Spoleto (Pg), Teatro Caio Melisso, 4 settembre 2026 ore 20.30
80a Stragione Teatro Sperimentale A. Belli

foto ©MPozzi 4.9.2026
“A proposito, e la cantatrice calva?”. Questa sola breve allusione al personaggio, che dà il titolo all’opera, genera prima un silenzio imbarazzato, poi una risposta altrettanto enigmatica della signora Smith: “Si pettina sempre allo stesso modo!”.
Frase iconica che chiude il libretto dell’opera in un atto che il compositore Luciano Chailly trassse dalla commedia di Eugene Ionesco La Cantatrice Calva nel 1982 rappresentata per la prima volta alla Kammeroper di Vienna nel 1986. Partitura manoscritta dedicata al figli Riccardo Cecilia e Floriana e redatta nel suo rifugio trentino in val di Ledro, a Pieve di Ledro, dove è sepolto e dove la figlia Cecilia custodisce, con cura, la villa di famiglia, piccolo museo a memoria del compositore. era da tempo che Chailly pensava di musicare l’ anti-commedia di Ionesco, manifesto del teatro dell’assurdo scritta nel 1952 . Ridusse il testo e lo mandò a Ionesco, che accettò i tagli apportati, così Chailly cominciò a comporre. Predispose un organico orchestrale particolare, costituito da un triplo quintetto: un quintetto d’archi per i coniugi Martin, sostenuti e grotteschi, un quintetto a pizzico (mandolino, mandola, chitarra, arpa, clavicembalo) per i coniugi Smith, leggeri e vaniloquenti, e il quintetto di fiati suddiviso fra Mary, la cameriera svolazzante e spregiudicata (flauto e oboe d’amore) ed il capitano dei pompieri, solenne ma meschino (hekelphon, corno di bassetto e sassofono). Diede voce alla cantatrice calva, personaggio inesistente: un vocalizzo farneticante che viene da lontano.

Alla prova generale Ionesco arrivò nell’ufficio del direttore della Kammeroper: “Gli occhi sorridenti nella faccia immobile, con labbra enormi da clown, pronunciò in francese questa sentenza: ‘Le sono profondamente grato per due ragioni: perché lei, con senso ironico e drammatico allo stesso tempo, ha interpretato esattamente lo spirito dei miei personaggi e perché la musica, che mi piace molto, ha riempito il vuoto della mia pièce, tanto che spero di sentirla d’ora in avanti sempre con la musica‘”.
Difatto si tratta di un testo della commedia di Ionesco, un dialogo di frasi senza un senso logico, senza azione e senza trama, tra due copie che vogliono rappresentare lo stereotipo dell’inglese medio, con inserimento di personaggi che cercano di amplificare i giochi di parole non sense di tutta la commedia che finisce riprendendo le battute iniziali tra le due copie Smith e Martin scambiandole. Chailly applica al testo una sua scrittura musicale resa con un linguaggio atonale coerente proprio con la frammentazione verbale senza logica del testo di Ionesco, un gioco fatto di rispondenze tra note musicali e parole che si susseguono in maniera casuale.
In una casa borghese nei sobborghi i coniugi Smith che stanno chiacchierando sono avvertiti dalla cameriera dell’arrivo dei loro amici, i coniugi Martin. Vengono interrotti dal capitano dei pompieri che entra in scena improvvisamente alla ricerca di un incendio da domare. Le due coppie continuano la loro assurda conversazione con frasi insensate che procedono a ritmo sempre più veloce e martellante. Alla fine tutti in piedi gridano esagitati pronti a metersi gli uni contro gli altri. Le luci si spengono e quando si riaccendono le due coppie come all’inizio ma invertendosi le parti recitano le stesse battute.
Il progetto del Teatro sperimentale di Spoleto si ricollega al recupero delle composizioni teatrali liriche della seconda metà del 900 italiano: nel 2025 con il trittico di Gino Negri, alla messa in scena del 2024 di Procedura penale sempre composta da Chailly, nel 1952 su testo di Dino Buzzati, dove invece domina la situazione metafisica di un gioco di coppie che porta a conclusioni al limite del surreale.
Progetto complesso, questo de La Cantatrice Calva, come è stato sottolineato dai curatori dell’allestimento Marco Angius responsabile dell’esecuzione musicale e Pier Luigi Pizzi dell’allestimento, nel dare una organicità formale alla realizzazione operando con giovani artisti dell’accademia del teatro, che come sottolineato dallo stesso regista, hanno dimostrato maggiore disponibilità e adattabilità al lavoro rispetto a colleghi più formati. Il risultato è stato uno spettacolo che ha amplificato la frammentazione sia verbale che musicale di tutta la composizione. Ambietazione molto britannica quella proposta da Pizzi, tutta costruita sulla riproposizione della Union Jack in tutte le forme e dimensioni e dei colori dominanti, blu rosso e bianco, con i personaggi che agiscono in questo paradosso di situazione ciascuno con le proprie fisionimie e tic ben coordinati con le frasi musicali inorganiche dove gli strumenti, anche inconsueti, agiscono in maniera autonoma da solisti che solo nelle ultime battute si accordano all’unisono. Ma il risultato appare in tutta la sua organicità tra testo e musica, personaggi strampalati nella loro quotidianità senza senso.
Bravi gli esecutori della compagnia degli allievi del corso dello Sperimentale che hanno dato forma ai cast delle varie date della rappresentazione. Non si può parlare di anteprim,a prima rappresentazione e replica: ogni cast è diverso e intrecciato per ogni data. Nella rappresentazione del 4 settembre erano presenti il tenore Nicola Di Filippo con il suo signor Smith ben caratterizzato vocalmente come da tic. Al suo fianco, nella signora Smith, si è fatta notare il contralto Simone van Seumeren per un suo timbro autorevole e cupo molto accentuato. Ben assortita la coppia dei coniugi Martin composta dal baritono Davide Peroni e dal mezzosoprano Rosa d’Alise. Non affatto secondari la svaporata e volitiva Cameriera Mary, Giorgia Cavaliere, come l’imprevedibile Capitano dei pompieri, Davide Romeo, assurdo nel suo ruolo di intromissione della banale quotidianità dei coniugi. Infine, con il consenso di Ionesco, Chailly chiude l’opera facendo cantare fuori scena, e poi apparire, la Cantatrice calva, che nell’originale è soltanto evocata, qui con il soprano Beatrice Caterino, in una vocalità costruita su agilità e fioriture fine a sé stesse.

Teatro pieno con la presenza delle figlie del compositore, Cecilia e Floriana, grate che si stia finalmente recuperando memoria del musicista che rappresenta le contraddizioni della musica di un Novecento italiano sperimentale e di innovazione. Applausi finali convinti indirizzati a tutti i responsabili del lavoro Marco Angius con l’Orchestra Filarmonica Umbra V. Calamani, ovazioni per Pier Luigi Pizzi, capace di trovare con la sua lunga esperienza di uomo di teatro ancora stimoli creativi e innovativi, il complesso dei giovani interpreti che si sono messi alla prova in altro repertorio, dpo il barocco, la modernità.

Intervista a Pier Luigi Pizzi
https://www.youtube.com/watch?v=sclONhp_lmw&t=40s
Intervista a Cecilia Chailly
https://www.youtube.com/watch?v=knU2A-FnROM&t=12s






