Milano, Teatro alla Scala, 9 marzo 2026, ore 20
Recital di canto 25/26
Marina Rebeka, soprano
Quartetto d’archi del Teatro alla Scala
Francesco Manara e Daniele Pascoletti (violini), Simonide Braconi (viola) e Massimo Polidori (violoncello)
Programma
Franz Schubert
Quartettsatz in do min. D703
Luigi Cherubini
da Medée, Vous voyez de vos fils la mère infortunée
Jean-Baptiste Lemoyne
da Phèdre, Il va venir
Wolfgang Amadeus Mozart
dal Quartetto per archi n 4 in do magg. K157, Andante
Luigi Cherubini
da Anacréon, Jeunes filles
Niccolò Piccinni
da Didon, Non, ce n’est plus pour moi
Christoph Willibald Gluck 
da Alceste, Divinités du Styx
Ludwig van Beethoven
da Quartetto per archi n 4 in do min. op 18, Allegro
Gaspare Spontini 
da La vestale, Toi que je laisse sur la terre
Jean-François Le Sueur
da La Mort d’Adam et son Apothéose, Il lira dans mon cœur le plus tendre retour
Joseph Haydn 
da Quartetto per archi in re magg. op. 64 n. 5, Vivace
Gaspare Spontini 
da La Vestale, Toi que j’implore avec effroi… Impotoyable Dieux
Palazzetto Bru Zane, Edizioni musicali
Alexandre Dratwicki, trascrizioni
ph-Brescia e Amisano ©Teatro alla Scala

Concerto con un programma non scontato, quello presentato al Teatro alla Scala di Milano nella rassegna Recital di canto con protagonista il soprano Marina Rebeka accompagnata dal Quartetto d’archi del Teatro alla Scala. Un programma montato su arie del repertorio lirico dal mondo musicale del Neoclassicismo europeo, il quel periodo in cui la cultura teatrale e musicale francese era dominante, combinate tra l’altro anche con un accompagnamento desueto per un recital lirico, intervallate da movimenti da celebri quartetti viennesi della stessa epoca (Schubert, Mozart, Beethoven e Haydn). Qui era il Quartetto d’archi del Teatro alla Scala composto da Francesco Manara e Daniele Pascoletti (violini), Simonide Braconi (viola) e Massimo Polidori (violoncello) che faceva da accompagnamento alla voce della protagonista, con le trascrizioni per tale organico di Alexandre Dratwicki, a cura delle Edizioni musicali Palazzetto Bru Zane di Venezia. Una scelta di arie non solo circoscritte alla cosiddetta “epoca napoleonica” ma che rimandava ad un contesto culturale in cui il teatro classico (da Corneille, Racine e Voltaire) che venne filtrato e reinterpretato per diventare materia musicale lasciandosi dietro le arditezze barocche per diventare specchio di passioni umane. Difatti il programma con una gradualità di stile di canto presentava estratti da Gluck, al più desueto Le Suer, didatta e compositore operativo tra Londra e Parigi, all’italiano Piccinni, a Jean Baptiste Lemoyne in quell’arco temporale dall’ancien régime e all’apoteosi napoleonica come il suo decadere, un repertorio che ancora adesso viene praticato e rappresentato con prudenza. I personaggi sono gli eroi ed eroine della tragedia e della mitologia classica, Fedra, Medea, Didone, Alceste, la vestale Giulia, Anacreonte, situazioni che il neoclassicismo li sublima in quella perfezione e asettica perfezione formale dei decori che connota l’equilibrio di quell’ arte. Gli inserimenti musicali strumentali del quartetto hanno dato il nerbo di come il Classicismo che il mondo viennese, come movimento lo subì dal punto di vista politico, ma che dal punto di vista musicale fu reinventato con Haydn, Mozart Beethoven e Schubert. Una rilettura in chiave intimistica ma attinente anche alle diverse maniere di trasmissione dei repertori lirici per salotti e sale da concerto attuate nel corso dell’800 dove la circuitazione dell’opera avveniva tra amatori e dilettanti della pratica musicale con adattamenti e trascrizioni per piccoli organici.  A Marina Rebeka non fa difetto entrare in questo repertorio, già praticato con la Médée di Cherubini alla Scala nel febbraio 2024 e con La Vestale realizzata in forma di concerto a Parigi nel 2022 e riproposta in registrazione proprio per le edizioni Palazzetto Bru Zane.

La struttura del programma è stata montato in un crescendo vocale muovendosi tra le sortite meditative di Cherubini per arrivare alla grande scena da La Vestale di Spontini in cui Marina Rebeka ha dato prova del suo perfetto equilibrio e misura nell’attenersi in questo repertorio che non lascia spazio a grandi variazioni personali di slanci e arditezze vocali ma ad essere interprete di stile. Si mostra sostanzialmente prudente dimostrando sicurezza vocale dosando i vari passaggi tra le varie escursioni vocali, alla fine dando più peso alla sua capacità di estensione vocale dai toni più profondi come alle zone alte della tessitura che tali si presentano nelle due arie conclusive della parte ufficiale.
Tecnicamente perfetta come emotivamente distaccata e astratta nella sua linea del canto, che asseconda gli schemi della architettura formale del Classicismo musicale. Come formale, come si addice allo stile di una soirée musicale, l’interpretazione del Quartetto scaligero nella sua dimensione di accompagnamento alla voce e nella resa dei loro momenti solistici, dove hanno dimostrato di gestire il gioco delle parti strumentali per la loro grande esperienza di assieme e di giocare sulle afferenze sonore e di stile tra i movimenti prescelti con le arie di programma. Certo lo spazio del Piermarini, ha dato l’impressione di essere sovradimensionato nella percezione acustica dell’insieme musicale, ma ha saputo accogliere con un pieno, in ogni ordine di posto, tutti gli estimatori dell’artista lettone accolta con tripudio e ovazioni. Il soprano ha saputo ringraziare i propri estimatori con tre bis, proponendo l’aria dal terzo atto da La Vestale, la grande scena di Elettra dall’Idomeneo di Mozart, concludendo con l’Ave Maria dell’Otello verdiano, dove forse l’interpretazione degli archi ha saputo restituire l’intimità naturale del brano e a riportarci in contatto con l’emozione del canto.

 

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Federica Fanizza
Laureata in Filosofia all'Università di Bologna e curatrice degli archivi comunali di Riva del Garda, ha seguito un corso di specializzazione in critica musicale a Rovereto con Angelo Foletto, Carla Moreni, Carlo Vitali fra i docenti. Ha collaborato con testate specializzate e alla stesura di programmi di sala per il Maggio Musicale Fiorentino (Macbeth, 2013), Festival della Valle d'Itria (Giovanna d'Arco, 2013), Teatro Regio di Parma (I masnadieri, 2013), Teatro alla Scala (Lucia di Lammermoor, 2014; Masnadieri 2019), Teatri Emilia Romagna (Corsaro, 2016) e con servizi sulle riviste Amadeus e Musica. Attualmente collabora con la rivista teatrale Sipario. Svolge attività di docenza ai master estivi del Conservatorio di Trento sez. Riva del Garda per progetti interdisciplinari tra musica e letteratura. Ospite del BOH Baretti opera house di Torino per presentazioni periodiche di opere in video.

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