Verona, Teatro Filarmonico, 29 marzo 2025, ore 17
Stagione Sinfonica 2025
Direttore d’orchestra Ryan McAdams
Orchestra Fondazione Arena di Verona
Pianoforte Mikhail Pletnev
Programma
Donnacha Dennehy
Brink
Béla Bartók
Il Mandarino meraviglioso, musica per la pantomima in un atto, op. 19 Sz. 73
Sergej Rachmaninov
Concerto per pianoforte e orchestra n. 3 in re minore, op. 30
ph.Ennevifoto Verona

Un’esperienza musicale intensa e di grande prestigio quella offerta dalla Fondazione Arena di Verona, che prosegue la sua Stagione Sinfonica 2025 con un programma affascinante e di altissimo livello. Il concerto, tenutosi il 28 e 29 marzo al Teatro Filarmonico, ha visto protagonisti Béla Bartók, Donnacha Dennehy e Sergej Rachmaninov, uniti da un filo conduttore di grande espressività e virtuosismo. A dirigere l’Orchestra della Fondazione Arena di Verona c’era Ryan McAdams, il cui tocco deciso e preciso ha saputo guidare l’orchestra con grande energia e sensibilità, restituendo la complessità del repertorio proposto. Al pianoforte, il celebre Mikhail Pletnev, uno dei pianisti più rispettati al mondo che ha affrontato il Terzo concerto per pianoforte e orchestra di Rachmaninov.
La serata si è aperta con la prima italiana assoluta di Brink di Donnacha Dennehy, un brano che ha mostrato l’intensità e la visione contemporanea del compositore irlandese. Composto durante la pandemia, Brink è una riflessione sonora potente e inquietante, un piccolo ma significativo viaggio nell’incertezza e nella solitudine di quel periodo storico. La sua esecuzione ha saputo affascinare il pubblico, trasportandolo in un mondo sonoro dove il confine tra melodie dissonanti e passaggi più fluidi si è dissolto, facendo emergere una musica di grande suggestione.
A seguire un tuffo nell’universo musicale di Béla Bartók, a 80 anni dalla sua scomparsa. Il suo capolavoro espressionista Il Mandarino meraviglioso (1926), nella versione integrale per orchestra, ha regalato al pubblico un’interpretazione caleidoscopica e coinvolgente. Originariamente destinata alla danza, la partitura si è trasformata in un’esperienza sonora travolgente, con ritmi incalzanti e intensi contrasti, ben eseguita dall’Orchestra della Fondazione Arena sotto la guida di Ryan McAdams. La sinfonia ha saputo catturare l’essenza drammatica ed enigmatica del compositore ungherese, in un dialogo perfetto tra le sezioni strumentali e i temi scuri ed erotici del brano. Con oltre 80 musicisti sul palco, l’orchestra ha dato prova di una notevole coesione e qualità esecutiva, mantenendo l’alta concentrazione per tutta la durata del concerto e mostrando un carattere che in altri repertori era venuto meno.

La seconda parte del concerto ha visto l’interpretazione di Mikhail Pletnev nel Terzo concerto per pianoforte e orchestra di Sergej Rachmaninov, una delle vette più alte del repertorio pianistico. Il “Rach 3”, scritto nel 1909, è stato un trionfo di emozioni e virtuosismo, ma in questa esecuzione si è notato un leggero affaticamento del pianista, che ha influenzato alcuni passaggi della performance. Pletnev, incredibilmente musicale, ha abbondantemente fluttuato la ritmica, condendo i temi più lirici con accenti inusuali che a volte sembravano andare contro l’energia naturale del brano. La sua interpretazione ha conservato una notevole intensità e la bellezza della musica di Rachmaninov è emersa, anche se in modo meno lineare rispetto alle aspettative.

La direzione di Ryan McAdams ha saputo mantenere la giusta epicità nel brano, mentre l’orchestra ha dato prova di grande coesione, sostenendo il pianista anche in alcuni punti molto critici. Il brano ha emozionato il pubblico, ma alcuni passaggi, soprattutto nei dialoghi tra solista e orchestra, avrebbero beneficiato di una maggiore coesione.
Un momento particolarmente apprezzato durante la serata è stato il bis offerto da Mikhail Pletnev, che ha regalato al pubblico un’intima e toccante esecuzione del Notturno op.19 n.4 di Tchaikovsky. Il brano, con la sua melodia delicata e struggente, ha messo in luce il lato più emotivo e lirico del pianista, che ha saputo restituire tutta la bellezza e la profondità della composizione. Il Notturno ha rivelato una grande sensibilità interpretativa, conquistando il pubblico con la sua atmosfera sognante e intensa. Un finale emozionante che ha arricchito ulteriormente una serata di grande musica, tanto che questo bis da solo sarebbe valso l’intero concerto.







