Verona, Teatro Filarmonico, 23 maggio 2025
Il Teatro Filarmonico di Verona ha ospitato, per l’ultimo appuntamento sinfonico di maggio della Fondazione Arena, un concerto ricco di energia, colori e grande musica. In programma, un’accattivante alternanza tra il repertorio dell’Europa romantica e le vivaci sonorità dell’America Latina, con due protagonisti d’eccezione: Carlos Miguel Prieto, direttore messicano tra i più apprezzati per il suo impegno nella diffusione della musica delle Americhe, e Augustin Hadelich, violinista dalla carriera internazionale e dal suono inconfondibile.

© ph EnneviFoto Verona

Al centro della serata, naturalmente, il celebre Concerto per violino in Re maggiore op. 35 di Čajkovskij, uno dei pezzi più amati del repertorio tardo-romantico, qui affidato al talento magnetico di Hadelich. Nato in Italia da genitori tedeschi, ma oggi cittadino del mondo, il violinista ha suonato con passione, eleganza e virtuosismo, dimostrando ancora una volta di essere tra i più raffinati interpreti del nostro tempo. Il suo Stradivari del 1723, lo “Leduc – ex Szeryng”, ha cantato in ogni registro, restituendo con poesia la struggente Canzonetta centrale e affrontando con disinvoltura il funambolico Finale, che ha strappato applausi entusiasti già dai primi istanti.
Al termine del concerto, Augustin Hadelich ha concesso un bis sorprendente ed emozionante: una raffinata e intensa interpretazione di Por una Cabeza di Carlos Gardel. Il pubblico lo ha accolto con un’ovazione, apprezzando la scelta originale e la sensibilità con cui il violinista ha restituito l’anima malinconica del celebre tango.Tuttavia, in Čajkovskij, si è notata qualche difficoltà da parte dell’orchestra nel seguire i tempi particolarmente rapidi scelti da Hadelich, soprattutto nei passaggi più incalzanti del terzo movimento. La complicità tra solista e direttore era comunque palpabile, e merito va anche a Prieto, che ha saputo creare uno sfondo orchestrale vivido e dettagliato, pur con qualche incertezza di compattezza.
Prieto ha guidato l’orchestra con gesto preciso e coinvolgente. Già dalla prima parte del concerto si è imposto per la sua capacità di scolpire con chiarezza ogni frase musicale. L’apertura con quattro brani dalla Suite Española di Albéniz ha subito messo in luce il suo stile: elegante, ritmico, attento alla varietà dei colori. È stato un modo perfetto per introdurre il pubblico veronese al mondo sonoro iberico, con danze e atmosfere dal sapore esotico ma ben radicate nella tradizione.

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Il cuore latinoamericano del programma ha trovato poi pieno sfogo con tre brani travolgenti: il Danzón n. 2 di Arturo Márquez, ormai una vera e propria icona musicale messicana, il Huapango di José Pablo Moncayo, che si è guadagnato nel tempo lo status di “inno non ufficiale” del Messico, e infine la Suite da Estancia di Alberto Ginastera, una cavalcata orchestrale che alterna momenti lirici a impennate ritmiche quasi primitive, ricordando per certi aspetti le tensioni del Sacre du Printemps stravinskiano. In tutti e tre i pezzi, l’Orchestra della Fondazione Arena ha suonato con grande coesione, mostrando una tavolozza timbrica ampia e curata, e affrontando con disinvoltura le non poche difficoltà tecniche e ritmiche. Prieto è apparso particolarmente a suo agio con questo repertorio, dirigendo con naturalezza e una evidente affinità stilistica. Il suo entusiasmo è stato contagioso: prima dell’esecuzione dei brani messicani, ha preso la parola per raccontare il suo amore per il Messico, per la sua cultura e la sua musica, coinvolgendo il pubblico con calore e simpatia.
L’impressione complessiva è quella di un concerto costruito con intelligenza, che ha saputo offrire varietà e qualità senza cadere mai nella routine. L’equilibrio tra brani più noti e altri meno frequentati ha permesso al pubblico di viaggiare musicalmente tra culture e stili molto diversi, ma con un filo conduttore chiaro: il piacere dell’ascolto, l’energia della musica dal vivo, e il virtuosismo condiviso tra solista, direttore e orchestra. Un vero e proprio regalo per le orecchie, che ha chiuso in bellezza una primavera sinfonica di alto livello.
Dopo il doppio appuntamento veronese, la tournée è proseguita domenica 25 maggio al Teatro Sociale di Rovigo, portando questo straordinario programma anche fuori città. Per chi ha avuto la fortuna di assistervi, sarà un concerto da ricordare.

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