativa.
Sul podio, Renato Balsadonna dirige con mano sicura l’Orchestra del Teatro La Fenice, donando alla partitura donizettiana un respiro teatrale e un fraseggio narrativo che hanno tenuto viva la tensione per l’intera serata. La sua direzione è limpida e partecipata, capace di accompagnare i cantanti con attenzione e valorizzare ogni dettaglio orchestrale, senza mai perdere l’unità del discorso musicale. L’orchestra risponde con precisione e calore, restituendo il gioco continuo tra forza drammatica e malinconia, tra chiarezza classica e pathos romantico che rende Anna Bolena un’opera unica nel panorama donizettiano.
Il Coro del Teatro La Fenice, preparato da Alfonso Caiani, offre una prova compatta e coinvolgente, con voci omogenee e dinamiche ben calibrate. Nei grandi concertati e nelle sezioni d’insieme riesce ad essere vera voce collettiva del giudizio e del destino, una sorta di coscienza muta che osserva e accompagna la rovina della protagonista.
In questa produzione, Anna Bolena si è rivelata per quello che è: una tragedia del silenzio e della memoria. Il vero conflitto non è tra amore e dovere, ma tra ciò che è stato e ciò che resta. Donizetti non giudica i suoi personaggi, li accompagna nel momento in cui la loro verità si sgretola e li lascia soli, nudi, di fronte alla loro coscienza.
Una serata di altissimo teatro musicale, che ha unito precisione stilistica, profondità interpretativa e una coerenza visiva esemplare in una Fenice tutta esaurita e ancora custode sensibile della grande tradizione operistica italiana, viva, necessaria e attuale.

Bio – Alessandro Arnoldo

 

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Alessandro Arnoldo
Nato a Trento nel 1989, ha compiuto gli studi musicali e si è diplomato in direzione d’orchestra al Conservatorio “Giuseppe Verdi” di Milano, sotto la guida di Daniele Agiman. Ha seguito corsi di perfezionamento e masterclass tenute da Riccardo Muti presso la Riccardo Muti Italian Opera Academy, Gianluigi Gelmetti presso l’Accademia Chigiana di Siena, Ernesto Palacio presso l’Accademia del Rossini Opera Festival, intitolata al Maestro Alberto Zedda. Ha diretto numerose orchestre esibendosi in Italia, Austria, Germania, Spagna, Georgia, Croazia, Lituania, Lettonia, Belgio e Repubblica Ceca, sia nell’ambito di importanti Festival internazionali, sia per eventi artistici e culturali (Accademia Teatro alla Scala di Milano, Akademie für Alte Musik – Brunek, RSI – Radiotelevisione Svizzera Italiana... ). La sua versione de Le Carnaval des Animaux di Camille Saint-Saens è inserita nel percorso didattico "C'é musica per tutti", libro di testo e DVD delle Edizioni Scolastiche Mondadori, Pearson Italia. Fondatore e direttore artistico dell’Associazione culturale Ad Maiora, ricopre anche il ruolo di direttore principale dell’orchestra I Filarmonici di Trento. Accanto alla sua attività musicale, è autore e conduttore di trasmissioni radiofoniche di approfondimento culturale, corrispondente per la rivista ArtesNews e ideatore della rubrica settimanale Rondò per il quotidiano L’Adige. Si dedica inoltre all’insegnamento in corsi di perfezionamento musicale e collabora con TEDxTrento e il centro EURAC Research di Bolzano. Dal 2020 è stabilmente attivo come consulente musicale per la Fondazione Filarmonica di Trento, di cui dal 2025 assume la direzione artistica.

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