Verona, Teatro Ristori, 30 gennaio 2026, ore 20.30
Festival Mozart a Verona
ANNA KRAVTCHENKO 
pianoforte
I VIRTUOSI ITALIANI
ALBERTO MARTINI primo violino concertatore
Il concerto è realizzato in collaborazione con il Festival Mozart a Verona
W.A. MOZART (1756 – 1791)
Sinfonia n. 44 in re maggiore K81
Allegro , Andante , Allegro molto

W.A. MOZART (1756 – 1791)
Concerto per pianoforte n. 21 in do maggiore, K 467
Allegro maestoso, Andante , Allegro vivace assai

A. SALIERI (1750 – 1825)
Sinfonia in re maggiore “La Veneziana” Ang 661
Allegro presto, Andante grazioso, Presto

L. van BEETHOVEN (1770-1827)
Concerto n. 2 per pianoforte e orchestra in si bemolle maggiore, op. 19
Allegro con brio, Adagio , Rondò. Molto allegro
Il concerto che ha visto protagonisti Anna KravtchenkoI Virtuosi Italiani con Alberto Martini nel duplice ruolo di primo violino e concertatore, realizzato in collaborazione con il Festival Mozart a Verona,  è stato un raffinato viaggio nel cuore del classicismo viennese, con aperture verso le sue diramazioni più originali e meno frequentate.
La serata si è aperta con la Sinfonia n. 44 in re maggiore K 81 di Wolfgang Amadeus Mozart, pagina giovanile ma già sorprendentemente matura. Composta in giovane età, questa sinfonia mostra un Mozart ancora adolescente ma pienamente padrone dei meccanismi formali, capace di coniugare brillantezza teatrale e chiarezza strutturale. L’Allegro iniziale e il conclusivo Allegro molto hanno trovato nei Virtuosi Italiani un’esecuzione brillante e compatta, caratterizzata da ottima intonazione, precisione ritmica e grande attenzione al fraseggio.
Con il Concerto per pianoforte n. 21 in do maggiore K 467, uno dei vertici assoluti della produzione mozartiana, è entrata in scena Anna Kravtchenko, pianista di straordinaria sensibilità musicale. Kravtchenko ha costruito una carriera internazionale fondata su un raro equilibrio tra rigore interpretativo e profondità espressiva. Vincitrice giovanissima di importanti concorsi come il Busoni di Bolzano, è oggi riconosciuta come una delle interpreti più autorevoli del repertorio classico e romantico.
Nel Concerto K 467 la pianista ha offerto una lettura limpida e intensa: il dialogo con l’orchestra è risultato costante e naturale, grazie a un accompagnamento sempre attento e flessibile da parte dei Virtuosi Italiani, capaci di seguire la grande quantità di sfumature agogiche e dinamiche della solista. L’Allegro maestoso iniziale si è distinto per equilibrio e nobiltà di accenti, mentre il celebre Andante ha raggiunto momenti di autentica squisitezza, sostenuti da un tocco morbido e da un controllo impeccabile del fraseggio.

Elegante donna seduta accanto a un pianoforte Steinway & Sons in uno studio di musica, atmosfera artistica, musica classica, cultura e creatività musicale.

Di grande interesse storico è stata l’esecuzione della Sinfonia in re maggiore “La Veneziana” Ang 661 di Antonio Salieri, compositore a lungo ingiustamente relegato all’ombra di Mozart. Scritta negli anni Ottanta del Settecento, la sinfonia riflette l’influenza del gusto italiano e dell’ambiente teatrale veneziano, con una scrittura brillante, ricca di slancio ritmico e colori vivaci. Anche in questo brano l’orchestra ha dato prova di coesione e chiarezza, valorizzandone il carattere galante e la freschezza inventiva.
La seconda parte del concerto è stata dedicata al Concerto n. 2 per pianoforte e orchestra in si bemolle maggiore op. 19 di Ludwig van Beethoven, opera che segna il passaggio dal classicismo mozartiano verso una nuova idea di espressività e tensione drammatica. Pur composto in gran parte negli anni giovanili, il concerto contiene già tratti distintivi del linguaggio beethoveniano, soprattutto nel Rondò finale. Kravtchenko ne ha colto l’energia e il carattere brillante e, con una varietà di tocchi infinita, ha dipinto ogni frase con rara attenzione. Il caloroso successo del pubblico ha condotto la pianista a concedere due bis, accostando mondi espressivi differenti ma ugualmente intensi: una pagina di Schubert-Liszt, ricca di lirismo e un Notturno di Chopin, eseguito con intimità, eleganza e profonda cantabilità. Non c’è forse modo migliore di descrivere Anna Kravtchenko se non ricorrendo alle parole di Angelo Foletto, recentemente scomparso e ricordato con commozione all’inizio del concerto da Alberto Martini: «Poche pianiste vantano un tocco così luminoso, lieve eppure tagliente. Ideale per padroneggiare il registro pianistico acuto come lo vuole Liszt (e Chopin, altro suo autore elettivo), di cui sa musicalmente indirizzare anche forza torrenziale e gusto per la complessità tematica. Ma della Kravtchenko incantano ancor più autorità, naturalezza esecutiva e scioltezza interpretativa» (La Repubblica).
Una serata dunque di alto profilo artistico, in cui la qualità dell’esecuzione orchestrale e la sintonia tra solista e ensemble hanno contribuito in modo determinante al buon successo del concerto.

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